In Ilva in amministrazione staordinaria, la società che è ancora oggi la proprietaria degli impianti e dove è rimasto il personale che ArcelorMittal Italia prima e Acciaierie d’Italia dopo non hanno assunto, per gli esodi agevolati “la spesa complessiva e’ al momento pari a circa 133 milioni rispetto ai 250 milioni di euro stanziati. In virtù di ciò abbiamo chiesto di riformulare un nuovo piano di incentivi all’esodo su base volontaria”. Lo dichiara la Fim Cisl dopo l’incontro di oggi con i rappresentanti della stessa amministrazione straordinaria di Ilva. “Chiaramente – dice la Fim Cisl – abbiamo registrato disponibilità da parte di Ilva in AS su realizzazione nuovo piano, ma per finalizzare l’operazione occorre il coinvolgimento di tutte le parti che hanno sottoscritto l’accordo del 6 settembre 2018, compreso Acciaierie d’Italia, con apposito incontro in sede ministeriale”. A oggi, dice la Fim, l’amministrazione straordinaria ha in carico, e sono tutti in cassa straordinaria a zero ore, 1661 addetti di cui 1437 a Taranto, 214 a Genova e uno a Novi Ligure.

“Le dichiarazioni dei rappresentanti di Ilva A.S. sulla validità dell’accordo del 6 settembre 2018 sono scontate ma insufficienti a dare certezze ai lavoratori in cigs, sia per i 1.661 in amministrazione straordinaria che per i tremila in Acciaierie d’Italia interessati dall’accordo separato del 29 marzo scorso, non firmato da Uilm, che ha predeterminato migliaia di esuberi strutturali. Questa condizione purtroppo è un dato di fatto, non parole ma frutto di atti sottoscritti da altre organizzazioni che i lavoratori hanno compreso nelle assemblee tenutesi negli stabilimenti dell’ex Ilva. Inoltre è confermata dalle continue dichiarazioni dei rappresentanti di Acciaierie Italia in tutte le sedi preposte, anche istituzionali, sul superamento dell’accordo del 2018 in ragione del nuovo contratto del 2020. Quindi ora spetta al Governo convocare tutte le parti interessate per fare chiarezza sul destino di circa cinquemila lavoratori che continuano a stare in cassa integrazione senza la certezza del reintegro”. E’ quanto dichiara Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm, a margine dell’incontro odierno di monitoraggio, tenutosi in remoto, con i rappresentanti di Ilva A.S. “L’Amministrazione straordinaria nella riunione di oggi ha puntualmente dettagliato le attività svolte per il reintegro dei lavoratori in Acciaierie d’Italia, la gestione della cigs, del piano esodi volontari, attività di bonifica delle aree non interessate dal contratto d’affitto e la formazione – spiega Gambardella -. Come Uilm – continua – restiamo prioritariamente interessati ad ottenere la certezza di tutti i lavoratori di Ilva A.S. che, a partire dal 23 agosto di quest’anno, dovranno ricevere le lettere di assunzione in AdI come previsto dall’accordo del 6 settembre 2018. E’ giunta l’ora di smetterla con questi giochetti delle dichiarazioni, delle smentite e delle ambiguità sulla pelle dei lavoratori” conclude.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/04/05/ex-ilva-in-as-protestano-i-lavoratori/)

Anche la Ugl Metalmeccanici ha commentato l’incontro di oggi tra le organizzazioni sindacali e Ilva in A.S. Il sindacato, rappresentato dal segretario confederale Alessandro Calabrese, dalla Rsu Alessandro Dipino e dalla coordinatrice all’Industria Concetta Di Ponzio, ha chiesto “se l’accordo del 6 settembre 2018 sia l’unico e solo accordo riconosciuto da Ilva in amministrazione straordinaria, contrariamente a quanto appreso da Adi la quale afferma che il fantomatico accordo del 4 marzo 2020, dalle organizzazioni sindacali non sottoscritto e non riconosciuto, escluderebbe i 1.661 lavoratori ancora in forza ad Ilva in A.S. dal perimetro del suddetto accordo”. “La risposta è stata quella che ci aspettavamo e l’unica giuridicamente valida, ossia che gli attuali 1.661 lavoratori ancora in forza di cui 1.437 a Taranto ed al netto di altrettanti 1.100 lavoratori che siano ricorsi all’esodo incentivato, sono tutelati dall’accordo del 6 settembre 2018 e non vi è nessun altro accordo sottoscritto a valle che lo possa annullare – ha rilevato la Ugl Metalmeccanici -. Alla luce di tali chiarimenti è possibile affermare che l’Accordo del 6 settembre 2018 (firmato da cinque OO.SS. inizialmente e successivamente ritirata la firma da una sola O.S.) è valido“. “Disponendo di circa 120 milioni derivanti dalla differenza tra i fondi stanziati di 250 milioni e quanto attualmente speso (133 milioni), nonché considerando la decrescita dell’incentivo nel corso degli anni che arriverà a 15.000 € a dicembre 2023, è stato chiesto che in un prossimo incontro vengano rivisitati gli aspetti legati agli incentivi all’esodo, riformulando un nuovo piano su base volontaria”. Sottolineando che ci sarà presto un incontro sulle attività di bonifica con l’Area Tecnica Operativa, la UGL Metalmeccanici si è detta soddisfatta delle precisazioni espresse oggi da Ilva in A.S. e ha ribadito il proprio impegno affinché i lavoratori “vengano stabilizzati come concordato”.

“L’incontro con Ilva in Amministrazione Straordinaria ci ha permesso prima di tutto di avere un aggiornamento circa lo stato dell’arte di ciò che è previsto nell’accordo ministeriale” commentano dal Coordinamento nazionale Usb Adi e Ilva in As. “Sono stati illustrati i dati relativi ai lavoratori che hanno lavorato alle bonifiche, sono 180. A questo proposito, abbiamo chiesto quanto lavoro ancora c’è da fare e abbiamo avuto modo di sapere che ci sarà un tavolo tecnico. Altro dato: su un totale di 1.500 lavoratori ormai del tutto fuori dalla fabbrica perché hanno accettato l’incentivo all’esodo, 1.100 appartengono al sito tarantino. Abbiamo raccolto la disponibilità dei commissari a discutere per il 2024 di un nuovo incentivo all’esodo. Noi abbiamo sottolineato l’esigenza di irrobustirlo, ma anche quella di fare in modo che non trascorra tanto tempo prima della riscossione”. Rispetto all’accordo siglato nel settembre del 2018 intanto, ci sono ancora 72 lavoratori che Acciaierie d’Italia avrebbe dovuto assumere, ma non ha ancora provveduto a farlo. Da ultimo, abbiamo sentito l’esigenza di ribadire che va modificata la norma che definisce il calcolo dell’integrazione salariale, in quanto al momento la somma che i lavoratori percepiscono è ridotta al minimo – concludono dall’Usb -. Per quel che riguarda le rassicurazioni date oggi in base alle quali per i commissari l’accordo del 2018 è valido, non abbiamo dubbi; quello che  non ci lascia affatto tranquilli invece è dato dalla modifica fatta   il 4 marzo scorso e dall’interpretazione che dà Adi al reintegro degli ex Ilva in As e agli eventuali esuberi”.

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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