A cura di Roberto Orlando – Senza nulla togliere a tutte le altre, Venezia resta la città più affascinante del mondo, con le sue bellezze artistiche, la sua vita culturale e, perché no, le sue contraddizioni. Una città unica che nei secoli passati è stata una potenza marittima capace di dominare il Mediterraneo e aprire rotte commerciali con l’oriente influenzando floridamente i rapporti tra culture diverse e popoli lontanissimi.

Per la sua forza militare, il suo splendore architettonico e culturale, per il suo potere economico e politico, le venne dato l’epiteto di Serenissima, proprio per la sua stabilità politica e tranquillità sociale rispetto alle altre potenze europee. E naturalmente, il cuore della potenza sul mare di Venezia era all’interno dell’Arsenale. Addirittura nell’inferno di Dante viene citato l’Arsenale, luogo dove i “viniziani” costruivano e riparavano le loro navi. Navi da guerra, come quelle determinanti nella battaglia di Lepanto del 1571: nell’affresco che fa il sommo poeta, l’Arsenale in quel periodo ribolliva di lavoratori, di maestri d’ascia, di “marangoni”, ovvero i carpentieri dell’Arsenale.

E la “marangona” era (ed è ancora oggi) il nome dato alla campana, situata sul campanile di San Marco, i cui rintocchi annunciavano l’inizio e la fine dei turni lavorativi in Arsenale.  Una storia già sentita, comune a tante altre città sicuramente, tra cui la nostra Taranto. E sì, perché ricorda tanto la sirena dell’Arsenale, quella che da pochi anni è tornata a “cantare”, suonando alle otto del mattino e alle sedici. Mentre oggi il suono della sirena è semplicemente simbolico, fino ad un paio di decenni fa, chiamava al lavoro gli arsenalotti. E dava un segnale orario alla città.

Ancor prima della sirena c’era una campana a far da sveglia alla parte produttiva di Taranto (ma non solo), dagli arsenalotti ai commercianti, che proprio in previsione del grande afflusso di lavoratori lungo le vie limitrofe alla porta principale, aprivano botteghe e panetterie, intercettando così i primi clienti. Ormai sono di pubblico dominio foto di fiumi di arsenalotti su via Di Palma, la vitalità produttiva della città, dove, si narrava, che non c’era famiglia dove non ci fosse un arsenalotto. E a chiamare gli operai al lavoro una campana, oggi conservata presso la Mostra Storica dell’Arsenale.

 

 

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