Acciaierie d’Italia ha comunicato che nel corso del mese di agosto verrà ultimata nel sito di Taranto, così come previsto dal Piano Ambientale, l’installazione del quarto filtro Meros sull‘impianto di agglomerazione, concludendo così il processo di ambientalizzazione dell’agglomerato come previsto da prescrizione AIA. Per questo motivo l’impianto di agglomerazione dovrà sensibilmente ridurre i propri livelli di operatività nella produzione della necessaria carica per i tre altiforni. La marcia del forno Afo1 verrà quindi sospesa nel mese di agosto fino al termine dell’installazione del filtro Meros in agglomerato, tornando così ad un assetto di due altiforni.
La prescrizione in questione è la n. 55-57 (installazione di filtri a maniche (MEROS) sulla seconda linea (linea D) dell’impianto di sinterizzazione dell’agglomerato (E312): sulla base della verifica svolta nel mese di gennaio 2023, risultavano in corso i lavori per l’installazione
dell’ultimo dei 4 filtri previsti sull’impianto di agglomerazione, confidando nella loro conclusione entro l’estate, come dichiarato dal gestore stesso e come previsto dal Piano Ambientale in scadenza il prossimo 23 agosto.
Come evidenziato anche durante l’ultima riunione dello scorso 6 dicembre dell’Osservatorio Ilva, l’esercizio dei tre filtri a maniche ha consentito una significativa riduzione delle emissioni di polveri e diossine al camino E312, raggiungendo livelli di emissioni che risulterebbero già in linea con l’ulteriore valore limite che entrerà in vigore nel corso del 2023.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/02/22/ex-ilva-in-attuazione-piano-ambientale-1/)
Durante la riunione dell’Osservatorio Ilva del 20 luglio 2022, l’ISPRA, che dopo le verifiche e i controlli effettuati nel primo semestre del 2022 parlò di avvenuta realizzazione di quasi tutti gli interventi, tra cui quelli di riduzione delle emissioni convogliate e diffuse di polveri fini (in particolare provenienti dall’area a caldo, ossia area cokeria, agglomerato, altoforno e acciaieria impianti ancora oggi sotto sequestro giudiziario e a rischio confisca) e dell’attuazione del Piano Ambientale (il DPCM del 2017 per l’adeguamento degli impianti del siderurgico (interventi in capo ad Acciaierie d’Italia S.p.A.) che procedeva senza particolari intoppi. Sempre ISPRA evidenziò l’importanza dell’installazione e l’entrata in esercizio (dal 27/12/2021) di due dei quattro filtri a maniche per il trattamento delle emissioni al camino E312 sulla prima linea (linea E) dell’impianto di sinterizzazione, quello per intenderci da cui viene emessa la tristemente famosa diossina. Secondo quanto dichiarato sempre da ISPRA, l’andamento delle emissioni di polveri dal citato camino E312 dal 2018 a giugno 2022 segnalerebbe una drastica diminuzione di tali emissioni a seguito dell’entrata in esercizio dei due filtri a maniche. Mentre nel giugno del 2022 si concluse l’installazione del terzo filtro a maniche al camino E312. Sempre in tale ambito, lo scenario emissivo post-operam, comprensivo della riduzione degli inquinanti rispetto allo scenario ante-operam, trasmesso al Ministero l’11 luglio 2022, evidenzierebbe in particolare, una significativa riduzione delle emissioni di polveri, sia convogliate che diffuse.
Essendo un impianto di depurazione dei gas di scarico, MEROS ha l’obiettivo di rimuovere gli inquinanti dai fumi provenienti, ad esempio, dagli impianti di agglomerazione o dalle centrali elettriche. Durante il processo MEROS, i fumi dell’impianto di agglomerazione vengono trattati attraverso una serie di fasi in cui le polveri e i componenti metallici ed organici potenzialmente nocivi vengono rimossi. Come risultato di ciò, la quantità di polveri in circolo viene minimizzata, il che a sua volta dà luogo a meno cicli di filtraggio e ad una quantità inferiore di consumo di aria compressa. Di conseguenza, MEROS è un impianto ad alta efficienza energetica che dà luogo ad una piccola quantità di polvere gestita separatamente. Il sistema denominato “Meros”, sviluppato per il trattamento dei gas di sinterizzazione si avvale delle seguenti fasi di processo: preparazione degli additivi; iniezione degli additivi; ricircolo polveri; filtro a maniche altamente performante; ventilatore booster.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/05/05/2il-giallo-dei-filtri-delle-312-mittal-cambia-i-piani/)
L’impianto di agglomerazione, lo ricordiamo ai lettori, è costituito da due linee di agglomerazione, denominate rispettivamente Linea D ed E, i cui gas esausti di processo confluiscono ad un unico punto di emissione in atmosfera codificato nell’Autorizzazione Integrata Ambientale con il codice “E312“. Gli impianti di abbattimento pre-esistenti erano costituiti, per ogni linea di agglomarazione, da filtri elettrostatici in particolare su ogni collettore di aspirazione fumi (2 per ognilinea di agglomarazione) erano installati in serie, a monte e a valle di ciascuna girante di processo, rispettivamnte nei filtri elettrostatici di tipo tradizionale ESP (elettrodi captatoristatici e pulizia con scuotimento a martelli) e filtri elettrostatici di tipo dinamico MEEP (elettrodi captatori dinamici e pulizia con spazz.ole rotanti).
L’adeguamento ambientale per garantire il rispetto, secondo le tempistiche previste dal DPCM 29/09/2017, dei nuovi VLE a partire dal 1 gennaio 2022, rispettivamente per le emissioni di polveri, pari a 10 mg/Nm 3come media giornaliera, e diossine, pari a 150 pg I-TEQ/Nm3 (come media annuale), consiste nell’installazione dei filtri MEROS® (Massive Errùssion Reduction Of Sinter) in luogo dei filtri MEEP. L’azienda il 30 dicembre 2021 comunicò l’avvio del nuovo sistema di abbattimento a servizio della linea di agglomerazione “E” costituito da due filtri a maniche MEROS®, rispettivamente EM1 ed EM2 in sostituzione dei due vecch i filtri MEEP nonché l’avvio della relativa fase di “hot-commissioning “.
Molto brevemente, i gas di processo dopo aver attraversato la sezione filtrante elettrostatica ESP vengono additivati con reagenti e attraverso un mixer statico arricchiti con polveri ricircolate. Dopodiché raggiungono le maniche filtranti dove avviene separazione degli inquinanti dal flusso gassoso prima di essere emessi in atrmsfera al punto di emissione E312. Le polveri separate dal flusso gassoso vengono raccolte in tramogge ed inviate ai sili di circolo o di residui. Per compensare le perdite di carico è installato un “booster” che mette in depressioneil filtro a manica.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/01/10/ex-ilva-installato-il-terzo-impianto-meros/)
Ricordiamo però che nel 2019 ArcelorMittal fermò il progetto di installare sull’impianto i filtri ibridi, impegno che rientrava tra quelli presi da ArcelorMittal nel famoso Addendum Ambientale sottoscritto nel settembre 2018. In merito all’Intervento Depolverazione dell’impianto di sinterizzazione, lo ricordiamo,i requisiti del DPCM settembre 2017 stabilivnao l’installazione dei filtri ibridi su una linea dell’impianto di sinterizzazione entro il 31 dicembre 2021, mentre sulla seconda linea dell’impianto di sinterizzazione entro il 23 agosto 2023.
La decisione di abbandonare la tecnologia dei filtri ibridi, venne motivata da ArcelorMittal con una nota inviata ai Commissari Straordinari Ilva il 9
gennaio 2019. Nella quale si leggeva che “al punto 3.3 lettera c) del suddetto Addendum viene specificato che i tempi previsti e ivi indicati per la realizzazione dell’intervento erano subordinati al previo ottenimento delle autorizzazioni necessarie entro il 31.12.2018. Anche alla luce delle necessità di approfondimenti specificate nella nota del MATTM prot. DVA 28231 del 13.12.2018, che paiono trascendere i contenuti dell’Addendum e che potrebbero portare alla apertura di una procedura più lunga e complessa rispetto alla CdS di cui sopra, è risultato evidente che non sarebbe stato possibile ottenere le autorizzazioni necessarie nei tempi ed in coerenza con gli specifici obblighi indicati dall’Addendum. A quanto sopra si vanno anche a sommare le ben note attenzioni di tutti i portatori di interessi che gravitano intorno al siderurgico di Taranto, rispetto alle attività di carattere ambientale in attuazione e che si attueranno nel sito ArcelorMittal Italia S.p.A.. Tali attenzioni sono poi ancor più forti per un impianto quale quello di produzione agglomerato, che è stato al centro di un acceso dibattito per le tecnologie da utilizzare per il mantenimento al minimo dei livelli emissivi, sottolineandosi da più parti come la tecnologia dei filtri a maniche possa offrire garanzie maggiori nelle circostanze date“. Due dunque le motivazioni: la prima, legata agli approfondimenti chiesti dal ministero dell’Ambiente che avrebbero allungato i tempi; dall’altra la necessità di intervenire su un impianto tra i più inquinanti e di farlo anche in fretta. “Per quanto sopra esposto, pur essendo fortemente convinti della validità tecnica della tecnologia dei filtri ibridi, riteniamo opportuno mantenere la tecnologia dei filtri a maniche. Rispetto a tale tecnologia, si rende tuttavia necessario il rinnovo delle autorizzazioni edilizie per l’istallazione di tali filtri confluite nell’ambito del DPCM 29.09.2017“. Autorizzazioni edilizie che all’epoca il SUAP aveva già concesso.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/10/ex-ilva-piano-ambientale-servira-verifica/)
Ciò detto, il tutto in attesa di conoscere le ultime rilevazioni dell’Osservatorio Ilva, anche con la relazione che lo stesso è tenuto a rendere al Parlamento sul raggiungimento di obiettivi ambientali. Ricordiamo infatti che alcune prescrizioni non saranno ultimate entro il prossimo 23 agosto, ma che al termine di una Conferenza dei Servizi svoltasi recentemente, il ministero dell’Ambiente ha di fatto accettato la rimodulazione tempistica proposta da Acciaierie d’Italia (le prescrizioni riguardano la UA 9 (gestione acque meteoriche area caldo), e le UA8- UA26 (gestione acque meteoriche sporgenti marittimi), oltre alla proposta organica di miglioramento ambientale e del Programma Organico Rimozione Amianto (PORA), il tutto sotto la supervisione dell’ISPRA.
Il tutto, lo ricordiamo ancora una volta, in attesa di poter finalmente conoscere il documento sulla valutazione sanitaria relativa all’esercizio attualmente autorizzato dello stabilimento (scenario emissivo post-operam), che il ministero della Salute aveva promesso di inviare in tempi brevi lo scorso dicembre, ma di cui ancora oggi non c’è traccia. Dunque restiamo in attesa, fiduciosi, che qualcuno dal ministero della Salute finalmente faccia un ‘cenno‘ e si esprima su un argomento così delicato e decisivo per il futuro del siderurgico e dei lavoratori e dei cittadini di Taranto.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/08/ex-ilva-il-ministero-della-salute-latita/)