Dieci giorni prima della partenza della nazionale italiana femminile per le Olimpiadi di Parigi era andato a trovare il suo amico Julio Velasco in ritiro ed aveva già capito che c’era aria di impresa. Vincenzo Di Pinto, “il mago di Turi”, ex coach della Gioiella Prisma Taranto, ci racconta, in questa piccola chiacchierata, le sensazioni vissute a contatto con Velasco con il quale c’è una più che trentennale reciproca stima, del suo rapporto con l’ex “figlioccio” Vanny Miale (preparatore atletico azzurro, nativo di Grottaglie) e della speranza mancata (non parla di delusione) con la nazionale maschile allenata dall’altro suo amico Fefè De Giorgi.

VELASCO E L’IMPRESA DELLA FEMMINILE

“Ci siamo emozionati tutti. Abbiamo vissuto un momento di grande gioia ed emozione per questo percorso strepitoso ed entusiasmante della nazionale femminile a Parigi 2024. Il presidente della Fipav, Giuseppe Manfredi, ha avuto questa intuizione di mettersi nella mani di Julio, a quattro mesi dalle Olimpiadi, ed ha visto giusto.

Quando sono andato a trovarlo nel ritiro pre Olimpiade avevo già notato la consapevolezza nei propri mezzi della squadra. Velasco è stato determinante per cambiare tecnica e mentalità ad una squadra che aveva bisogno di trovare un sistema di gioco essenziale e concreto puntando sulle caratteristiche delle giocatrici a disposizione.

Per tecnica intendo lavorare su ricezione e cambio palla che nella gestione precedente aveva avuto alti e bassi. Per mentalità intendo la personalità e l’autorevolezza trasferite alle giocatrici. Ha potenziato le individualità dando ad ognuno di loro un compito, dei riferimenti ben precisi, all’interno del sistema di gioco.

E poi Julio ha puntato tutto sulla competenza di uno staff tecnico di primissimo livello con Barbolini, Bernardi, Leggieri, Miale, tutta gente che nel suo ambito ha dato qualcosa di più anche nel momento del confronto. Una compattezza che si è notata. Per me questa medaglia d’oro è la vittoria della competenza.

VANNY MIALE

“Lo ritengo tra i più preparati a livello mondiale nel suo ruolo. Ne sono convinto di questo, ha fatto tante di quelle esperienze interessanti, soprattutto a livello internazionale, che lo hanno fatto crescere tantissimo. Gli voglio bene ed ho subito pensato, dopo averlo incontrato la prima volta nel 2000 che avrebbe fatto tanta strada perché era uno che studiava continuamente, si aggiornava, si confrontava ed aveva tanta voglia di apprendere. Ha cominciato con me a Taranto nella prima stagione di A/1 (2000-2001) come assistente preparatore atletico di Pascal Sabato. Poi me lo sono portato a Gioia del Colle e l’ho riavuto a Taranto nella stagione 2006-07, quella dei play-off. Dopo quel risultato storico lo adocchiò Velasco e se lo portò a Montichiari. E da lì ha sempre fatto esperienze diverse alzando il livello della sua competenza.

DE GIORGI

“Secondo me non è da criticare Fefè. Con la maschile, sinora, ha fatto un grandissimo lavoro e sicuramente questa Italia poteva stare sul podio e se ci fosse arrivata nessuno avrebbe parlato di delusione. Io invece parlo di speranza persa. La speranza di poterla vedere in finale. Invece è andata così, è arrivata quarta e resta, comunque, tra le migliori nazionali al mondo. Secondo me Francia, Polonia e Stati Uniti erano squadre più esperte e complete. Avevano nei cambi, importanti quando si gioca ogni due-tre giorni, giocatori in grado di giocare allo stesso livello dei titolari. Ma sono fiducioso per il futuro, questa nazionale ha ancora ampi margini di crescita”.

 

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