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Esce finalmente nelle librerie italiane per i tipi di Salani editore un fortunato libro pubblicato in Danimarca due anni fa: l’autore è Jens Andersen, giornalista noto soprattutto per aver curato una lunga biografia della famiglia Reale danese, rivelatosi un bestseller tradotto in 16 lingue. Il libro si intitola “Lego. Una storia di famiglia” e racconta la quasi secolare storia di una delle più iconiche imprese del paese della Sirenetta, insieme ai colossi Volvo, Carlsberg e Vestas, capaci di fatturati sopra i cinquanta miliardi di euro.

Come spesso è accaduto nel secolo scorso, il marchio dei giocattoli cui è dedicato il testo ebbe un inizio difficile, come di fatto difficile era stata la vita del suo fondatore, Ole Kirk Kristiansen, il quale nel 1915 in uno sperduto villaggio danese aveva creato la sua falegnameria che però era andata distrutta una prima volta a causa di un incendio e, in seguito a causa di un fulmine. Kristiansen tuttavia, da uomo di tempra ed imprenditore lungimirante, aveva riconvertito l’impresa originaria in una piccola unità produttiva di giocattoli in legno. La lunga depressione economica cagionata dal secondo conflitto mondiale e un improvviso aumento del costo della materia prima da lui adoperata (il legno di pioppo) aveva poi costretto Kristiansen a tentare la via della plastica, di fatto copiando quelli che sarebbero poi diventati i mattoncini più famosi del mondo, dagli inglesi della Kiddicraft, ingenui nel non aver brevettato l’idea. Perfezionando l’incastro tra essi e lavorando sui bozzetti dei giocattoli da realizzare, Kristiansen brevettò la Lego il 28 gennaio 1958, sebbene l’impresa di base fosse nata già nel 1932, in contemporanea con le nostre Sanpellegrino e Saicaf e con la conglomerata dei cosmetici Revlon.

Nel libro di Andersen, con tono piano e scorrevole, scopriamo che la parola “Lego” non deriva dal latino, ma dalla contrazione di “leg”+ “godt” che significa in danese “gioca bene”. Il successo fu quasi immediato, specialmente per un’idea di modularità e scalabilità dei pezzi di plastica che ben si conciliava con l’evoluzione schematica e poi computerizzata della società: nel 1970 nasceva l’omino Lego, destinato a vendite straordinarie e tutt’ora uno dei prodotti di punta di un’azienda che contende a Mattel il primato di leader mondiale dei giocattoli.

Con 90 milioni di scatole vendute ogni anno e oltre 19 miliardi di mattoncini prodotti, la Lego fattura 8,7 miliardi di euro con un utile di 2,4, aumentato di ben il 46% nei tristi mesi della pandemia e del conseguente lockdown. Tra i suoi maggiori successi leggiamo che vi è l’imponente Taj Mahal da 5.900 pezzi e il grandioso mosaico lenticolare inaugurato nell’ottobre dell’anno scorso per Bergamo, capitale della cultura, costituito da 811.000 mattoncini su una superficie totale di oltre 51 mq assemblato in 5.000 ore di lavoro per un peso complessivo di 400 kg (trattasi di una costruzione finita nel Guinness World Record).

Infine due curiosità: la Lego per fabbricare le sue macchinine richiede ai produttori di pneumatici più gomme di qualsiasi altro cliente al mondo e, inoltre negli ultimi anni ha attivato il “Lego ideas online”, uno spazio virtuale dove si può proporre un nuovo gioco da realizzare e- ottenuti 10.000 like- vederlo posto in produzione e commercializzato.

“Lego. Una storia di famiglia”

di Jens Andersen

Salani Editore- 2024

pagine 416- Euro 19,00

Giudizio: 5 stelle su 5

*recensione a cura di Alessandro Epifani

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