Il campo ha ormai una risonanza marginale rispetto alle vicissitudini societarie, che mettono in secondo piano i risultati deludenti di un Taranto relegato all’ultimo posto in classifica. Il derby col Foggia è stato l’ennesimo colpo basso per la città ionica, che spera in un rapido cambiamento ai vertici del club.
LA SITUAZIONE. All’inizio di agosto, dopo le dimissioni del presidente Massimo Giove, è stato nominato Fabrizio Lucchesi come direttore generale del club. Nella sua prima conferenza stampa allo Iacovone, il diggì rossoblù aveva annunciato che il suo ruolo sarebbe stato quello di traghettatore: l’obiettivo dell’ex dirigente della Roma era quello di «rendere appetibile la società per una eventuale cessione, liberandosi dei contratti onerosi e ricostruendo il rapporto con l’Amministrazione Comunale», allora ai minimi termini. Un compito sicuramente arduo, considerando che Lucchesi ha dovuto allestire una rosa in poco più di dieci giorni. Si è poi risolta la complicata questione Capuano (contratto da 100.000€ all’anno per due anni, ndr), un peso non indifferente per le casse societarie. Inoltre, attualmente il Taranto potrà utilizzare lo Iacovone fino al 20 dicembre, prolungando la scadenza inizialmente fissata al 30 settembre dal Comune di Taranto: la nuova convenzione potrebbe agevolare l’ingresso di nuovi acquirenti. Alcuni primi approcci con cordate ci sono stati, ma la fuga di notizie potrebbe aver scoraggiato alcuni potenziali investitori.
CORSA A DUE…O FORSE TRE. Al momento, sembrerebbero due le cordate in trattativa con Giove: una guidata da Piergiuseppe Sapio, attuale direttore del settore giovanile rossoblù, e l’altra legata al fondo americano Apex Capital, che sarebbe disposto a rilevare il club per una cifra vicina ai 6 milioni di euro, debiti inclusi. Il passaggio di consegne potrebbe avvenire nei prossimi giorni: alcuni intermediari hanno già avuto dei contatti con Giove, visitando nelle scorse settimane lo Iacovone (erano presenti alla partita contro l’Altamura, ndr), oltre che lo stadio di Faggiano e l’impianto di Massafra. La terza opzione sarebbe legata a una possibile ricapitalizzazione da parte dello stesso Giove, che resterebbe alla guida del club, nonostante l’ambiente ormai a lui profondamente ostile.
LA POSIZIONE DELL’APS TARAS. Nel pomeriggio di sabato si è tenuta una riunione tra i soci dell’APS Taras: il presidente De Molfetta ha comunicato che l’associazione, che detiene le quote di minoranza del club, ha chiesto tramite PEC al Taranto l’accesso agli atti per ottenere informazioni circa il bilancio della società, la massa debitoria e la rendicontazione delle spese. La società ionica ha un paio di settimane per rispondere alla richiesta: in caso contrario, si potrà ricorrere al TAR e chiedere al giudice l’accesso agli atti. Inoltre, l’APS Taras ha confermato l’interesse del fondo americano nell’acquisizione delle quote del club.
LUCCHESI, GAUTIERI E LE SCADENZE. Il direttore generale del Taranto ha affermato più volte di essere solo un traghettatore in questo delicato momento della vita societaria. La posizione di Gautieri, per Lucchesi, non sarebbe attualmente in bilico: «Come tutti gli allenatori, può essere messo in discussione quando non arrivano i risultati, ma è ingeneroso addossare tutta la colpa al tecnico», ha dichiarato dopo la sconfitta contro il Foggia. Nel frattempo, il tempo scorre e la situazione appare sempre più critica: il 15 ottobre occorrerà saldare la seconda tranche degli stipendi (c’è bisogno di circa 200 mila euro, nrd), ma l’attuale proprietà non sembra in grado di affrontare tali spese. Pertanto, ad oggi, le soluzioni appaiono due: la cessione del club (indipendentemente dalla cordata, toscana o americana) o il rischio di una nuova penalizzazione, che comprometterebbe ulteriormente il già arduo percorso del Taranto. L’orizzonte, quindi, rimane incerto e, qualora si opti per un cambio societario, andrebbe finalizzato quanto prima per evitare ulteriori sorprese spiacevoli.
*foto Paolo Occhinegro