A meno di due anni di servizio, il Colonnello Claudio Castellano lascia il comando della SVAM, la Scuola Volontari dell’Aeronautica Militare. Stamattina, all’Istituto Militare, si celebra passaggio di consegne tra l’uscente Colonello Castellano e il subentrante Colonnello Alessandro Del Buono.
Classe 1974, il Comandante napoletano Castellano si è laureato in Scienze Aeronautiche all’ Accademia Aeronautica Pegaso IV e, nel corso della carriera, è stato insignito di due encomi semplici e sei elogi. Subentrato al comando della SVAM il 14 dicembre 2021, è rimasto molto soddisfatto del lavoro svolto in quest’ultimi anni nella scuola tarantina. Quando non è in servizio, Castellano si dedica al bricolage, al fai da te e pratica sport all’aria aperta. Inoltre, è un grande appassionato di vela, la sua eccezionale compagna di viaggio, con cui ha avuto modo di ammirare le coste ioniche.
Comandante, come sono trascorsi questi anni?
“Intensi, come il calendario delle attività di questo Istituto di formazione. Si parte a gennaio con il corso dei VSP (Volontari in Servizio Permanente) e poi si passa al concorso ai Volontari, momento in cui la Scuola si occupa della selezione, che dura circa un paio di mesi. Inizialmente, sono Volontari di Ferma Prefissata un Anno, poi diventano Volontari in Ferma Iniziale per tre anni. Nel frattempo, ci occupiamo anche dei corsi di aggiornamento per i Graduati e i Sergenti, che hanno già maturato dieci o venti anni di servizio e curiamo gli arruolamenti dei vincitori del concorso. Ancora, ci occupiamo anche dei VFP4, vale a dire circa 200 vincitori del concorso che hanno terminato la Ferma oppure provengono dalle altre Forze Armate”.
Quando è giunto a Taranto, che città ha trovato?
“Questa città mi ha colpito sin da subito. Sono napoletano e nutro un forte legame con il mare, che qui mi ha fatto sentire a casa. D’altronde, ho scoperto una città diversa, rispetto la solita narrazione che purtroppo, ancora oggi, condiziona la comunità. Credo sia giunto il momento che questa splendida città venga raccontata come merita. Ho fatto ricredere, perfino, alcuni miei amici: lo scetticismo è durato il tempo del viaggio”.

È stato difficile aprire le porte della SVAM alla comunità tarantina?
“Assolutamente no. L’attività principale della Scuola si concentra sulla formazione degli allievi, che si sviluppa nella parte alta e per cui non vi è necessità di aprire. Invece, le attività culturali, sportive e ricreative con le associazioni si raccolgono nell’area dell’Idroscalo, del Lungomare e Circummarpiccolo. Così, riusciamo a gestire entrambe le attività in maniera equilibrata”.
C’era o c’è ancora diffidenza nei tarantini nei confronti di queste caserme che contengono luoghi bellissimi, spesso poco accessibili alla gente?
“L’accesso è regolamentato: anche per questo abbiamo creato il Circolo dell’Idroscalo, per accogliere le associazioni e i gruppi ricreativi, con cui possiamo stringere degli accordi. Noi vogliamo essere un soggetto aggregatore che funga da contatto con le istituzioni, per concretizzare iniziative e progetti. Si pensi al Parco Regionale del Mar Piccolo: un luogo così incantevole ma che, per lungo tempo, è stato dato per scontato. A tal proposito, abbiamo organizzato degli incontri tra i mitilicoltori e le varie associazioni, come il WWF e Mare per Sempre, così come stiamo anche collaborando con il Comune di Taranto per portare avanti una serie di attività”.
Qual è il suo messaggio per la città?
“Ritornerò molto presto, durante le festività e l’estate per riabbracciare gli amici e perché, per il momento, lascerò qui la mia barca a vela. Inoltre, come da tradizione, spero di essere presente alle prossime cerimonie e ai giuramenti che si terranno in SVAM, così come continuerà il mio impegno nell’associazionismo tarantino. Spero, persino, che un giorno non molto lontano possa realizzarsi un mio piccolo sogno: l’istituzione del lungo percorso archeologico nella provincia di Taranto. Quest’ultimo potrebbe essere un modo per riscoprire e valorizzare i leggendari e meravigliosi luoghi in cui ha camminato Falanto. Sono molto appassionato di archeologia classica e mi piacerebbe realizzare questo progetto, che interessi i vari siti archeologici nel tarantino, in collaborazione con le istituzioni e le associazioni locali. L’idea è ancora in fase embrionale, perché bisognerebbe individuare il percorso. Lo chiamerei Epica, proprio come questa città”.
Il Comandante Castellano sorride e poi conclude con un affettuoso: “Arrivederci, Taranto”.