È venuto a mancare nelle scorse ore il giornalista Ernesto Assante, tra i più noti critici musicali italiani, autore radiofonico e televisivo, nonché conduttore. Aveva 66 anni. Storico caporedattore del quotidiano “La Repubblica”, autore e conduttore televisivo e radiofonico, Assante è stato collaboratore con numerosi settimanali e mensili italiani e stranieri, tra i quali Epoca, L’Espresso, Rolling Stone. nonché direttore artistico del festival Medimex che lo ha visto protagonista a Taranto, come moderatore, di numerosi talk legati al mondo della musica.
Riproponiamo di seguito uno stralcio dell’intervista che gli facemmo nel giugno dello scorso anno in occasione dell’anteprima dell’apertura della mostra dedicata alla New York di fine anni ’60 – inizi anni’ 70, di Lou Reed e Andy Warhol.
Possiamo rispolverare la frase “i Dinosauri non muoiono mai”, nel senso che per trovare della musica buona dobbiamo guardarci indietro di 40-50 anni?
“Non siamo proprio nel momento migliore per la musica ma per fortuna essa vive di cicli per cui sono fiducioso per il futuro”. C’è tanta quantità nella musica moderna ed in questa quantità bisogna saper scovare anche la qualità che indubbiamente credo non manchi. I ragazzi, oggi, arrivano alla musica con molta facilità e senza filtri. Filtri che però aiutano a trovare le cose buone e che un tempo permettevano di scoprire i grandi artisti e la grande musica. Ritengo che manchi l’approccio dettato dalla curiosità ai giorni nostri.
Il mestiere del critico musicale è cambiato rispetto agli anni ‘70-‘80-’90 ad esempio?
“Direi totalmente cambiato. Aggiungerei che sostanzialmente è inutile di questi tempi perché ognuno si fa la propria playlist. Però non demordo, credo che alla fine chi ascolta, vede e legge più degli altri, come il critico, a qualcosa serve e potrà tornare più utile in futuro”.
Carlo Massarini, un altro dei giganti della critica musicale italiana, sul suo profilo Facebook lo ha ricordato così “C’è dolore, ma anche la bella sensazione di avere conosciuto uno giusto. Perché (lo dico a quelli che conoscevano solo la voce o la scrittura) Ernesto era un entusiasta, di spirito leggero e di concretezza spessa, appassionato generoso e leale. E un family man. Uno a cui non era possibile non volere bene. Ernesto è un pezzo della nostra storia italiana”.
*foto Simone Calienno