E’ stata emessa la sentenza nel processo d’appello sulla vicenda della morte di un ricercatore tarantino, il 29enne Paolo Rinaldi, che nell’ottobre del 2010 rimase schiacciato a causa di un crollo della falesia che gli causò un fatale politrauma da schiacciamento, all’interno dell’oasi marina protetta del WWF di Torre Guaceto in contrada Apani (Brindisi).
I giudici della Corte d’Appello di Lecce hanno riformato la sentenza di primo grado del 30 giugno del 2017 decisa dall’allora togato del Tribunale di Brindisi, Giuseppe Biondi. E’ stato infatti assolto l’allora presidente del consorzio di gestione, Giuseppe Epifani, che in primo grado era stato condannato ad un anno e mezzo di reclusione nonostante la richiesta di assoluzione del pm (difeso dagli avvocati Karin Pantaleo e Vincenzo Farina). Due anni sono stati inflitti al direttore Alessandro Cicolella (tre gli anni in primo grado a fronte della richiesta di due anni e sei mesi da parte dell’accusa, difeso dall’avvocato Gian Vito Lillo); ed un anno a Franco Marinò (due anni in primo grado a forte di un’iniziale richiesta di otto mesi, difeso dall’avvocato Massimo Manfreda), con il compito di accompagnare i tirocinanti-ricercatori. Cicolella e Marinò sono stati, inoltre condannati al pagamento delle spese sopportate in questo perocesso dai familiari del giovane ricercato deceduto 13 anni fa. Il processo d’appello ha poi confermato per il resto la senza di primo grado, con le motivazioni che saranno depositate entro tre mesi. In primo grado erano stati già assolti Umberto ed Ettore Ruggiero, responsabili della società UniVersus presso cui operava la vittima – perché il fatto non sussiste (il pm aveva chiesto la condanna a un anno e sei mesi). Assolto, sempre in primo grado, anche il dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Brindisi all’epoca dei fatti, Carlo Cioffi: precisamente l’ex dirigente della ripartizione Urbanistica del Comune (come chiesto dallo stesso pm oltre che dal difensore, l’avvocato Roberto Cavalera). Assoluzione, inoltre, anche per Uni.Versus-Csei (Consorzio universitario per la formazione l’innovazione) e il Consorzio di Torre Guaceto, in quanto soggetti socialmente responsabili, dall’illecito amministrativo, perché il fatto non sussiste. Il giudice Giuseppe Biondi in primo grado aveva stabilito una provvisionale di 25mila euro per ciascuno dei parenti della vittima che si sono costituiti parte civile, come chiesto dagli avvocati Leonardo La Porta, Annarita D’Errico e Pasquale Annicchiarico del foro di Taranto: la liquidazione sarà definita in sede civile.
(leggi anche https://www.corriereditaranto.it/2017/03/04/la-tragedia-paolo-giovane-ricercatore-tarantino-anni-le-prime-condanne2/)
Quel giorno Paolo era lì perché, in quota alla facoltà di Biologia dell’università salentina, stava eseguendo dei rilievi con il Gps proprio per quantificare l’erosione costiera (che in quella zone da anni e anni oramai avanzava inesorabilmente), all’interno di un corso di formazione presso l’Universus-Csei, in convenzione con il consorzio di gestione della riserva, attività prevista dal corso “Tecnico Gis per la gestione delle coste e delle aree rurali” bandito dall’ente leccese Universus. L’accusa mossa è stata “per colpa generica, imprudenza, negligenza e imperizia perché il luogo ove stava effettuato il lavoro era notoriamente e da tempo caratterizzato dal rischio di frana, tanto più accentuatosi a ridosso dell’evento, a causa delle particolari condizioni meteo-marine e delle forti e pregressi piogge che avevano interessato la zona”. L’area, inoltre, era “priva di adeguata segnalazione di pericolo “nel punto in cui il gruppo di Paolo si trovava. Inoltre “senza aver ricevuto alcuna informazione sulla pericolosità del luogo, né addestramento o istruzione sulle misure di precauzione da adottare”.
Paolo quel giorno non doveva essere lì. Si sarebbe potuto salvare. Il giustizialismo non mi appartiene, per fortuna viviamo in uno stato di diritto e il garantismo è una pietra miliare di uno stato civile e democratico. E’ giusto però che chi quel giorno avrebbe dovuto evitare quella tragedia, faccia i conti più che con la giustizia terrena, con quella privata della propria coscienza. Che siano tre o cento gli anni della condanna, nulla cambia. Che siano poche decine di migliaia di euro o milioni come risarcimento, idem. Paolo e tutto ciò che era resteranno per sempre soltanto un ricordo. Il dolore dei genitori e delle sorelle, incancellabile, forse con il lento incedere del tempo farà sentire meno il suo insostenibile peso. Ricordarlo sempre con il sorriso per tutto ciò che era, questo ci è dato. Null’altro. La promessa di continuare a seguire il tuo processo, la manterrò sino alla fine. Fa buon viaggio se puoi. Io non ti ho dimenticato. Ti voglio bene. Ciao.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2017/07/02/tre-condanne-tre-assoluzioni-la-morte-paolo-giovane-ragazzo-morto-presto/)