Nella Giornata Mondiale dei diritti umani, 10 dicembre, si è svolto il flash mob intitolato ‘60 secondi di rumore’. Una manifestazione, promossa dalla Provincia di Taranto, che segna la fine dei sedici giorni di attivismo che partono dal 25 novembre, data in cui si celebra a Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Lo slogan della manifestazione, realizzata sulla Rotonda Marinai d’Italia, sul Lungomare di Taranto, richiama il rumore che è stato fatto durante i funerali di Giulia Cecchettin la studentessa di 22 anni che è stata uccisa dal suo ex fidanzato Filippo Turetta, nel novembre del 2023.

“60 secondi di rumore, per lanciare un messaggio positivo di cambiamento e di impegno da parte delle Istituzioni e delle Forze dell’Ordine che lavorano sul territorio ionico” -afferma Sabrina Pontrelli, consigliera di Parità della provincia di Taranto- “Questa manifestazione vuole dimostrare la presenza di una rete pronta a sostenere tutte quelle donne che si sentono in una condizione di pericolo e tutte quelle che hanno subito o subiscono qualsiasi forma di violenza”.

Le note della canzone ‘Fai rumore” del cantautore tarantino Diodato, le sirene delle volanti delle Forze dell’Ordine e i vari fischietti, hanno creato il ‘caos’ per sessanta secondi. Un modo diretto per smuovere le coscienze e commemorare le vittime di violenza, diversamente dal solito minuto di silenzio che viene osservato in segno di lutto. Il rumore, infatti, arriva in maniera diretta al “cervello” delle persone che non possono rimanere indifferenti, un modo diverso di comunicare una situazione allarmante che non può più essere rappresentata dal silenzio.

La manifestazione ha visto la presenza delle Forze dell’Ordine del territorio, Polizia e Carabinieri, i Sindaci e Consiglieri di diversi comuni della provincia di Taranto e gli studenti dell’ITES Pitagora, “L’obiettivo è quello di continuare tutti i giorni la campagna di sensibilizzazione contro la violenza di genere, di non inaugurare più le panchine rosse e di non trovarci più alle presentazioni di libri, con la speranza di iniziare delle azioni di prevenzione e di vicinanza alle donne che vivono questa condizione di sofferenza e ai ragazzi che rappresentano il nostro futuro”. Conclude Pontrelli

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