Non c’è pace per gli esercenti tarantini. Nelle ultime settimane, infatti, la casella di posta elettronica è stata portatrice di comunicazioni indesiderate: la riscossione della Tari, ossia la tassa dei rifiuti sui dehors, ovvero i gazebi, comprensiva degli ultimi cinque anni di interessi. Somme non indifferenti che i titolari di bar, pub e ristoranti hanno dovuto sborsare nell’inconsapevolezza. Infatti, sin dall’inizio della vicenda gli imprenditori hanno specificato che non fossero contrari al pagamento del tributo, in quanto legittimo, ma che avrebbero preferito confrontarsi, per tempo, con le direzioni comunali competenti.
Dal confronto con le associazioni di categoria
Il gruppo di associazioni di categoria quali Casaimpresa/Confesercenti, Confesercenti, FIVAG-CISL, Confimprese Taranto, UNSIC e U.P.A.L.A.P., lo scorso 5 novembre, ha incontrato i dirigenti e gli assessori comunali al ramo per far luce sulla questione. Dal confronto è emerso che il valore economico della tassa sarà ridotto, perché non verranno inclusi i mesi in cui sono state applicate le restrizioni dovute alla pandemia e in cui il consumo di rifiuti è stato pressoché inesistente. Ancora, è stato annunciato che verranno allungati i tempi di rateizzazione e la riduzione dei tassi di interesse praticati. Di fatti, il contribuito avrebbe dovuto essere saldato entro 60 giorni, diversamente sarebbe scattato un aumento del 20%.
La parola agli imprenditori
I contribuiti partono da 5 mila euro, fino a superare un massimo di 20 mila euro: cifre insostenibili, a cui non è facile far fronte. Pietro Simonetti, titolare di un bar tarantino, spiega come venga applicata la tassa: “A differenza delle abitazioni – racconta – i parametri dei bar, delle pizzerie e degli alberghi sono di gran lunga più alti. Se, per esempio, il parametro economico delle case è pari a 9, quello per gli esercizi commerciali corrisponderà a 14 euro al mq2”. Simonetti specifica che tra le tasse che riguardano i gazebo, oltre la Tari, sono comprese anche quelle dell’occupazione del suolo pubblico e della pubblicità: “Per quanto mi riguarda – prosegue – io ho saldato i miei pagamenti e non discuto sulla legittimità del tributo, proprio perché la legge non ammette ignoranza. Piuttosto, avremmo preferito essere convocati per tempo, per metterci a conoscenza di questa tassa e avviare dei confronti. Così facendo avremmo affrontato la situazione con maggiore preparazione e più consapevolezza. Non è un momento florido per la città, i ricavi sono ai minimi termini e noi dobbiamo far fronte anche ad altre spese”. Sull’esito del confronto tra le associazioni di categoria, Simonetti ha chiarito: “Credo che la macchina amministrativa non sia assolutamente interessata alla cancellazione o alla riduzione del tributo. L’unica alternativa, ora come ora, è la rateizzazione del pagamento della tassa, solo che così si perderebbe uno sconto del 20/25%. Mi auguro che qualcuno possa smentirmi, tuttavia, sono sicuro che la situazione non cambierà”.
Sono toccati, invece, 11 mila euro di tassa sui rifiuti, sul dehors, a Luca Argento titolare di un bar: “Credo di essere stato uno dei primi a ricevere la cartella. – ha raccontato – Dai dirigenti comunali mi è stato riferito che si tratterebbe di una tassa, approvata in giunta, diversi anni fa, e che finora non sarebbe mai stata applicata. Mi è stato proposto di dilazionarla, in diversi anni, ma ho preferito saldare subito il debito”. Argento reputa scorretto il comportamento assunto dall’Ente civico e ha anche sottolineato che, nonostante abbia pagato il tributo, gli operatori ecologici non sempre puliscono nei dintorni del gazebo: “A parer mio questa sanzione sarebbe un tantino superflua, perché paghiamo già la tassa sui rifiuti per il locale. Poi, inutile ribadire che la città attualmente non versa in una situazione di decoro urbano e che di conseguenza, siamo noi a provvedere per la nostra pulizia sia interna che esterna all’esercizio commerciale”. Sull’attuale situazione dell’imprenditoria locale, Argento risponde amareggiato: “Non sappiamo più come andare avanti, perché ormai sono troppi i pagamenti a cui rispondere. È diventato impossibile sostenere un esercizio commerciale: così, peraltro, sono costretto a rivedere il listino prezzi perfino del caffè: le pare corretto nei confronti dei nostri clienti?”.

E sulle direttive comunali?
Andrea Marangi, socio di Vista Mare, è in attesa di ricevere la notifica di pagamento. Tuttavia, la sua riflessione si concentra sulle “incongruenze” delle direttive comunali applicate ai dehors nel borgo umbertino. “Perché ci fanno pagare le tasse se siamo costernati dai divieti e usufruiamo di un servizio pressoché inesistente?” Tuona Marangi e poi continua: “Il regolamento comunale predispone che i dehors devono essere strutture rimovibili, ovvero che si possa sostare con dei tavolini, delle sedie e degli ombrelloni, che non ledono l’immagine del paesaggio. Anche se, a parer mio, sono sgradevoli da vedere, rispetto una qualsiasi struttura riparata e trasparente”.
Quest’ultima, infatti, sarebbe stato un progetto in cantiere di Marangi e il suo socio, che di fatto il Comune di Taranto non ha permesso la costruzione: “Ora, io mi chiedo, secondo quale criterio comunale, i clienti abbiano voglia di usufruire di un buon servizio, senza grandi riparazioni, nei mesi freddi come questi? Peraltro, inizialmente ho anche subito un danno di 15 mila euro perché gli ombrelloni che si sono rotti col vento”. Sul pagamento della tassa dei rifiuti, sui dehors, invece Marangi sottolinea il suo dissenso: “Non credo sia una tassa giustificabile, dato il misero spazio che ci offrono e ricavi risicati che ne conseguono. Tuttavia, mi reputo una persona onesta e quando arriverà il momento salderò il mio debito”. A proposito di sanzioni e contribuiti, Marangi ironizza su un recente pagamento: “Qui veniamo tassati su tutto: quest’estate mi è anche capitato di dover saldare il conto dei metri quadri occupati dall’ombra della tenda da sole. Questa è la nostra realtà, a volte triste quanto tremendamente assurda!”.
La soluzione è che tanti appostamenti di tavoli, sedie e ombrelloni siano completamente rimossi. per altro moltissimi sono completamente inutilizzati perché collocati in zone poco appetibili per i clienti.