“Negli ospedali della nostra Asl (‘Santissima Annunziata’ e ‘San Giuseppe Moscati’ di Taranto, ‘San Pio’ di Castellaneta e ‘San Marco’ di Grottaglie) la situazione è davvero drammatica per la carenza di infermieri: siamo sotto di almeno 400 unità e le 63 assunzioni recentemente effettuate dalla Regione a malapena coprono i pensionamenti”. Così dichiara Pierpaolo Volpe, presidente dell’Opi di Taranto (Ordine professioni infermieristiche) che racconta di operatori che, a causa dell’insufficienza d’organico, nei vari reparti lavorano sotto stress e che non rendono come dovrebbero.
Il presidente Volpe rinnova l’appello al governatore della Regione Puglia Michele Emiliano e alla politica locale per l’immediato sblocco delle assunzioni in quanto i reparti sono ormai stracolmi di pazienti da assistere in carenza cronica di personale. “C’è una vera e propria emergenza al ‘Santissima Annunziata’ – dice – dove la carenza di infermieri e di operatori socio sanitari in reparti sovraffollati sta mortificando la professione e la qualità dell’assistenza”.
Particolarmente preoccupante si presenta la situazione del Pronto Soccorso del ‘Santissima Annunziata’, dove il personale, decimato dal picco di casi Covid e influenza, è ormai allo stremo delle forze, costretto a gestire centinaia di accessi, subendo da parte degli utenti proteste, in qualche caso anche veementi, per le estenuanti attese.
“Temiamo soprattutto quanto accadrà, sempre per la carenza di organico infermieristico, con l’entrata in funzione del nuovo ospedale “San Cataldo” dove si prevedono 730 posti letti, anche se non sappiamo ancora per quali reparti: entro il 2026 avverrà il trasferimento dei ricoverati – si chiede Volpe – Verrà garantito un adeguato apporto di personale in termini numerici?”.
Ma, secondo il presidente dell’Opi, è tutta la situazione del settore infermieristico in Italia che da tempo mostra segni di profonda crisi per vari motivi di scarsa attrattività, innanzitutto quello relativo alla retribuzione. Secondo l’indagine effettuata recentemente dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), gli stipendi dei nostri infermieri sono inferiori di oltre il 40% fra quelli delle 36 nazioni aderenti, secondo una media ponderata che tiene conto di vari fattori locali, in particolare del costo della vita. In Italia infatti un infermiere guadagna mediamente all’anno 39mila dollari l’anno, contro i 48mila del Regno Unito, i 56mila della Spagna e i 71mila dell’Olanda. A passarsela meglio è il Lussemburgo, con circa 104mila dollari. Peggio di noi la Grecia (34mila) e l’Ungheria (33mila)”.
Questa disparità di trattamento è causa, da anni, negli ospedali situati nei pressi dei confini settentrionali dell’Italia, di una preoccupante fuga del personale infermieristico verso la Svizzera, dove si assicurano adeguate retribuzioni e minori carichi lavorativi, con la possibilità di far agevolmente ritorno a casa a fine turno.
“Nonostante la disoccupazione imperversante nel nostro Paese, gli iscritti ai corsi universitari per l’accesso alla professione non riescono a coprire i posti messi a bando per gli stipendi non proporzionati rispetto all’impegno e alla responsabilità che comporta il nostro lavoro – dice Volpe, aggiungendo che molti giovani non ci pensano due volte ad abbandonare il posto da infermiere o la frequenza degli studi universitari formativi se vincitori di concorsi in altri ambiti occupazionali. “Chiediamo dunque al governo con urgenza – conclude – interventi seri e maggiore sicurezza per restituire agli operatori la giusta dignità professionale”.