| --° Taranto

Ce lo meritiamo. La degna conclusione (ma anche prosecuzione) di uno dei capitoli più bui della storia politica di Taranto. Una città che, tra le 18 e le 19 di ieri sera, pendeva dalle labbra di un consigliere comunale diventato improvvisamente latitante, dichiaratosi da tempo tra i più acerrimi rivali del sindaco Melucci (primo firmatario della mozione di sfiducia) ma disposto a far saltare il banco all’ultimo momento.

Proprio lui, Luigi Abbate di “Taranto senza Ilva”, il personaggio con il microfono sempre aperto, lo “stalker” della malapolitica, l’imbarazzante protagonista delle “vaiassate” in consiglio comunale, è stato artefice di un clamoroso colpo di scena: “Non firmo perché non sono il pupazzo di Emiliano”.

E probabilmente questo circo, fatto solo di clown, nani e ballerine, meritava un tale epilogo, se è vero che si sono ritrovati tutti assieme a firmare le dimissioni, per mandare a casa il Melucci bis, centrodestra, centrosinistra, progressisti e liste civiche. Il primo cittadino era riuscito nell’impresa storica di mettersi contro trasversalmente tutto il panorama politico locale. Ora resta appeso ad un filo, con un indice di governabilità ai minimi termini.

Quanto accaduto è l’inequivocabile segnale di questi tempi fluidi in cui l’ideologia politica non esiste più, soverchiata dalla logica mercantilistica di un “manuale Cencelli” aggiornato ai tempi moderni.

Taranto è rimasta una città senza firma, anonima, come anonimi sono i protagonisti della sua politica.

 

3 risposte

  1. Condivido al 100% quanto scritto. Purtroppo aver dato spazio e voti a liste e candidati improvvisati, compreso Melucci, senza un retroterra di esperienze politiche, culturali e di gestione amministrativa ha causato una situazione di ingovernabilità e di rissa continua. Un consiglio comunale senza spina dorsale e senza competenze che si è reso sempre in ogni giorno di più. Questi personaggi ci fanno rimpiangere la DC il PCI e perfino MSI e PLI che a Taranto hanno avuto illustri rappresentanti.

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