L’estate più calda di sempre è l’effetto di un cambiamento climatico che pare inarrestabile. La temperatura del mare si è mantenuta costantemente intorno ai 30 gradi e in quello che è più vicino a noi, il ‘Mediterraneo’, si sta assistendo ad una progressiva tropicalizzazione che ha comportato l’ingresso di specie non indigene, comunemente denominate “aliene” che sono aumentate significativamente, creando un nuovo ecosistema.
Abbiamo a tal proposito fatto una chiacchierata con Francesca Cornelia Santacesaria, “Lia”, assegnista di ricerca presso l’Università degli studi di Bari, nonché responsabile di ricerca della Jonian Dolphin Conservation.
“L’aumento delle temperature atmosferiche – ci dice – in parte dovuto ai vari tipi di inquinamento, ha riscaldato anche le nostre acque. I mari infatti assorbono l’energia termica bloccata nell’atmosfera facendone da serbatoio e surriscaldandosi di conseguenza. Nel nostro Mediterraneo il riscaldamento è più percepibile, essendo un mare chiuso e mediamente poco profondo. Con l’aumento delle temperature si registrano anche danni all’economia locale, basti pensare alla moria delle cozze tarantine coltivate nel secondo seno del mar Piccolo, oppure all’agricoltura che deve fronteggiare l’assenza di piogge”.
Lia ci chiarisce poi la questione delle “specie aliene”, di cui si sente ormai tanto parlare: “Quando le condizioni ambientali cambiano, queste posso essere ideali o accettabili per altre specie, diverse da quelle che di solito di trovano in una certa area. Per cui quando per qualche ragione una specie arriva o viene trasportata in questo ambiente, questa può trovare condizioni accettabili per la sua sopravvivenza (ed eventuale riproduzione) ed è per questo che alcune specie aliene sono invasive. Tutto può causare cambiamenti, non sempre drammatici, se si pensa che ogni ecosistema non è mai statico ed immutato. I cambiamenti sono quindi necessari, ma il problema diventa tangibile per via della rapidità con cui tutto ciò sta avvenendo”.

Infine, abbiamo approfittato per dar seguito a quella vox populi sull’assenza delle meduse nei mari di Taranto. Apprendiamo in realtà che si tratta di una percezione, per così dire, in quanto è solo dovuto ad un normale ciclo e soprattutto alle correnti, che le fanno spostare.
Difficilmente si potrà tornare indietro, ma è importante cercare di attenuare questi cambiamenti, che costituiscono un punto focale nelle agende governative degli ultimi anni.