La dimensione di quello che è il Medimex, incomprensibile ancora a qualcuno, è che venerdì sera sul palco di un gremito Teatro Fusco, a parlare prima della proiezione del film ‘AngelHeadHipster.The Songs of Marc Bolan &T.Rex’ (in anteprima nazionale e seconda europea, mostrato solo in Inghilterra). c’erano uno dei giornalisti musicali più bravi di sempre (Mr Fantasy Carlo Massarini), un vincitore di tre David di Donatello (il regista ed attore tarantino Michele Riondino), un vincitore di tre Grammy Award (il produttore musicale ed ingegnere del suono Marc Urselli) ed il regista e produttore del film (l’americano Ethan Silverman, già collaboratore per la parte visiva di star della musica internazionale come Nick Cave e Judas Priest).
Insomma poteva essere un evento organizzato tranquillamente a Roma o a Milano ed invece eravamo a Taranto e per una volta quella differenza di opportunità culturali che solo le grandi città attirano non si è notata.
AngelHeaded Hipster è il primo documentario dedicato alla musica e ai testi complessi e rivoluzionari di Marc Bolan (antesignano negli anni’70 del glam rock al quale si ispirò successivamente David Bowie) e T. Rex. Riunisce materiali d’archivio, interviste con Bolan, Elton John e Ringo Starr dei Beatles, ma anche interpretazioni musicali filmate di artisti come Nick Cave, John Cameron Mitchell, Joan Jett, Macy Gray, U2, Lucinda Williams, Father John Misty e il figlio Rolan Bolan e molti altri.
Bolan è stato un cantautore sottovalutato che ha lasciato un’importante eredità nelle tracce di tanti artisti che sono venuti dopo, molti dei quali sono dentro il film e nel disco. L’artista londinese ha lasciato una traccia profonda non solo per la musica ma anche nel look (il primo ad usare il glitter, a vestirsi con abiti da donna, ad usare il boa di struzzo attorno al collo).
Il film si apre con il pezzo più noto di Bolan con i T.Rex ‘Get it On (Bang a Gong)’ del 1971 che visse una seconda vita nel 1985 grazie all’interpretazione hard rock dei ‘Power Station’ (il batterista degli Chic, chitarrista e bassista dei Duran Duran + la voce inconfondibile di Robert Palmer).
Il giornalista e critico Carlo Massarini, come sempre a suo agio quando si narra di storia della musica, ha condotto in maniera briosa il talk ed ha spiegato che il progetto del film nasce prima su disco, solo che con questo supporto non si riusciva ad avere un budget adeguato ed in un secondo momento si è fatta avanti l’ipotesi dell’abbinamento al film che ha trovato l’okay dei produttori. Un lavoro, disco+ film, per il quale ci sono voluti ben quattro anni, seppur non in continuità, per portarlo a compimento.
Il produttore e ingegnere del suono Marc Urselli, come ha detto qualcuno un talento vero che ha sempre avuto una visione innovativa del suo lavoro, incompatibile con una realtà come la nostra (lui è originario di Grottaglie ed ora cittadino adottivo di New York), ha raccontato di aver impostato il disco con il produttore del progetto in studio su Marc Bolan, Hal Willner (morto 4 anni fa, già collaboratore di lunga data di Lou Reed e del programma musicale più famoso negli Stati Uniti, ‘Saturday Night Live’), puntando non al classico disco di cover più o meno fedeli alle canzoni originali ma a materiale di Bolan completamente riarrangiato.
L’attore e regista Michele Riondino, che oltre al suo impegno nel cinema è un grande appassionato di musica (suona in una band rock, ndc) è stato coinvolto sull’argomento paura del cambiamento da parte degli artisti, sentimento che aveva coinvolto anche Bolan che nel suo dualismo con Bowie vedeva questi mutare come un camaleonte e continuare ad avere successo, mentre lui si chiedeva come mai il suo pubblico di ex teenager fosse refrattario alla sua nuova direzione musicale.
“Ti far star male quando capisci che il cambiamento di direzione artistica non viene accettato dal pubblico, in campo musicale questa difficoltà è piuttosto marcata perché si tende a fidelizzare il pubblico ad un genere”, ha dichiarato Riondino. E nel cinema? “Questa percezione esiste. Per quanto mi riguarda ad esempio per ‘Palazzina Laf’ avevo basse aspettative da parte del pubblico ed invece il film ha riscosso un buonissimo successo. Ora ho più paura di prima perché le aspettative sono alte sul prossimo film ma io dico (sorride, ndc): non aspettatevi nulla”.
Il successo, ed è la chiosa finale del talk, purtroppo oggi si misura con la quantità di visualizzazioni e non con la qualità artistica. “Una cosa tristissima che spero cambi in futuro”, ha sentenziato Urselli, mentre Massarini è stato ancora più esplicito: “Sono cresciuto con l’importanza di fare arte. Ora è decisivo vendere, fare soldi. Il mondo è cambiato e non nella maniera migliore”.
