“Mi aspetto che qualcuno di voi mi ponga qualche suggerimento, qualche interrogativo, anche se necessario qualche critica, affinché possa rispondervi da subito e rispondervi con i fatti”. Ha esordito così il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, parlando all’alba ai lavoratori e delegati sindacali di Acciaierie d’Italia riuniti in una sala della fabbrica. Accanto al ministro, i commissari straordinari di Acciaierie, Giancarlo Quaranta, e di Ilva, Alessandro Danovi. “L’ultimo stipendio lo abbiamo percepito a novembre” gli ha risposto un operaio. “Dicembre senza stipendio, senza tredicesima e oggi ancora niente”, ha detto ancora il lavoratore rivolgendosi al ministro. “Siamo senza un euro ministro, ci viene da piangere, siamo tutti padri di famiglia, che cosa diciamo ai nostri figli? Cerchiamo una soluzione” lo ha incalzato un altro. “Diamo risposte ai lavoratori di Taranto” ha chiesto un altro operaio. Urso, che ha ascoltato tutte le preoccupazioni dei lavoratori, ha laconicamente risposto: “Capisco bene, so cosa significa”. 
Il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, si è poi recato in prefettura per un vertice con tutti i rappresentanti delle parti sociali, produttive e delle istituzioni locali e regionali.
“Il Governo ha deciso di commissariare l’azienda con l’amministrazione straordinaria e nel farlo ha scelto una persona che voi conoscete bene da qualche decennio, perché credo che sia nato qui e quindi conosce perfettamente tutta la vita straordinaria di questo che è stato a lungo, il più grande, importante e significativo impianto siderurgico d’Europa”, ha detto il ministro riferendosi al commissario Quaranta e alla stessa ex Ilva. “Ho visitato i capannoni, che sono i più all’avanguardia in Europa, per tutelare, come è giusto che sia, chi vive nell’azienda e chi vive ai margini dell’azienda e mi riferisco al quartiere Tamburi e ai cittadini di Taranto che devono essere in condizione di poter vivere al meglio per fare della loro città, e può diventarlo, un sito turistico importante in Puglia“. “Non si può mandare in cassa integrazione chi lavora per la sicurezza degli impianti e garantire la sicurezza del lavoro. Col decreto-legge fatto, questo non è più possibile per quest’azienda e le altre – ha detto ancora il ministro -. Per il ministro occorre rilanciare la produzione per poi “realizzare delle procedure pubbliche per consentire ad altri investitori per poter davvero scommettere su questo impianto”. “Ci sarà un tavolo che monitorerà in tempi reali, in maniera continuativa, tutta questa nuova strumentazione che è stata fatta e che proprio in queste ore sarà in Parlamento perché inizieranno le votazioni agli emendamenti”. Urso, nello specifico, ha parlato delle misure inserite nel dl per l’indotto, sia imprese che lavoratori. Si tratta, ha detto Urso, di un progetto “che deve mettere in sicurezza anche le tante piccole imprese che vivono e producono intorno a quello che io spero possa tornare ad essere il più grande e comunque il più significativo sul piano della tecnologia ambientale, sito siderurgico italiano”. Sul prestito ponte per Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, da 320 milioni di euro, inserito nel dl dell’amministrazione straordinaria, “ne ho parlato domenica con il commissario europeo Vestager e pensiamo che si possa e si debba realizzare nei limiti delle regole europee”. Lo ha detto oggi a Taranto in Prefettura su Acciaierie d’Italia il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, in un punto stampa a margine di un tavolo in prefettura. Ma “per far questo – ha detto Urso – occorre un piano industriale che dimostri da subito che il prestito ponte possa essere restituito, perché tale è e appunto deve essere restituito. Questo servirà anche a dare garanzie alle imprese dell’indotto e ai lavoratori perché se la Commissione UE acconsentirà al prestito ponte, vuol dire che persino la Commissione UE è convinta che siamo in condizioni di rilanciare il sito produttivo di Taranto”. “La prossima settimana sarò a Novi ligure, Genova e Racconigi perché noi crediamo fortemente che occorra rilanciare da subito la produzione siderurgica per poi realizzare delle procedure pubbliche per consentire ad altri investitori di scommettere su questo impianto”.
“Nel contempo – ha aggiunto – abbiamo chiesto all’Europa di cambiare la politica siderurgica e industriale“. Urso ha sottolineato che in Europa va cambiata la politica siderurgica “perché altrimenti saremo schiacciati da chi produce fuori dall’Europa, ma senza rispettare le condizioni ambientali e sociali che noi, giustamente, vogliamo rispettare. Ma non possiamo vivere e produrre con concorrenza sleale con chi fuori dall’Europa sta realizzando impianti siderurgici, anche a carbone, per invadere il mercato europeo. Questo non sarà più consentito, non lo sarà sicuramente fino a quando il Governo italiano porrà queste condizioni in Europa. Sono convinto – ha detto ancora Urso – che tra i commissari europei, tra gli altri ministri della nostra comune casa europea, si è aperta una riflessione su come cambiare tempistiche e obiettivi della politica siderurgica europea per rendere gli stabilimenti rispettosi dell’ambiente e comunque competitivi rispetto a quelli realizzati fuori dal continente europeo”. “Se l’industria italiana esiste lo è perché c’è stata a monte un’industria siderurgica – ha proseguito ritornando sulla vicenda Ilva – non abbiamo nessuna intenzione di rinunciare a questo sito. Abbiamo la volontà di rilanciarlo in sicurezza ambientale. La sicurezza ambientale è fondamentale e con essa quella del lavoro. Metterò in condizioni il commissario di avere subito le risorse per la manutenzione degli impianti e con il decreto-legge che abbiamo realizzato è obbligatorio mantenere al lavoro i manutentori. I primi lavoratori che devono essere in fabbrica sono quelli che garantiscono la sicurezza. Il Governo c’è oggi e ci sarà anche nei prossimi mesi e anni quando il sito sarà gestito, me lo auguro, da un player industriale importante e significativo che scommetta sul sito e quindi sul lavoro di Taranto per rilanciarlo in Italia e in Europa, e noi controlleremo passo dopo passo”. “Se questo lavoro sarà fatto e se vinciamo la sfida di Taranto vuol dire che ci riusciamo in Italia. In palio c’è la sfida del lavoro italiano” ha concluso il ministro.
“Si sono svolti oggi incontri importanti a Taranto che vanno nella direzione di ristabilire relazioni sindacali e istituzionali corrette con le organizzazioni sindacali. È necessario lavorare nei prossimi giorni ad un accordo di ripartenza, a partire dai singoli impianti, che riconosca alle lavoratrici e ai lavoratori di aver salvato l’azienda e la produzione, e che attraverso azioni concrete possa permettere il rilancio produttivo e il risanamento ambientale”. Così Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, commentano la giornata odierna. “È importante che il confronto alla Presidenza del Consiglio prosegua, dopo aver garantito la continuità aziendale con il decreto ed il relativo commissariamento, è necessario lavorare per la continuità produttiva. È ora che si avvii il confronto da subito per condividere e stabilire le condizioni del bando a partire dalla garanzia dell’occupazione per tutti i siti. È utile chiarire che in questi mesi siccome eravamo impegnati a dare un futuro, non abbiamo polemizzato su affermazioni che aprivano a strade di rimpicciolimento dell’ex Ilva e di alienazione di aree – proseguono -. La prima priorità è aprire il confronto sul piano industriale e occupazionale per rilanciare la produzione di Taranto e per approvvigionare Genova e Novi Ligure che devono essere messi nelle condizioni di poter lavorare. Al contempo sarà necessario confrontarsi sulla cassa integrazione sia per i lavoratori diretti che per gli appalti avendo l’obiettivo del lavoro e della tutela del salario. La decisione del commissario straordinario di confrontarsi a Taranto e nei prossimi giorni a Genova, Novi Ligure, Racconigi e a seguire negli altri siti, a partire dal mettere in sicurezza gli impianti investendo sulle manutenzioni ordinarie e straordinarie, è condivisa e continueremo ad essere impegnati ad un piano di interventi dopo una condivisione di analisi delle criticità. Per realizzarli è necessario che il commissario abbia la disponibilità finanziaria necessaria al rilancio dell’ex Ilva”. “Tutto questo può segnare per noi un passo di partenza di una nuova Ilva, dobbiamo capire adesso come sanare le lacerazioni lasciate dalla gestione precedente, anche con la comunità, non solo con il lavoratori, ma credo che le scelte fatte sin qui siano l’inizio di un percorso che può portare alla soluzione della vertenza”. È quanto affermato da Valerio D’Alò segretario nazionale Fim-Cisl al termine dell’incontro in Prefettura a Taranto con, tra gli altri, il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. “È stata una mattinata di incontri positivi, – ha detto ancora D’Alò – insieme al Commissario siamo stati in fabbrica per ricordare tutto ciò che negli anni abbiamo denunciato e che ora e’ quanto mai diventato necessario risolvere, condizioni impiantistiche, di salute, di sicurezza dei lavoratori e il rilancio degli stessi per poter garantire il rientro dalla cassa integrazione. Il mondo delle imprese, ha aggiunto l’esponente Fim-Cisl, ha evidenziato le necessità legate ai crediti che vanno comunque gestite e agli ammortizzatori sociali che sono in discussione in queste ore come emendamenti ai decreti”. “In questi anni abbiamo fatto tutto quello che era necessario, battendoci senza esclusione di colpi, anche prendendo querele, perché stavamo vedendo che la fabbrica si stava spegnendo progressivamente, lasciandoci solamente macerie. Abbiamo scioperato, fatto presidi e numerosi incontri con il Governo che, dopo vari tentennamenti, ci ha ascoltato e ha preso la strada giusta. Finalmente oggi è una giornata importante, l’avvio di un nuovo percorso che guarda al futuro con una speranza, consapevoli, allo stesso tempo, che ancora non sono stati risolti i problemi. Bisogna ridare fiducia ai lavoratori e riallacciare il rapporto con la città, far ripartire gli impianti fermi e far rientrare le persone dalla cassa integrazione. Solo così salveremo l’ambiente, l’intera occupazione, diretta e indiretta, e la produzione di acciaio in Italia. Oggi abbiamo messo la prima pietra ma la strada è ancora lunga e complicata ma noi siamo pronti a fare la nostra parte”.
Questo il pensiero di Rocco Palombella, segretario generale Uilm. “A chi dice che vorrebbe un’Ilva più piccola diciamo che si sta sbagliando di grosso – sottolinea il leader Uilm – noi continueremo a chiedere un’Ilva giusta che possa garantire la tutela ambientale, l’occupazione, la produzione e un nuovo rapporto con i cittadini che superi le assurde contrapposizioni del passato”. “Oggi ci lasciamo alle spalle una brutta stagione, che ha visto la fabbrica a un passo dal baratro a causa di una gestione fallimentare – conclude – noi faremo la nostra parte ma occorre il massimo impegno del Governo per garantire il futuro, a partire dalle garanzie ai lavoratori dell’appalto che oggi stanno soffrendo più degli altri”. Due giornate importanti di incontri sono quelle che abbiamo vissuto e che, ci auguriamo, possano dare un po’ di speranza ai lavoratori in termini di volontà concreta di rilancio del polo siderurgico”. Così Antonio Spera, segretario nazionale UGL Metalmeccanici, commenta gli incontri di ieri e di oggi avvenuti a Taranto con il ministro Adolfo Urso, il neocommissario Giancarlo Quaranta, il prefetto, il deputato Dario Iaia, i sindacati e i lavoratori all’interno dell’azienda. “Incontri – sottolinea il sindacalista – che non avvenivano più almeno da due anni”. “L’impegno e la vicinanza dimostrate dal ministro Adolfo Urso, che ha voluto incontrare i lavoratori in azienda, e poi il presidente della Regione Puglia, Emiliano, e il sindaco di Taranto, Melucci, in Prefettura a Taranto, oltre alle aziende dell’indotto e dei trasporti, è stato un segnale molto importante. La strada che abbiamo davanti a noi non è affatto semplice, ma quello che serve, e che serviva anche prima, è un patto di coesione per rilanciare l’Ilva, che rimetta al centro gli interessi comuni: la continuità aziendale, il rilancio del polo siderurgico, la tutela ambientale e l’occupazione. È questa la strada che, come UGL Metalmeccanici, siamo disposti ad intraprendere responsabilmente insieme a tutte le altre parti in causa”, conclude Spera.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

