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Sta per iniziare un nuovo capitolo nell’infinita vicenda dell’ex Ilva. Una seconda amministrazione straordinaria questa volta molto sui generis, con una società come Acciaierie d’Italia che di fatto non possiede alcun bene, con al suo interno un socio privato in maggioranza (ArcelorMittal) ed un socio pubblico (Invitalia) in minoranza. Società che adesso, anche se il come non è stato ancora chiarito, sarà gestita presumibilmente da tre commissari, che si andranno a confrontare con gli altri tre commissari di Ilva in Amministrazione Straordinaria, la società proprietaria degli impianti di Taranto e dei siti presenti in Italia. Una società, Acciaierie d’Italia, che almeno sino al 31 maggio gestirà in fitto gli impianti (anche in questo caso il come non è stato ancora chiarito), in attesa che venga promosso un nuovo bando di gara internazionale per trovare eventualmente dei nuovi affittuari. Visto che, a meno di nuovi colpi di scena, gli impianti dell’area a caldo di Taranto resteranno ancora sotto sequestro giudiziario: aspetto questo che resta il vero nodo gordiano di tutta questa vicenda, ma di cui nessuno ha il coraggio di parlare (tranne Franco Bernabé e l’ad Lucia Morselli che seppur in ruoli diversi, con esperienze e caratteri diversi, hanno capito da tempo quasi sono i reali problemi di questa lunghissima vertenza).

Senza dimenticare il probabile e doloroso contenzioso che si aprirà con ArcelorMittal (con la multinazionale che ha inviato una lettera al ministero delle Imprese nella quale ha messo nero su bianco che l’avvio della procedura dell’amministrazione straordinaria si configura come “una grave violazione dell’accordo di investimento“), che potrebbe costare allo Stato italiano ingenti somme, oltre a rischiare di diventare un ostacolo insormontabile per il rilancio (se mai ci sarà) del più grande siderurgico d’Europa. Quale altro gruppo industriale privato avrà voglia di barcamenarsi in una situazione di questo genere non lo riusciamo davvero ad immaginare. Né al momento è chiaro come sarà garantita la continuità aziendale e produttiva della fabbrica, la manutenzione degli impianti, quante risorse serviranno per traghettare l’azienda almeno per i prossimi 12 mesi. Senza dimenticare le risorse e le tutele necessarie per blindare la situazione dei lavoratori diretti, e soprattutto di quelli indiretti occupati nelle svariate decine dell’indotto e di quelli rimasti all’interno del bacino di Ilva in AS, così come si dovrà capire in che modo si arriverà o meno ad un accordo con i creditori e i fornitori.

Dunque, sarà amministrazione straordinaria. Il decreto del ministero delle Imprese potrebbe arrivare già domani oppure mercoledì durante il previsto Consiglio dei Ministri. Lo ha confermato ieri sera il governo incontrando nella Sala Monumentale della Presidenza del Consiglio in due distinti incontri rappresentanti dell’indotto e le organizzazioni sindacali sull’ex Ilva di Taranto. A presiederli il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, con la partecipazione dei Ministri dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone e degli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il PNRR, Raffaele Fitto. Per l’indotto, hanno partecipato i rappresentanti di A.I.G.I, Casartigiani Puglia, Confindustria Taranto, Confapi Taranto, Confartigianato Puglia, Federmanager, Fai Conftrasporto. Per i sindacati erano presenti i rappresentanti di Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl Metalmeccanici, Usb.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/18/ex-ilva-invitalia-chiede-il-commissariamento/)

Nel corso della prima riunione, il Governo ha informato le imprese dell’indotto sugli ultimi sviluppi della procedura in corso per salvaguardare la continuità produttiva dell’azienda. In particolare, l’Esecutivo ha illustrato i provvedimenti già adottati per la tutela dei lavoratori e delle aziende dell’indotto e ha annunciato l’intenzione di mettere in campo un ammortizzatore sociale unico. Il Governo ha, inoltre, ha aggiornato sull’istanza per la richiesta di amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia Spa (AdI) avanzata al Mimit da Invitalia Spa, socio pubblico di AdI, con l’obiettivo della continuità e del rilancio produttivo degli impianti. Il Governo ha riferito che a giorni saranno nominati i commissari straordinari, assicurando che la scelta ricadrà su figure che abbiano una professionalità e una competenza specifica nel settore siderurgico e una conoscenza diretta degli impianti (si vocifera della possibilità che tra i tre commissari figuri una persona che conosce la fabbrica e forse di Taranto). I rappresentanti dell’indotto hanno avanzato alcune proposte con richieste di sostegno alle aziende, ricevendo dal Governo rassicurazioni che saranno sottoposte a verifica. L’Esecutivo ha, inoltre, confermato che il tavolo di confronto rimarrà attivo fino alla conclusione della vicenda dell’ex Ilva. Nel corso del tavolo con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali sono stati illustrati i provvedimenti presi a tutela dei lavoratori a partire dalla cassa integrazione già garantita per tutto il 2024. E il Governo ha informato che il decreto legge “Disposizioni urgenti a tutela dell’indotto delle grandi imprese in stato di insolvenza ammesse alla procedura di amministrazione straordinaria”, in fase di conversione in Parlamento, è suscettibile di ulteriori miglioramenti per garantire la continuità produttiva e aziendale dell’ex Ilva.

“Siamo a poche ore dall’amministrazione straordinaria e dalla nomina dei commissari straordinari, come annunciato oggi dal Governo nel corso del tavolo a Palazzo Chigi sulla vertenza ex Ilva. Come Fiom chiediamo che non si perda altro tempo, Governo e commissari garantiscano lavoratori, produzione, salute e ambiente – ha affermato al termine dell’incontro il segretario generale della Fiom Cgil Michele De Palma -. La Fiom ha sempre sostenuto la necessità della salita pubblica come garanzia della messa in sicurezza degli impianti, dell’ambiente e dei lavoratori. L’amministrazione straordinaria è una scelta del Governo su cui abbiamo chiesto chiarimenti. C’è una prima questione che riguarda i tempi. In tutti gli stabilimenti c’è il rischio del fermo degli impianti. Questo rischio va assolutamente scongiurato. Occorre garantire nello stesso tempo la continuità aziendale e la continuità produttiva. Su questo punto abbiamo chiesto di modificare il decreto in sede di conversione per assicurare la continuità produttiva anche per l’indotto e la garanzia degli ammortizzatori sociali. Ci sono problemi legati alla situazione degli impianti, alle condizioni di salute e sicurezza e di manutenzione. In questi mesi, inoltre, non sono state messe in campo le iniziative necessarie per la manutenzione degli impianti da parte della direzione aziendale e assistiamo ad un deterioramento delle relazioni industriali tra i lavoratori e l’azienda. Un altro elemento fondamentale è capire che tipo di missione avranno i commissari straordinari che daranno seguito all’iniziativa del Governo. È necessario aprire prima possibile il confronto tra i commissari straordinari e le organizzazioni sindacali – conclude De Palma -. Infine, sul tema delle risorse, è evidente che i 320 milioni di euro non bastano a rilanciare la produzione di acciaio e nel frattempo ad avviare il percorso per la decarbonizzazione. Il Governo deve prevedere tutti gli investimenti necessari per salvare l’ex Ilva e la produzione dell’acciaio nel nostro Paese”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/17/crisi-ex-ilva-strada-sempre-piu-stretta/)

“Il governo ci ha confermato la chiusura dei rapporti con Mittal, in queste due settimane ha ostacolato la chiarezza per condividere un programma di rilancio e ha rilanciato per il concordato preventivo che non andrà da nessuna parte. Il governo nominerà un commissario, sarà esperto di siderurgia, sarà chiamato a prendere gli impianti e preparare un piano di attività” ha confermato il segretario della Fim Cisl Roberto Benaglia al termine dell’incontro sull’acciaieria di Taranto a Palazzo Chigi. “Si tratta di vedere le condizioni degli impianti. Abbiamo chiesto che vengano dati subito i 320 milioni e appena il piano sarà presentato. Siamo preoccupati perchè non sarà facile rimettere in piedi un attività che funzioni. In un secondo momento il governo farà un bando di gara per trovare un privato che entri nel capitale ma sarà complicato perché l’impianto ha bisogno di essere rilanciato”.  “Finalmente il divorzio è avvenuto e si apre uno spiraglio. Abbiamo ottenuto, speriamo, un primo risultato: non dovremo più confrontarci con ArcelorMittal ma con persone capaci e competenti per discutere di siderurgia e rilanciare gli stabilimenti ex Ilva salvaguardando salute, ambiente e occupazione. Siamo consapevoli che la strada sarà in salita, ma daremo finalmente alla fabbrica una nuova possibilità. Nelle prossime ore verrà nominato un primo commissario, ci hanno assicurato che sarà una persona con spiccate conoscenze siderurgiche, proprio come chiesto da noi. Serve infatti una persona che conosca il ciclo dell’acciaio e come si produce facendo attenzione all’ambiente, preservando le comunità senza dover rinunciare a un’eccellenza italiana. Finalmente il divorzio da Mittal è realtà, da oggi si deve cambiare pagina” ha invece affermato Rocco Palombella, segretario generale Uilm.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/16/ex-ilva-ormai-e-tutti-contro-tutti/)

“E’ stata affrontata la situazione generale dell’ex Ilva, responsabilmente possiamo affermare che basta dover apprendere di anomalie insensate da una multinazionale, vogliamo che veramente ora si volti pagina e si garantisca il rilancio dell’azienda e soprattutto, di salvare la continuità produttiva e l’occupazione che sono primarie”. Così invece il segretario nazionale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera a margine dell’articolata riunione dell’ex Ilva. “Come UglM a questo punto siamo favorevoli affinché essendoci interessi di più imprese multinazionali a investire sulla siderurgia in Italia, scendano in campo e noi – aggiunge Spera – saremmo a sostegno a supportare eventuali nuovi accordi che riguardano il sito industriale di Taranto come ben avvenuto per il sito di Piombino. Il Governo tanto finora ha fatto purtroppo, è ufficiale che Invitalia, il socio pubblico dell’azienda, ha inoltrato al ministero delle Imprese e del Made in Italy la sua richiesta nell’attivare la procedura di amministrazione straordinaria che prevale su quella del concordato preventivo avviata da Acciaierie d’Italia: a breve il Ministero procederà alla nomina dei commissari e – conclude Spera -, chiediamo che i commissari che prenderanno in carico l’azienda per garantire continuità e dare rilancio, siano individuati in merito alla funzionalità degli impianti, nell’ambito professionale del settore e intenditori realmente di siderurgico”. “Nelle prossime 24/48 ore verrà nominato un commissario che dovrà gestire l’acciaieria nella delicata, e ormai inevitabile, fase dell’amministrazione straordinaria. Nel tavolo tenuto in serata a Palazzo Chigi, a domanda precisa da noi formulata circa il nome, i Ministri hanno garantito che si tratterà di una figura senz’altro competente, e che conosce il sito tarantino. Riteniamo che un paio di nomi siano alquanto scontati – così Franco Rizzo Esecutivo Confederale Usb -. Abbiamo colto l’occasione per ribadire che c’è l’assoluta necessità di aprire tavoli specifici nell’ambito dei quali affrontare tematiche diverse, non solo il futuro dell’ex Ilva e la situazione dei dipendenti diretti, ma anche quella altrettanto preoccupante, se non di più, in cui si trovano i lavoratori dell’indotto. Non facciamo mistero del fatto che ad alcuni è stata addirittura interrotta l’erogazione dell’energia elettrica, altri non possono fare la spesa. Questa è la fotografia della drammaticità del momento e, come abbiamo detto diverse volte, si parla di stipendi già ridotti. Per quel che concerne proprio i lavoratori dell’indotto ci risulta un’incongruenza: se da parte il ministro dell’Economia Giorgetti sembra lasciar intendere che in tempi stretti verrà erogato il prestito ponte ammontante a 320 milioni di euro, che servirebbe anche a dare respiro alle aziende, leggendo invece il comunicato di Aigi, la verità sembra tutt’altra. A questo punto, ora bisognerà capire come stanno le cose, auspicando che davvero si possa evitare in tutti i modi il dramma sociale delle tantissime famiglie dei lavoratori che attendono il pagamento delle mensilità maturate, gennaio e tra pochi giorni febbraio. Certamente non va dimenticato il capitolo di Ilva in Amministrazione Straordinaria: va aperta una discussione e considerato il pacchetto di proposte che abbiamo preparato guardando a tutti i lavoratori ed in particolare a questa parte che è in cassa integrazione dal 2018 e che deve rimanere agganciata all’attività dello stabilimento. Auspichiamo – conclude Rizzo -che tutti i lavoratori vengano messi in condizione di vivere con un minimo di serenità questa fase di passaggio.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/13/ex-ilva-la-versione-della-morselli/)

Una risposta

  1. Buongiorno
    Mi rivolgo a tutti gli operatori dell’ indotto Ex Ilva siamo in una svolta epocale che verrà pagata essenzialmente dagli autotrasportatori e dalle aziende tarantine
    Tanti di noi non potranno continuare la loro attività e consegneranno i libri contabili in Tribunale.
    Non fatevi abbindolare dalle chiacchiere dei ministri
    Sarà una svolta con lacrime e sangue, quello nostro e dei nostri dipendenti.
    Buona fortuna
    Vecchione Giulio

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