L’allarme lo abbiamo lanciato per tempo. Dal primo ottobre infatti, è rimasto vacante il ruolo di Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, ricoperto sino alla natura scadenza del mandato dall’ex prefetto Demetrio Martino. Ma in attesa della nomina del nuovo commissario da parte di Palazzo Chigi dopo aver sentito il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (con la speranza che questa volta la politica locale non metta ancora una volta il becco e lo zampino su questioni di cui nulla conosce, come accadde nel 2020 con la cessazione dell’incarico alla dott.ssa Corbelli), il rischio concreto è quello di perdere altro tempo prezioso, dopo anni in cui la macchina delle bonifiche è già andata a rilento.
Del resto, già solo il passaggio di consegne tra l’ex commissario Martino e chi prenderà il suo posto porterà via del tempo. Dopo di che il nuovo commissario dovrà studiare tutti i dossier, i vari incartamenti, decine dei faldoni, migliaia di file, per rendersi conto della complessità delle operazioni riguardanti il Sito di Interessa Nazionale di Taranto. A quel punto, come già avvenuto nei tre anni sotto la guida del prefetto Martino, potrà anche decidere di intervenire sui vari dossier prendendo strade diverse rispetto a quelle già tracciate. E quindi scegliere nuovi progetti, fermare quelli in corso, bandire nuove gara, affidarsi a nuovi soggetti privati.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/09/19/quale-futuro-per-le-bonifiche/)
Ma i primi, negativi risvolti, già s’intravedono all’orizzonte. E’ il caso del progetto sulla “Valutazione dei tassi di decontaminazione in lotti di mitili trasferiti dal primo seno del Mar Piccolo al Mar Grande“, che vede la partecipazione del Comune di Taranto, di Arpa Puglia, del CNR Irsa, della Asl Taranto, della Capitaneria di Porto, delle associazioni di mitilicoltori e dei sindacati di categoria.
Il progetto (di cui a lungo abbiamo riferito sulle colonne di questo giornale in questi mesi) prevede la possibilità di spostare i molluschi in determinate aree del Mar Grande in modo di agevolare non solo il completamento della loro maturazione, ma anche l’acquisizione di elementi utili alla definizione del quadro ambientale per le zone interessate dalla presenza di impianti per la mitilicoltura. E’ stata già avviata la fase di sperimentazione che ha come finalità, da un lato, il monitoraggio dello “stato di salute” dei mitili e, dall’altro, consentire “l’adozione di provvedimenti idonei, proporzionati e coerenti con l’obiettivo della tutela della salute”. Ovvero per una eventuale revisione dell’Ordinanza Regionale n. 1989/2011 ovvero a mitigarne l’impatto, rispetto alle attività della mitilicoltura tarantina nello stato attuale, che prevede il trasferimento dei mitili dal primo al secondo seno entro e non oltre il 28 febbraio di ogni anno. Tra un anno, o forse anche prima, sapremo se questa strada sarà perseguibile o meno.
Il problema è che attualmente lo stesso progetto risulta essere a rischio, finanche sospeso, tanto è vero che si sta già pensando come aggirare lo stallo a cui si rischia di andare in contro nei prossimi mesi. Come ad esempio la strategia che prevede di ottenere dei fondi dalla Regione Puglia, pari a poco meno di 250mila euro, così da far proseguire le varie attività di sperimentazione necessarie, tra cui l’analisi dei campioni, evitando così di attendere l’ok all’utilizzo di fondi presenti sulla contabilità speciale in dote al commissario. In attesa della nomina del nuovo responsabile degli interventi di bonifica, non ci resta che incrociare le dita.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/11/mar-piccolo-ok-al-piano-b-servira/)