“È stato il miglior Medimex da quando ci siamo trasferiti a Taranto. Un’edizione ambiziosa, centrata sul tema dell’intelligenza artificiale, che ha alzato ancora una volta l’asticella con una proposta live davvero importante, showcase con un livello musicale molto alto, una grande partecipazione a tutti gli appuntamenti, un bellissimo video mapping che ha illuminato le notti di Taranto e una programmazione complessiva che ha funzionato molto bene. La sintesi del coordinatore artistico Cesare Veronico è centrata, inappuntabile, veritiera.
Quest’anno la line-up del Medimex era una scommessa per l’appassionato di musica medio e – quindi – dopo aver storto la bocca, mostrato perplessità e desiderato qualcosa di più mainstream, si è tornati a casa convinti che prima di giudicare un concerto bisogna assistervi.
Edizione ambiziosa, parole giuste. Perché è ambizioso portare davanti a ben seimila persone un gruppo come The Smile, che sì sono i Radiohead sotto mentite spoglie, ma che dei Radiohead non hanno praticamente nulla se non due musicisti/pilastri di altissimo livello come Thom Yorke e Jonny Greenwood che suonano qualcosa di “alieno” più adatto ad un teatro o ad un club. Che genere suonano The Smile? Citiamo quanto ha scritto il nostro Simone Calienno nella sua recensione del concerto di sabato scorso: “Rock, Alternative, Prog, Art, Noise, Post Punk, Elettronica, Cantautorale, Jazz… La verità è che non lo sa nessuno ed è bellissimo così, perché l’armonia dei loro brani risolve ogni dubbio: i muri sono crollati; i generi, forse, non esistono più”. Al Medimex resiste la musica colta e non è proprio il caso di trovare una spiegazione a tutto questo. Il vero coraggio, oggi, risiede nell’uscire sul mercato (e sul palcoscenico) proponendo complessità, in un momento in cui la musica nuova è quasi esclusivamente “semplice”.
I Jesus and Mary Chain hanno regalato una performance di un tale impatto sonoro (un po’ come è successo con i Cult lo scorso anno) che ha riconciliato l’orecchio dell’ascoltatore medio con del buon rock suonato da gente che sa stare su un palco e lo fa ormai da quaranta anni. Considerato un gruppo di nicchia, la band composta dai due fratelli Reid ha regalato al pubblico di Taranto una chicca: sul palco con loro per cantare “Just Like Honey”, successo del 1985, è salito Jarvis Cocker dei Pulp.
La notizia di questo fuori programma tra Jarvis Cocker (frontman dei Pulp) e Jim Reid (frontman dei JMC) ha varcato i confini nazionali arrivando addirittura ad essere citata Stereogum, definito il miglior blog musicale del mondo con centinaia di migliaia di follower ma è stata rilanciata anche su altre piattaforme dedicate alla musica nel mondo.
E veniamo ai Pulp, già headliner quest’anno al Primavera Sound festival di Barcellona. Il suo cantante, l’istrionico Jarvis Cocker, ha rispettato tutte le aspettative e ha fatto ballare e divertire gli oltre quattromila della Rotonda del Lungomare. Non solo ha regalato anche lui una chicca al pubblico presente a Taranto inserendo dopo i bis una bonus track dal titolo “Bar Italia” che non eseguivano dal vivo da oltre dieci anni. E anche qui l’eco di questo fuori programma è arrivato sino in Inghilterra dove il New Musical Express, la bibbia delle riviste musicali di tutto il mondo, ha riportato la notizia che i Pulp al Medimex hanno aggiunto in scaletta questa canzone che racconta di un bar open 24, gestito da italiani sin dagli anni ’60, situato a Soho, un quartiere definito modaiolo di Londra, di cui Jarvis Cocker era assiduo frequentatore, dove molti artisti e personaggi vip amavano ritrovarsi a metà degli anni novanta per bere un caffè o un cappuccino prima di andare a dormire e dopo aver fatto nottata in giro per locali.
Infine meritano una citazione altri tre eventi di questa edizione del 2024 di Medimex: La proiezione in anteprima nazionale (seconda europea) del film su Mark Bolan, sottovalutata pop star glam degli anni’70 che ha portato sul palco del teatro Fusco un talk con la presenza di gente del calibro di Carlo Massarini (uno dei migliori critici musicali italiani), Michele Riondino (regista e attore recente, grande appassionato di musica, vincitore di tre David di Donatello con la sua opera prima “Palazzina Laf” e Mark Urselli (produttore ed ingegnere del suono, vincitore in carriera di tre Grammy Award).

Sempre sul palco del teatro Fusco si è tenuto un talk su David Bowie e Lou Reed che ha visto protagonista acclamato dal pubblico presente, il musicista e compositore Manuel Agnelli (frontman degli Afterhours) che ha suonato quattro brani (due per ciascuno dei grandi artisti di cui si è celebrata la loro influenza sulla musica contemporanea), tra cui una deliziosa “Perfect Day”.
Discorso a parte, lasciato di proposito per ultimo, il video mapping “Infinite Loop. AI Endless Exploration”, assemblato per questa edizione a cura di Roberto Santoro e Blending Pixels, che raccoglie una narrativa che mescola il mito greco delle sirene omeriche all’ardimentosa contingenza di una tecnologia sulla bocca di tutti ma nelle mani di pochi (l’IA, l’intelligenza artificiale) accompagnata da una playlist di musica elettronica azzeccatissima. Video di Franzi Baroni









