Bisognerà ancora attendere per traguardare una soluzione per la vertenza della Fondazione della Cittadella della Carità. E’ quanto emerso dall’ultimo incontro tra i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, della Fondazione e del gruppo Neuromed (rappresentati dal direttore generale dr. Trombetta e dr. Straziota).
Il rappresentante interessata al fitto del ramo d’azienda della casa di cura ‘Arca’ e del Poliambulatorio ha comunicato ai presenti che subito dopo il 7 maggio (data della udienza di rinuncia ad una pregressa istanza di fallimento), si procederà ad istanza di concordato preventivo e soprattutto si inizierà a discutere del nuovo piano industriale.
Alle organizzazioni sindacali è stato garantito che ci saranno investimenti e che non ci dovrebbero essere problemi sul mantenimento dei livelli occupazionali pari oggi a 160 unità (95 le unità impiegate nelle due strutture per cui si dovrebbe procedere al fitto del ramo d’azienda). Ancora poco chiaro invece il futuro della RSA L’Ulivo dove attualmente sono ospitati 80 pazienti (e dove operano 56 unità) che al momento non rientra nella trattativa in corso con il gruppo imprenditoriale abruzzese.
Tuttavia, i sindacati mantengono tutte le loro “riserve fino a quando non vedremo il piano industriale per verificare la sua sostenibilità e fattibilità. Tali dubbi e preoccupazioni rimangono anche alla luce del fatto che a tutt’oggi non ci sono novità sulla volturazione degli accreditamenti da parte della Regione e sul riaccreditamento degli ambulatori. Rimaniamo in attesa sugli imminenti sviluppi, ma al momento non ci sono novità concrete” affermano.
Sindacati che stamane hanno tenuto una conferenza stampa unitaria per tenere accesi i riflettori su quanto sta accadendo in questi mesi. “Attendiamo da mesi di conoscere prima le intenzioni del management e ora quelle dell’azienda Soave Sanità (Gruppo Neuromed) che ha acquisito il fitto di ramo d’azienda – ha dichiarato Mimmo Sardelli, della FP CGIL – ma di fronte a richieste legittime, abbiamo ricevuto in cambio approssimazione, silenzi, disinteresse. E’ una questione di futuro per una struttura che non è solo presidio di sanità sul territorio, ma anche storia stessa della città”.
“Il 23 marzo scorso ricevemmo anche le rassicurazioni di sua eccellenza l’Arcivescovo Miniero – ha detto invece Flavia Ciracì, della FP CISL di Taranto e Brindisi – ma le garanzie di rispetto e trasparenza, che ci vennero fornite in quella occasione, purtroppo ancora non hanno trovato conferma”.
Si continua quindi a galleggiare in un mare di incertezze, secondo Sardelli, Ciracì e Giovanni Maldarizzi della UIL FP che aggiunge: “L’importanza di questo servizio e di quella platea di lavoratori meriterebbe anche un intervento più deciso da parte delle istituzioni territoriali”.
Alla conferenza stampa di questa mattina ha partecipato anche una folta delegazione di lavoratori e lavoratrici della Cittadella della Carità, preoccupati per il loro futuro. Alcuni di loro attualmente in ferie forzate dopo il blocco degli accreditamenti da parte del Dipartimento Salute della Regione Puglia, in parte rientrati per la casa di cura, ma ancora in essere per i Laboratori, chiedono parole di chiarezza.
La domanda più frequente è sempre la stessa: “Riapriranno gli ambulatori?”. La data di scadenza per l’adeguamento alle prescrizioni antincendio che mesi fa avevano portato anche al blocco delle attività ambulatoriali, è infatti il prossimo 10 maggio, ma anche su questo aspetto non si hanno notizie certe.
“Si naviga a vista con il rischio concreto di perdita occupazionale, produzione di altra precarietà, e indebolimento delle risposte sugli estremi bisogni di salute di una intera comunità – mettono in guardia FP CGIL, FP CISL e UIL FPL – mentre rigiriamo tra le mani l’unico documento che abbiamo registrato in merito: tre fogli dattiloscritti presentati sotto il nome di Piano Industriale. Tre fogli, come un tema di terza media, in cui si offende il buon senso, la storia, l’intelligenza e la professionalità espressa da questi lavoratori. Il clima è certamente teso e sembra non esserci molto spazio di manovra, e i sindacati pertanto avvertono”.
“Rispediremo al mittente ogni tipo di tentativo di svuotamento di quella realtà produttiva, occupazionale e di salute – concludono Mimmo Sardelli, Flavia Ciracì e Giovanni Maldarizzi – ci opporremo ad ogni tipo di sciacallaggio su quella struttura, e se non dovessero arrivare le opportune risposte a garanzia di quei lavoratori, non ci fermeremo ed eleveremo al massimo il livello dello scontro e della lotta”.
Il futuro della Cittadella rimane dunque appeso ad un filo molto sottile. L’obiettivo resta quello di evitare l’ennesima drammatica vertenza sul lavoro e la perdita di una struttura d’assistenza sanitaria fondamentale per la nostra provincia.
