Non deve essere facile rimanere, per anni, ostaggio dei partiti. Soprattutto, se le decisioni monitorate dai piani alti cambiano, di volta in volta, direzioni e versioni. Soprattutto, se non hai alle spalle anni di militanza politica perché provieni dalla società civile.

Questo Rinaldo Melucci lo sa bene e ha provato anche a dirlo durante la conferenza stampa convocata giovedì, 14 dicembre, a Palazzo di Città. Le espressioni del sindaco: “sono esausto” o “trattamento disumano” non sono passate di certo inosservate e assumono anche una particolare valenza quando riposte le armi, riceve l’ennesimo schiaffo dai partiti regionali.

Dopo aver azzerato la giunta, ieri pomeriggio, le forze politiche progressiste gli hanno lanciato l’aut aut, che è stato molto chiaro: non intendono rinunciare alle poltrone e agli incarichi nelle municipalizzate. Purtroppo, com’è legittimo che accada in politica, si è sempre cercato di tutelare le proprie alleanze, si fanno e disfano accordi nelle stanze dei bottoni.

Sarebbe questa la vera ragione per cui si sta consumando questa ennesima battaglia personale, tra il sindaco e i partiti regionali, in cui le sofferenze e le criticità della comunità passano in secondo piano. Come sempre. Quando un nuovo gruppo (Italia Viva attualmente conterebbe + 6 consiglieri, quali Massimiliano Stellato, Carmen Casula, Michele Patano, Filippo Illiano, Adriano Tribbia e Patrizia Mignolo, + 2 assessori quali Angelica Lussoso e Cosimo Ciraci e infine il sindaco Rinaldo Melucci) cresce numericamente, a vista d’occhio, con la benedizione di chi deve invece sottostare ai piani regionali, si deve fermare.

Succede che, quando metti su una coalizione in cui la maggior parte degli eletti proviene da tutt’altra estrazione politica, prima o poi scoppia. O meglio, implode. In questo caso prima…

L’avvisaglia delle recenti tensioni è iniziata un anno e mezzo fa, quando i consiglieri di maggioranza non hanno votato all’unanimità alcune mozioni, hanno deciso di cambiare gruppi o passare direttamente in opposizione.

Dal Partito Democratico che man mano perdeva pezzi o dal Movimento 5 Stelle che con fermezza ha chiesto a più riprese il rispetto del programma elettorale, il sindaco Melucci ha deciso di riguardarsi, cercando sicurezza e libertà ( a suo dire) altrove. E, al di là degli interessi personali futuri, in aula consiliare, in quei mesi contava salvaguardare i numeri per poter avere la certezza di lavorare per la comunità.

Melucci, per sua stessa ammissione, ha voluto fare un esperimento politico (quale? tirarsi dentro chi lo aveva tradito due anni prima?) in tempi non politicamente maturi, e ora ne sta pagando le conseguenze. La scelta di aderire ad Italia Viva potrebbe essere stata dettata, in primis, dalla sua poca esperienza politica, oppure dalla voglia di tenere in piedi una giunta traballante piuttosto che tornare alla paralisi amministrativa di un nuovo commissariamento. O semplicemente, ha creduto di agire diversamente e di proprio pugno. Ed è altrettanto vero che in politica, quando ci si pone a capo di una coalizione così eterogena e variegata, bisogna essere propensi al dialogo e saper scendere a compromessi; peculiarità caratteriali che il primo cittadino non ha mai avuto e che hanno influenzato la sua azione politica.

In questo gioco di ruoli, in cui ognuno si è cucito un’etichetta addosso, tra chi tira per la giacchetta e chi giura fedeltà, mosso dai propri interessi, la città sta pagando e pagherà, ancora una volta, le conseguenze.

E forse la soluzione più sensata sarebbe proprio quella di evitare di bloccare nuovamente la progettualità di una città che, seppur a rilento, sta cambiando le sue sembianze. Per carità, qui nessuno cerca di difendere il sindaco.  Ma è giusto, forse, nei confronti della verità che si cerca di raccontare ai lettori, porsi dall’altra parte e guardare la vicenda da una prospettiva più ampia. E fin quando nella storia, la responsabilità verrà addossata sempre e solo ad una persona, la storia stessa verrà raccontata in maniera incompleta.

One Response

  1. Melucci è indifendibile a prescindere: personaggio vacuo, pieno di sé e con inspiegabili manie di grandezza, fondate sul nulla assoluto. Basti pensare alla vicenda dello Iacovone e dei Giochi del Mediterraneo. Meglio una sana gestione commissariale per poi ritornare alle urne, sperando che nel frattempo venga fuori qualche candidatura di alto profilo, di destra o sinistra poco importa. Taranto sta morendo nell’indifferenza generale, tra inquinamento, anarchia urbana, desertificazione commerciale, deiezioni canine e spazzatura a gogò. Meno rendering e più fatti concreti, grazie. Una volta tanto meriteremmo un De Caro anche noi…

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