È stato uno dei migliori liberi, non solo a livello italiano ma anche internazionale. Con la maglia della nazionale italiana ha vinto un mondiale e tre europei. A livello di club tra i vari trofei ha vinto tre scudetti, due dei quali da giovanissimo (19-20 anni) proprio come Gabriele Laurenzano, il libero – classe 2003 – dell’Itas Trentino, che appena poco più di un anno fa chiudeva la sua prima stagione in Superlega con la maglia della Gioiella Prisma Taranto.

Mirko Corsano, attuale direttore sportivo del club rossoblù, ha vissuto da vicino l’evoluzione improvvisa di questo predestinato della pallavolo. “Stiamo parlando di un ragazzo dal grande talento e dal sicuro avvenire, che quest’anno a Trento ha fatto un grandissimo salto di qualità avendo la possibilità di giocare accanto a giocatori di altissimo livello e di essere allenato da un allenatore come Lorenzetti che ha contribuito alla sua crescita” – spiega Corsano – “Sicuramente è all’inizio di un percorso e mi auguro che sia abbastanza maturo e cosciente che deve sacrificarsi ancora tanto. Il talento va alimentato con il lavoro quotidiano, non basta da solo. Arrivare sul gradino più alto capita a tanti, rimanerci è la cosa più difficile. Mi auguro che Laurenzano comprenda la fortuna che gli è capitata tra le mani”.

Nell’anno trascorso con lui hai dato dei consigli?

“Certo, mi piace ricordarne uno in particolare, quando già si sapeva che sarebbe andato a Trento. Gli dissi di restare sempre concentrato in allenamento ed in campo perché fin quanto sei a Taranto alcuni errori possono essere perdonare ma quando giochi per Trento devi dimostrare di essere capace di stare a quei livelli. E lui l’ha dimostrato”.

Il direttore generale Primavera (a sx) ed il direttore sportivo Mirko Corsano (a ds)

Parliamo ora del tuo club, la Gioiella Prisma Taranto. Ti aspettavi che molto prima della fine di maggio avreste avuto il roster già quasi bello e completo?

“Era l’augurio che ci facevamo ma a dir la verità non pensavo che fossimo così avanti a questo punto del mercato. Abbiamo fatto un bel lavoro. Tutto è filato via liscio grazie al clima di grande collaborazione, confronto e condivisione che si è instaurato tra la proprietà, l’allenatore, il direttore sportivo ed il direttore generale. Ognuno si è mosso nel suo ambito di competenza ed ha apportato il suo contributo. C’è stata sin da subito fiducia e reciproca stima. Avevamo le idee molto più chiare rispetto a due anni fa”.

Vi siete, però,  presi qualche rischio ed il riferimento è a quei giocatori come Russel, Trinidad e Jendrik, che sono esordienti nella Superlega italiana.

“Diciamo che è un rischio calcolato. Sappiamo che avranno bisogno di un po’ di tempo per ambientarsi nel nostro campionato, che è un torneo che non aspetta. Stiamo parlando, però, di gente di esperienza, che è in giro per i tornei d’Europa da diverse stagioni, abituata a giocare ad alti livelli e che quindi è pronta a mettersi in gioco. Ma se conosci bene la lingua della pallavolo, come nel loro caso, ci impieghi poco ad inserirti”.

E poi ci sarà un giocatore del calibro di Lanza a farà da collante.

“Certo, puntiamo molto su di lui, sulla sua capacità di saper fare subito gruppo grazie alla sua enorme esperienza internazionale. Un giocatore maturo che sa quello che fa.

Molti club, non solo nell’ambito pallavolistico, stanno decidendo di bypassare il ruolo del direttore sportivo, facendone a meno, dando maggiori responsabilità ad un allenatore-manager (Taranto ne è stato un esempio nell’anno della promozione e la scorsa stagione, ndc). Ritieni che una figura come quella del diesse sia ancora utile all’interno di un organigramma societario?

“Sono tornato perché la società del presidente Bongiovanni aveva bisogno di una persona che, a tempo pieno, potesse fungere da collante tra la squadra e la proprietà. A mio avviso i club di Superlega devono avere le figure giuste al posto giusto, essere strutturate con figure specifiche. Il direttore sportivo – al di là della fase di mercato in cui è impegnato ad avere contatti con altri club, procuratori e giocatori – nel corso della stagione è una figura utile a gestire determinate dinamiche nella gestione del gruppo. Certo, bisogna essere credibili e guadagnarsi la fiducia quotidianamente con i fatti e non con le parole”.

Sarà sempre lotta salvezza la prossima stagione? Magari con le solite avversarie (Cisterna, Padova e Vibo)?

“Crediamo di aver fatto un piccolo step in avanti rispetto al recente passato. Certo il campo ci dirà se abbiamo fatto le scelte giuste. La Superlega ogni anno è sempre più competitiva. Però mi sento, ragionevolmente, di dire che partiremo con l’ambizione di fare qualcosa in più, di dar fastidio alle squadre che solitamente ci sono sopra in classifica”.

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