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“La vertenza ex Ilva rischia il collasso se non dovessero arrivare risposte immediate dai Ministeri competenti sul futuro ambientale e industriale, che necessitano di approfondimenti sulle prospettive future, ma soprattutto sulla attuale gestione dello stabilimento siderurgico di Taranto e del gruppo ADI”. E’ quanto dichiarano in una nota congiunta Roberto D’Andrea, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil e Francesco Brigati, segretario generale Fiom-Cgil di Taranto.

“Infatti, la fase transitoria, in attesa dell’ingresso in maggioranza da parte di Invitalia nel capitale sociale di Acciaierie d’Italia, sta creando criticità soprattutto nella gestione degli impianti che, a causa dell’assenza di programmazione delle attività di manutenzione ordinaria e straordinaria, non garantiscono adeguati livelli produttivi né idonei standard ambientale. Inoltre, negli ultimi giorni stiamo riscontrando un aumento inspiegabile dei lavoratori collocati in cassa integrazione, molti dei quali afferenti alla manutenzione centrale e di produzione, che potrebbe mettere seriamente a rischio la sicurezza dei lavoratori e la salvaguardia degli impianti attualmente in marcia – proseguono -. Continuiamo, pertanto, ad assistere ad una gestione alienata da parte della Direzione Aziendale che, unilateralmente, ha deciso di aumentare i numeri della CIGS nonostante la ripartenza di Afo 2 e la presenza di un accordo sottoscritto in sede ministeriale che avrebbe dovuto garantire una conduzione più trasparente e condivisa con le organizzazioni sindacali. Infatti, durante la prima fase dell’utilizzo dell’ammortizzatore sociale sono stati rispettati i punti contenuti all’interno dell’accordo, salvo riscontrare successivamente un radicale e ingiustificabile cambio di gestione che sta determinando, di fatto, il mancato rispetto di quanto previsto dal verbale di CIGS e che avrà inevitabilmente per la Fiom-Cgil delle ripercussioni sulle future scadenze”.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/23/bernabe-al-governo-risolvere-governance-adi2/)

“Tuttavia, il tempo non è una variabile indipendente e, in assenza di una chiara prospettiva industriale e ambientale, si rischia seriamente il collasso degli stabilimenti del gruppo ADI e soprattutto il mancato raggiungimento del processo di transizione ecologica che necessita di investimenti necessari a traguardare la siderurgia green e porre fine all’inutile contrapposizione dei due diritti costituzionale come la salute e il lavoro anche attraverso l’introduzione delle linee guida dalla Valutazione d’Impatto Sanitaria Preventiva – affermano dalla Fiom -. Inoltre, la vertenza ex Ilva assume maggiori criticità a seguito dell’ordinanza sindacale in cui si ordina ad ADI ed Ilva in AS di individuare gli impianti interessati dai fenomeni emissivi legati al benzene, disponendo di ricevere un riscontro nella risoluzione della problematica entro 30 giorni dal ricevimento dell’ordinanza, a causa dell’ingiustificato rischio sanitario derivante dalla produzione dello stabilimento siderurgico. Dalla stessa ordinanza sindacale si evince come in questi mesi ci siano state delle ricorrenti comunicazioni tra il Sindaco di Taranto, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, l’Istituto Superiore di Sanità, gli assessorati alla Salute e all’Ambiente della Regione Puglia, l’ARESS Puglia, l’ARPA Puglia e l’ASL Taranto che, di fatto, hanno escluso un confronto con gli RLS di stabilimento e con le RSU negando agli stessi la possibilità di essere messi a conoscenza di quanto avveniva all’interno dello stabilimento siderurgico e di intervenire per la salvaguardia della salute dei lavoratori che sono i primi esposti all’inquinamento ambientale anche durante l’orario di lavoro”.

“Per tali ragioni come Fiom-Cgil chiederemo l’accesso agli atti per valutare in modo più dettagliato quanto riportato nell’ordinanza sindacale e chiederemo un incontro ai Ministeri competenti perché urge un tavolo permanente per uscire da questa fase di impasse e per accelerare l’ingresso del pubblico al fine di garantire una giusta transizione e, soprattutto, una gestione del presente che necessita di una adeguata manutenzione programmata oltre che la disponibilità di ricambi utili per sostenere gli standard ambientali e produttivi” concludono.

“C’e’ bisogno di una svolta. Non possiamo aspettare aprile 2024 che dovrebbe essere la data nella quale il Governo prende la maggioranza. Abbiamo bisogno che da subito si cambi la gestione e si arrivi a determinare il futuro dell’industria dell’acciaio”. Lo ha detto questa mattina su Acciaierie d’Italia, ex Ilva, Roberto Benaglia, segretario generale Fim Cisl, al consiglio generale Taranto-Brindisi della propria organizzazione. “Abbiamo portato fuori lo stabilimento Leonardo di Grottaglie da una situazione di congiuntura sfavorevole e vediamo dei programmi interessanti, ma abbiamo altre situazioni molto delicate – ha aggiunto Benaglia -. Chiediamo al Governo di curare molto la politica industriale”. Per Benaglia, “la crisi ex Ilva e’ la madre di tutte le crisi. Il Governo ha messo dei soldi ma non è cambiato nulla. Abbiamo fatto un accordo coraggioso e positivo per dare ammortizzatori sociali gestiti bene, ma neanche questo è bastato perché d’imperio i vertici dell’azienda hanno ordinato di fermare gli impianti e buttare la gente in cassa integrazione”. E sull’ordinanza di ieri del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, che ha disposto che Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria (rispettivamente gestore e proprietario del gruppo siderurgico) in 30 giorni individuino i picchi di emissioni di benzene, altrimenti in 60 giorni gli impianti dell’area a caldo dovranno essere spenti, Gianfranco Solazzo, segretario Cisl, ha dichiarato che “non intendiamo ovviamente sindacare sull’ordinanza ma questo non fa che acuire le tensioni. C’è bisogno di dialogo e di mettere serenità al territorio su una realtà come questa”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/22/benzene-e-ilva-melucci-firma-ordinanza/)

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