| --° Taranto

“Il nostro compito è fare prevenzione e repressione ma proviamo anche a fungere da assistenti sociali”, così il Questore di Taranto, Massimo Gambino, mentre ci spiega questa sorta di ruolo moderno della Polizia di Stato, nell’incontro avuto con il corriereditaranto.it, alla presenza anche dell’editore. Un ruolo ancora più dai risvolti sociali e con un’attenzione maggiore ai disagi vissuti nelle periferie.

“In periferia, al quartiere Tamburi, ho portato l’ultima festa della Polizia. Nelle scuole, dove diffondiamo il verbo della legalità, siamo sempre presenti e spesso nelle borgate di Taranto. Stiamo cercando di ultimare i lavori di una palestra, all’interno della Questura, per avere la sezione Fiamme Oro del taekwondo e metterla a disposizione della città, soprattutto dei ragazzi delle scuole dei quartieri disagiati, un po’ come avvenuto con le palestre di pugilato nei quartieri del napoletano. Insomma ogni giorno proviamo ad inventarcene una per il sociale”.

Da dove ritiene si debba partire per combattere una certa deriva sociale dei nostri tempi?

“In primo luogo dalla famiglia. Non si può pensare di delegare alla scuola determinati compiti educativi. La scuola e le istituzioni sono di supporto. Registriamo, purtroppo, un aumento di disagio tra i minori molto importante e ci accorgiamo che non è determinato esclusivamente dagli esempi negativi esterni, come possono essere delle amicizie sbagliate. Molto spesso il disagio nasce all’interno del nucleo famigliare. L’esempio positivo deve nascere in casa propria e va portato fuori. Occorre lavorare di più sulle famiglie ed in modo costante”.

Il proliferare di serie tv che mettono al centro delle loro storie personaggi che infrangono la legge, esaltando il fascino del male, possono frenare gli sforzi profusi tra i giovani nell’inculcare la cultura della legalità?

“Dobbiamo prendere la parte positiva di queste rappresentazioni. L’esempio negativo molto spesso può servire da monito. Un po’ di tempo fa ho partecipato ad un incontro con dei ragazzi che da minorenni avevano commesso dei reati che stavano scontando da maggiorenni con la messa alla prova. La testimonianza di uno di questi mi colpì particolarmente perché dichiarò che grazie alla messa alla prova aveva compreso dove aveva sbagliato, ricostruendo il suo percorso di vita nella legalità. Un esempio, questo, da portare nelle scuole. Ai giovani dobbiamo cercare di portare testimonianze positive dei loro pari età.”

La crisi economica post pandemia, la guerra in Ucraina ed il conseguente aumento del costo della vita, hanno incrementato l’attitudine delle sacche povere della nostra società a puntare sui guadagni facili del malaffare? A tal proposito si assiste continuamente a sequestri di droga e armi.

“Non dimentichiamoci che Taranto è una città di 190 mila abitanti, la terza città dell’Italia peninsulare. Parliamo di un territorio complesso dove i problemi sociali ci sono e sono diversi. La crisi economica si riverbera soprattutto sulle fasce sociali più deboli, dove cedere all’illegalità è più facile. Droga e armi sono sempre stati un mantra delle organizzazioni malavitose ma di recente abbiamo assistito a importanti sequestri da parte di tutte le forze di polizia, a conferma dell’esistenza di un’azione di contrasto importante messa in atto”.

Ritiene che siano in aumento, in tal senso, i reati connessi alla microcriminalità?

“I dati statistici in nostro possesso ci dicono che in generale l’andamento è piuttosto regolare dei reati connessi alla criminalità comune; quella criminalità più spicciola che reca fastidio ai cittadini. Ad esempio, il fenomeno odioso dei parcheggiatori abusivi,  continuamente identificati e denunciati. Abbiamo registrato nell’ultimo anno circa 1000 denunce che riguardano sempre più o meno gli stessi 15-20 soggetti.

Ripeto Taranto è una città molto grande e nonostante ciò il controllo del territorio è efficace ed, anzi, in alcuni casi abbiamo potenziato la nostra presenza. Basti pensare al controllo del flusso dei crocieristi a Taranto. Nell’ultimo anno e mezzo, 170 mila turisti sono sbarcati in città e non si è mai registrato un episodio riconducibile alla microcriminalità”.

Altro tema delicato è quello della sicurezza stradale, di recente tornato tristemente alla ribalta con numerose vittime della strada sul territorio pugliese.

“Occorre una migliore educazione stradale soprattutto tra i giovani. Spesso vedo ancora ragazzi senza casco e questo non va bene. Io sono motociclista e so cosa significa circolare per strada protetti. Porterò avanti prossimamente una campagna di sensibilizzazione all’uso del casco e tampineremo chi non lo utilizza.

Non solo, porteremo avanti iniziative in collaborazione con istituzioni ed enti (domani mattina, martedì 16 maggio presso l’IISS “C. Mondelli” di  Massafra si terrà  l’incontro-dibattito dal tema ‘Il Codice della strada, la sicurezza stradale e l’educazione del cittadino’, ndr), che riguardano uso di alcool e sostanze stupefacenti alla guida, utilizzando immagini di incidenti che sono molto impattanti e che rimangono più facilmente nella memoria di un ragazzo.

Ci deve essere maggiore sinergia con gli enti, a partire da quelli che gestiscono le strade, che in molti casi non sono tenute al meglio e sono causa di pericolo. Occorre maggiore rispetto dei limiti di velocità da parte degli automobilisti ma anche maggiore coscienza da parte delle polizie locali, che però hanno le loro problematiche di organici e fanno quello che possono”.

Le chiedo di scattarci una fotografia dell’attuale criminalità organizzata a Taranto, alla luce anche dell’ultimo rapporto della DIA.

“Giambattista Vico parlava di corsi e ricorsi storici. Esiste la concreta possibilità che dopo un periodo di lunga detenzione, certi soggetti escano e si rimettano in circolo nel mondo degli affari illeciti. Ma condivido appieno le recenti parole dell’ex Procuratore Capo della Repubblica, Cataldo Motta, sulla capacità di reazione da parte di certi territori, che unite alla concretezza delle attività investigative delle Forze di Polizia, hanno creato gli anticorpi giusti nei confronti delle attività criminose. Se pensiamo alla Taranto degli anni novanta, ad esempio, potremmo dire che se non è accaduto qualcosa di diverso e di più grave, molto è dovuto sicuramente all’azione di contrasto della Magistratura e delle Forze dell’Ordine ma anche dalla capacità della popolazione di ribellarsi a certi sistemi, mostrando di non avere nel proprio DNA quella capacità di interagire appieno con le organizzazioni criminali”.

Lei si è insediato nell’Ottobre del 2021, quali cambiamenti ha notato in una città complessa come Taranto?

“L’ho detto il primo giorno che sono arrivato e confermo questa mia sensazione a distanza di un anno e mezzo. Vidi una città in movimento, una città che voleva crescere, che voleva togliersi di dosso l’etichetta di città dell’acciaio e credo che la strada intrapresa sia quella giusta. E’ una città che sta cercando di cambiare pelle”.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *