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Prosegue l’anno nero del porto di Taranto, seppur con dati leggermente meno negativi, almeno per quanto riguarda il mese di luglio.

Torna a registrare percentuali positive il traffico delle Rinfuse liquide legate alle attività della raffineria Eni (+27,5% rispetto al dato registrato dodici mesi fa), percentuale che potrebbe continuare a crescere con la conclusione prevista ad ottobre dei lavori al prolungamento del pontile petroli previsto dal progetto Tempa Rossa. Dopo di che, lo scenario è coerente con l’andamento degli ultimi mesi: prosegue infatti il netto calo delle Rinfuse solide (-21,4%), a causa della profonda crisi in cui versa il siderurgico ex Ilva in marcia con un solo altoforno e nuovamente in amministrazione straordinaria dallo scorso febbraio, che quest’anno segnerà il record storico negativo nella produzione annua di acciaio dalla sua fondazione. Dati negativi anche per quanto concerne gli sbarchi -25,6%, mentre tornano in positivo gli imbarchi +13%: sprofonda invece il totale delle merci varie (-40,8%), così come resta negativo la percentuale tra le navi partite e arrivate (-9%): dal tracollo generale non si salvano le merci in container che registrano un -91,3% (rispetto al sorprendente +479,3% di maggio) e il totale dei container -92,5% (rispetto al +129,7% di maggio). In calo anche il dato dei passeggeri delle navi da crociera (-10% rispetto a dodici mesi fa).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/07/27/sprofondo-rosso-per-il-porto-di-taranto/)

Dopo il dato illusorio registrato a gennaio (+7,5%), nel mese di febbraio era arrivato il primo evidente calo (-22,4%), proseguito a marzo (-28,6%) e confermato anche nel mese di aprile (-20%) che fece registrare dati negativi in tutte le voci nel report mensile sulle merci movimentate dallo scalo ionico. Maggio non è stato da meno (anche se con qualche segno positivo in più) con un calo generale del 28,7% rispetto a dodici mesi fa. Ma è giugno, ad oggi, ad aver toccato il punto più basso con un calo generale del 40,3% rispetto a dodici mesi fa. Nei primi sei mesi del 2024 lo scalo portuale pugliese ha quindi movimentato complessivamente 5,39 milioni di tonnellate di merci, con una riduzione del -23,8% sulla prima metà dello scorso anno, di cui 2,82 milioni di tonnellate di carichi allo sbarco (-30,9%) e 2,57 milioni di tonnellate all’imbarco (-14,1%).

Come abbiamo avuto modo di scrivere negli scorsi mesi, quello in corso sarà infatti ricordato come quello in cui il porto di Taranto registrerà il minimo storico nella movimentazione delle merci (anche e soprattutto a causa della crisi gravissima che ha colpito il siderurgico tarantino ex Ilva). Come tra l’altro preannunciato per tempo dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio Sergio Prete durante il consiglio comunale monotematico dello scorso 15 maggio.

In questo scenario si collocano le prossime, imminenti novità per lo scalo ionico. A cominciare dalla verifica della concessione del Molo Poliesttoriale alla San Cataldo Container Terminal (società controllata dal colosso turco Yilport) da parte del Comitato di Gestione che dovrebbe avvenire a fine settembre. Quando sarà analizzato e discusso lo studio sulle prospettive e le opportunità del terminal di Taranto che lo scorso maggio la San Cataldo Continaeri Terminal, società controllata dal colosso turco Yilport che ha in concessione dal 2019 il Molo Polisettoriale, aveva presentato all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio nell’ambito di una riunione del comitato di ascolto anticipandone una sintesi. Studio che comunque è un aggiornamento rispetto al piano operativo e alla possibilità di chiedere in prospettiva un cambio del piano industriale della società rispetto alle loro attività sul Molo Polisettoriale.

Anche se, dopo la notizia della conferma definitiva (in verità emersa più volte in passato e che abbiamo riportato in svariati articoli negli anni) che i lavori effettuati per la realizzazione di un primo lotto della cassa di colmata funzionale all’ampliamento del V Sporgente del Porto di Taranto e al dragaggio di 2,3 milioni di metri cubi di sedimenti in area molo Polisettoriale, sono stati realizzati in grave difformità rispetto al progetto approvato, tutto potrebbe nuovamente cambiare. Di fatto, le prove effettuate nei mesi scorsi da Fincosit hanno dimostrato che la vasca non ha né tenuta idraulica né tenuta statica. Ciò significa, calcolatrice alla mano, che per effettuare i lavori inerenti la riparazione e l’ultimazione della vasca serviranno ben 220 milioni di euro che con gli oneri dell’eventuale appalto toccheranno i 270 milioni di euro. Una cifra enorme che al momento non è chiaro se sarà trovata o meno. E’ fin troppo chiaro quindi che con o senza dragaggi, cambiano radicalmente anche le prosettive future del porto e con esso l’impegno economico della stessa Yilport. Che riguarda anche e soprattutto centinaia di lavoratori ex TCT, oltre trecento, attualmente collocati all’interno dell’Agenzia del Lavoro, che sperano da anni di poter rientrare a lavoro (attualmente ne sono stati riassunti poco più di 120) senza riuscire ancora oggi a traguardare una prosettiva concreta.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/08/02/per-i-dragaggi-ora-servono-270-milioni-1/)

Tutto questo in attesa della decisione del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, qualora dovesse scegliere i porti di Taranto e Brindisi come aree idonee in merito all’avviso pubblico del ministero per ospitare il cantiere di costruzione di impianti di eolico offshore. Visto che l’Autorità portuale ha candidato quasi la metà dell’area in cui sorge il terminal contenitori, pari a quasi 400mila metri quadrati riferiti ad una zona più verso terra. L’avviso non è da confondere invece, con l’intesa che Renantis e BlueFloat Energy hanno sottoscritto nei mesi scorsi con Yilport. L’accordo sottoscritto con Yilport prevede che le aree del terminal container di Taranto siano usate per l’assemblaggio e la costruzione dei parchi eolici previsti in Puglia. E senza dimenticare da un lato l’assegnazione in concessione della Piastra Logistica, che dovrebbe avvenire mercoledì, dopo anni e anni di mancato utilizzo, e i tanti progetti che insistono sull’area ZES, tra cui l’utilizzo della Piastra Logistica e il mai avvenuto ma sempre possibile avvio dei progetti legati ad Agromed ed Eco Park (l’ex Distripark).

Nel frattempo, il porto di Taranto continua ad arrancare, restando una grande incompiuta nonostante le sue immense potenzialità a cui l’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio proverà a dare concretezza di qui ai prossimi anni. Cambiando anche la propria guida, visto che tra pochi mesi scadrà il mandato di Sergio Prete alla guida dell’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio, con il toto nomi che è già partito e di cui scriveremo nelle prossime settimane (per rispetto nei confronti delle persone coinvolte e per evitare di fare del gossip di bassa lega). Il 2024, al di là delle negative statistiche, può essere l’anno in cui si svolterà in un senso o nell’altro.

(leggi tutti gli articoli sul porto di Taranto https://www.corriereditaranto.it/?s=porto&submit=Go)

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