Ma quant’è bello il Natale? Le lucine, gli addobbi, i regali, l sannacchiudere, i treni costosi, i biscottini, i voli alle stelle, la tombola, il caro benzina, la pasta al forno, i cantieri autostradali, il torrone… Tanta amarezza, invero, quella che permane sotto il palato di moltissimi meridionali off-site; i lavoratori e gli studenti fuorisede che, com’è giusto che sia, vorrebbero poter “scendere” a cuor leggero da amici e parenti in terra natia per condividere un po’ d’amore sotto il vischio. Neppure i più raffinati canditi del panettone milanese possono lenire questa sensazione di boccaccia cui, ormai, chi viaggia per necessità è assuefatto, ma ben conscio delle tasche sempre più vuote. Muoversi in Italia è un lusso, specie sotto le feste: molto spesso costa meno acquistare un viaggio per l’estero. Questo non è un luogo comune, ma una terribile verità che certifica il fallimento dello Stato sociale trecentosessantacinque giorni all’anno. Troppo iperbolico, forse? Forse no.

La Puglia a Natale non è tanto meta turistica come d’estate, quanto meta di rientro di tanti fuorisede. In foto Locorotondo (BA)

Lo stato dell’arte (screening effettuato il 6 dicembre 2023)

Per verificare queste affermazioni è sufficiente simulare l’acquisto di un viaggio A/R a cavallo del Natale sui siti dei vettori di trasporto aereo operativi in Italia, prendendo come riferimento la partenza da Milano, che è una delle città con la maggior concentrazione di off-site pugliesi. Con ITA Airways (da Linate per Brindisi e Bari A/R) si arriva a spendere circa 500 euro: cifra pesantissima che da molti mesi non deve più neppure fare i conti con la concorrenza di WizzAir sulla medesime tratte. Non migliora la situazione con Lumiwings (da Malpensa per Foggia A/R), la cui tariffa supera abbondantemente i 400 euro. Se si è disposti e attrezzati per prendere i voli ad orari improbabili (e se le condizioni professionali ed economiche lo consentono), è possibile optare per le offerte Ryanair ed Easyjet (da Malpensa e da Bergamo per Bari e Brindisi A/R), combinando le tariffe delle due compagnie a partire da cifre attorno ai 200 euro, esclusi i bagagli e la selezione del posto a sedere; altrimenti la stangata è assicurata anche in questo caso. In tutto ciò, bisogna sempre ricordare che i disservizi delle low cost possono raggiungere vette romanzesche a scapito dei viaggiatori, com’è accaduto di recente a un lavoratore di Taranto.

Scendendo a terra, per quanto riguarda la proposta di Trenitalia è bene rivolgersi al proprio consulente finanziario di fiducia per accendere un prestito, o essere preparati a cambiare fino a quattro mezzi per muoversi dal capoluogo lombardo a quello ionico: non si riportano qui i prezzi degli esigui posti rimasti liberi per motivi di decenza, che fanno il paio con la summenzionata offerta di ITA Airways… I pochi convogli Italo in connessione con Itabus da Bari, con costi simili a quelli delle tratte aeree low cost, risultano quasi al completo. Come se non bastasse, iniziano a esser pieni anche i BlaBlaCar, con richieste economiche da parte dei conducenti che oscillano fra i 60 e i 90 euro per singola tratta. A riprova di una città scollegata dai trasporti aerei e ferroviari, FlixBus ha annunciato il rafforzamento delle corse che fanno tappa a Taranto, ma sotto il profilo economico il tragitto resta un bagno di sangue. In tutto ciò, molte soluzioni di viaggio dall’Italia per l’Est Europa (e non solo) risultano più convenienti. Della serie: viaggiare pesa meno sul portafogli di un turista che non su quello di una persona che vuole riabbracciare i propri cari.

Il prezzo dei voli effettuati da compagnie low cost sta man mano aumentando, a prescindere dalle festività

Non è una novità che le compagnie di trasporto private (che spesso si spacciano per “low cost”) tendano a speculare sulle tasche dei consumatori durante i periodi canonici del calendario: Natale, Capodanno, Pasqua e Ferragosto non sono mai stati momenti economici per viaggiare, sin da quando la cartamoneta era a forma di lire. Questa depravazione neoliberista, però, si somma a due fattori che nell’ottava economia del mondo per Pil sanno tanto di “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Il primo riguarda la sostanziale carenza infrastrutturale della logistica passeggeri da Roma in giù (togliendo la tratta AV che raggiunge Napoli e Salerno). Il secondo, beffa delle beffe, consta nelle conseguenze del caro energia – a loro volta concupite dalla guerra in Ucraina – che stanno patendo anche i clienti delle compagnie a partecipazione pubblica (come Trenitalia e ITA Airways), già affette da problemi atavici. Anche se sembra assurdo, è proprio così: a volte costa meno viaggiare con mezzi propri o con vettori privati, che non con questi due brand che dovrebbero far sentire “al sicuro” il consumatore; “compartecipe pubblico” del disastro. Per non parlare della scarsità materiale di velivoli e, soprattutto, convogli, in barba ai sermoni quotidiani su mobilità sostenibile, trasporto intermodale e varie “cose” green che pare stiano bene solo accanto all’avocado e nei rendering degli enti territoriali.

Parla la parte lesa

Nelle righe che seguono parlano i protagonisti pugliesi di questa mattanza delle tredicesime (per chi ce l’ha) ben nascosta sotto l’albero, mentre il pastore con la lanterna cammina meditabondo nel presepe, alla ricerca dell’ultimo sedile disponibile.

I tre fratelli on the road da Torino e Milano per Taranto

Pietro Vito Spina ha 30 anni, è un libero professionista di Taranto che lavora a Milano, e quest’anno ha riscontrato non poche difficoltà per il ritorno a casa: «Dal punto di vista economico costa tantissimo, anche perché è difficile riuscire a programmare in anticipo la partenza: io ci riesco al massimo un mese prima. Certo, l’ideale sarebbe prenotare a settembre come, magari, riesce a fare qualche studente. Da novembre i prezzi degli aerei sono altissimi e i treni risultano quasi tutti occupati: non ce ne sono abbastanza. Nelle date di partenza “classiche”, cioè due giorni prima di Natale e ritorno, si rischia di spendere anche 200 euro a tratta… E con le low cost bisogna aggiungere anche il prezzo del bagaglio a mano o da stiva, se magari si vuol portare con sé qualche regalo. Potrei scaricare parte dei costi di viaggio, ma a queste cifre diventa sconveniente. Ho due fratelli che studiano a Torino e non percepiscono reddito, affidandosi all’aiuto proveniente dalla famiglia. Anche per loro il rientro sarebbe costato tantissimo, perché gli appelli universitari non sono sempre regolarissimi: magari un docente può decidere di fissare un parziale il 22 dicembre, e prenotare i trasporti in anticipo sarebbe un azzardo. Quest’anno noleggiamo la macchina tutti e tre insieme per scendere e risalire, con un migliaio di euro di spesa in totale: alla fine “risparmiamo”, anche se mi toccherà guidare per molte ore. Non vedo mia madre da Pasqua e questo è anche brutto a livello emotivo. Non è gradevole vivere a mille chilometri da casa e non poter incontrare i propri genitori per mesi».

Due amici “fortunati” in una Milano-Taranto con tappa a Pescara

Tommaso (nome di fantasia) è di Taranto ed è uno dei più “fortunati” avventurieri di questo Natale dominato dai disagi del trasporto. Ha 30 anni ed è impiegato presso una multinazionale con sede a Milano: «Quest’anno scenderò il 22 dicembre, partendo la sera in macchina con una mia amica che lavora a Milano come Ingegnere, anche lei di Taranto. Il costo dei biglietti e la disponibilità dei mezzi pubblici è molto discutibile da sempre, ma per fortuna lei possiede un’auto aziendale con rimborso integrale delle spese di carburante. Il viaggio ci viene a costare pochissimo e abbiamo la comodità di una station wagon dove portare i bagagli, ma non essendo un suo parente o convivente non mi è consentito guidare l’auto, così com’è scritto nel suo contratto di lavoro. Lei non è abituata alle lunghe tratte e per questo motivo spezzeremo il viaggio dormendo una notte a Pescara a casa di un’amica, per poi ripartire l’indomani alle prime luci del mattino. Al ritorno, però, abbiamo destinazioni diverse: quasi sicuramente tornerò a Milano in corriera con un viaggio notturno, per provare a risparmiare il possibile».

Il forte traffico conseguente alla carenza dei mezzi pubblici è un altro grande problema del rientro a casa nei periodi da bollino rosso

Una psicologa psicoterapeuta e il “miracolo” del Padova-Lecce scampato

Si potrebbe pensare che quello del rientro sia un problema tutto tarantino; afferente allo scollegato capoluogo ionico, ma non è così. Chiara Maggiore, Psicologa Psicoterapeuta in formazione, ha 35 anni e fa su e giù da Lecce a Padova ogni due settimane per frequentare le lezioni della scuola di specializzazione. Conosce bene il problema del caro-prezzi durante tutto l’anno: «Prendo il volo Brindisi-Venezia che ormai costa un occhio della testa o la soluzione di viaggio in treno da Lecce a Padova come ho fatto di recente, perché prenotando l’aereo pochi giorni prima avrei dovuto spendere 300 euro per due giorni. Il paradosso è che devo lavorare per pagare i mezzi per potermi formare. Per fortuna a dicembre la formazione sarà a distanza, e questo è il mio terzo anno così, ma muoversi sta diventando proibitivo. Di recente ho dovuto rinunciare a un training poiché mi sarebbe venuto a costare 450 euro solo di viaggio: non è sempre possibile prenotare prima; ormai anche un mese è poco. Siamo messi male per viaggiare a livello nazionale: ho tanti colleghi che non rientreranno per queste feste, poiché avrebbero dovuto spendere 500 euro fra andata e ritorno».

Una docente a tempo determinato senza stipendio da Venezia a Bari

Tanti anche gli insegnanti pugliesi che, con grande spirito di abnegazione, vanno a lavorare nelle scuole del Nord dove trovano posto. Francesca (nome di fantasia) ha 31 anni, è una docente con contratto a tempo determinato di Bari e presta servizio in un comune della provincia di Venezia: «Scenderò il 22, che coincide con l’ultimo giorno di lavoro a scuola, e la difficoltà maggiore resta sempre il costo del biglietto, perché col passare degli anni la tariffa aumenta. I biglietti andrebbero prenotati prestissimo: vanno letteralmente “a ruba”. Se a questo si aggiunge che non percepisco lo stipendio da settembre, poiché in ragione del mio contratto non so quando mi sarà liquidato, si comprende perché ho deciso di ridurre il viaggio di rientro al periodo natalizio. Evito di tornare a Pasqua, principalmente per una questione economica: resterò qui in Veneto quei cinque giorni, anche se – effettivamente – non è il massimo. Per questa volta ho iniziato a monitorare la prenotazione degli autobus da settembre ma, si sa, non era ancora possibile acquistare i biglietti».

La supplente della supplente ATA da Milano a Sava (TA)

Anche Antonella Lomartire, originaria di Sava (TA), lavora nella scuola con contratto precario. Ha 45 anni e fa parte dell’organico amministrativo di un istituto della provincia meneghina: «Non sono precaria; di più. Sostituisco un’amministrativa supplente annuale che è in malattia. Da novembre a ora ho già avuto tre contratti, ma al momento sono rientrata poiché in malattia e dovrei ricominciare l’11 dicembre (giorno che ho dovuto prendere “in più” per motivi di viaggio). Ho avuto la fortuna di accaparrarmi l’ultimo posto in offerta a 86 euro con il Frecciarossa Taranto-Milano, altrimenti sarei dovuta passare alla prima classe a partire da 110-130 euro, infatti, quando scesi il 5 novembre spesi 134 euro. Io ho la mia famiglia qui ma mi serve punteggio nelle graduatorie. Ho chiesto all’agenzia viaggi le informazioni per riscendere il 22, ma non posso fare grandi programmi, non essendo di ruolo. Ho i contratti in scadenza il 15 dicembre e non so cosa mi accadrà l’indomani. Per il momento, comunque, l’InterCityNotte è già pieno, così come per la sera seguente: se vorrò tornare a Natale, mi toccherà farlo il 24 stesso o anticipare la partenza al 21 con MarinoBus. Degli aerei è inutile anche parlarne; è la questione più brutta: quando feci domanda pensavo di usarli come facevano tutti, ma poi mi sono trovata spiazzata con l’aumento dei prezzi. Sul bilancio familiare, con uno stipendio di 1150-1200 euro, vivere da trasfertista diventa proprio impossibile».

La scarsità dei convogli, il mancato aggiornamento di buona parte della rete ferroviaria nazionale e l’alto costo dei biglietti, trasformano l’Alta Velocità a marchio Frecciarossa in una vera e propria chimera

L’insegnante di sostegno con permesso non retribuito da Torino a Taranto

Barbara Lubrano ha 38 anni e fa l’insegnante di sostegno in una scuola media di Torino, anche se è di Taranto: «Io ho dovuto chiedere un permesso non retribuito a scuola il giorno 22 dicembre, perché altrimenti non sarei potuta scendere per i prezzi troppo alti. A causa del costo dei voli e degli orari scomodissimi non partirò da Torino: mi recherò a Milano e da lì decollerò per Bari. Fra andata e ritorno sto spendendo intorno ai 300 euro, considerando che poi non avrò la retribuzione relativa al periodo lavorativo per cui ho dovuto chiedere il permesso. Se non bastasse, a questa cifra si deve aggiungere il prezzo dello spostamento da e per gli aeroporti.

Una lavoratrice che opta per la bassa stagione da Bergamo a Taranto

Zara (nome di fantasia) ha 33 anni, è di Taranto e lavora nel retail a Bergamo: «Sto già prenotando il volo per dicembre 2070, così risparmio… Costa 598,99 euro anziché 600 euro. Io mi sento “fortunata”, perché bene o male riesco a ritagliarmi delle ferie durante l’anno per tornare dalla mia famiglia. Ma a Natale, per il lavoro che faccio, diventa impensabile prendere più di due o tre giorni. Tutto questo fa venire molta rabbia: magari sopra c’è chi si è creato una famiglia e cerca di compensare, ma ci sono tanti studenti e lavoratori che trascorrono le feste da soli fra le mura di casa. Avevo messo in conto di partire il 24 dopo aver lavorato, atterrare a Brindisi per poi raggiungere Taranto e ripartire il 26: giusto il tempo per passare il Natale in famiglia, ma non lo faccio dal 2020. Godetevi i pranzi “seri” anche per me».

Ripristinare i diritti di lavoratori e studenti off-site con una legge ad hoc

Due sono gli elementi che risaltano da questo esiguo eppur risonante campione intervistato. Per prima cosa c’è un utilizzo colloquiale del verbo “scendere” e del suo antonimo “salire” che spiega da sé la condizione psicologica di un Paese in cui Nord e Sud non sono due punti cardinali, ma due status che racchiudono un lembo di terra in grado di determinare l’affannosa scalata sociale del comune mortale, nato col peccato originale di doversi fare da sé. Dopodiché, il colabrodo di ferrovie, autostrade e scali aeroportuali è dramma collettivo che, naturalmente, pesa più per chi deve coprire un bel pezzo di strada per rivedere le persone che ama – e sia ben chiaro che se il fine ultimo dello Stato è aumentare la produttività, quello dell’essere umano è relazionarsi ai suoi simili.

L’alienazione e la frustrazione determinate da queste condizioni di subalternità sociale in cui viene posto un italiano nativo del Mezzogiorno, rompono la Costituzione materiale e fanno poltiglia dei più basilari principi dell’ordinamento, discendenti da un sentire comune che ai primi fiocchi di neve viene messo in discussione ogni anno. Quando in Italia ci sono le elezioni, ai cittadini domiciliati in città diverse da quella di residenza viene assicurato l’esercizio del diritto di voto, offrendo loro la possibilità di rientrare presso il Comune della propria sezione con viaggi in treno a prezzi vantaggiosi, dietro la compilazione di un’autocertificazione. Ma se è vero che la Repubblica tutela, com’è giusto che sia, il diritto di voto, perché non tutela con la stessa forza i diritti della famiglia?

Molto spesso viaggiare non è un piacere ma una necessità, ed è bene che lo Stato faccia la sua parte anche in questo

Non serve l’ennesima postilla a qualche legge contenitore dove infilare misure posticcio dedicate ai cittadini “[…] con un Isee inferiore ad € 15.000,00”, ecc.: chi ne compila uno da trentamila l’anno a Milano deve fare i conti con un potere d’acquisto che gli consente di viver sì meglio di una babushka che vende i fiorellini di campo ai bordi dei marciapiedi di San Pietroburgo, ma molto peggio di come meriterebbe a parità di mansioni in un Paese che dice di voler guardare a Ovest. Se è vero che i principi della Costituzione italiana sono tutti dalla parte degli off-site, è il Titolo II della Carta in materia di rapporti etico-sociali a togliere ogni dubbio, quando si afferma che la Repubblica “riconosce i diritti della famiglia” (Art. 29, 1° co.); “agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia” (Art. 31, 1° co.); “protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo” (Art. 31, 2° co.), per restare sul pratico.

Il Governo Meloni più di altri (almeno a parole), sembra voler perorare una politica di natalità per invertire l’inverno demografico italiano, ma con quali presupposti? Quanto sarebbe utile al fine una legge ad hoc che tuteli “la formazione della famiglia”, consentendo a una madre di Taranto che lavora a Milano di raggiungere suo figlio adolescente per le festività natalizie, senza preoccuparsi di non poter affrontare il costo del viaggio? C’è una sola risposta: sarebbe molto utile. Una misura che dovrebbe essere basata sulla semplice condizione di lavoratore o studente fuorisede, sia all’interno che all’esterno dei confini nazionali, con il desiderio di riabbracciare i parenti, l’amore della sua vita o gli amici. Una norma di civiltà e dignità che tuteli il basico diritto all’autodeterminazione della persona, incarnando un’aspirazione universale nel rispetto dei giusti criteri di progressività.

È chiaro che prima di immaginare una legge del genere, si dovrebbe ripensare il traffico aereo nazionale, ricostruire le ferrovie di mezza Italia e implementare l’Alta Velocità (quella vera) da e per le maggiori città del Sud, isole incluse. Per fortuna che, invece, da Palazzo Chigi stanno pensando di introdurre l’autonomia differenziata: a quel punto il problema del caro-biglietti sarà solo un lontano ricordo. Studenti e lavoratori emigrati a Nord potranno direttamente proporre istanza di ricongiungimento familiare di cui all’Art. 29 del Testo Unico sull’immigrazione, e non se ne parlerà più. Da Taranto si partirà con la diligenza. Sosta a Matera per abbeverare i cavalli.

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