Nei mesi di ottobre e novembre, il traffico merci del porto di Taranto ha registrato timidi segnali di ripresa. Se è vero che ottobre si è chiuso con un -10,8% rispetto al dato registrato dodici mesi fa, novembre ha fatto registrare un +9,5 che non si vedeva dal mese di gennaio (che registrò un +7,5%). Ciò nonostante, come ampiamente riportato nel corso di questi mesi, il 2024 sarà ricordato come l’anno nero del porto ionico in relazione alla movimentazione delle merci, anche e soprattutto a causa della crisi del siderurgico che a sua volta quest’anno registrerà il dato produttivo più basso della sua storia, collocandosi quasi certamente al di sotto dei 2 milioni di tonnellate di acciaio prodotte.

Il mese di ottobre, come detto ha registrato un dato generale pari al -10,8%, nel quale vengono confermate le percentuali positive del traffico delle Rinfuse liquide legate alle attività della raffineria Eni (+21,8%), percentuale che potrebbe continuare a crescere con la conclusione prevista a fine anno dei lavori al prolungamento del pontile petroli previsto dal progetto Tempa Rossa e con il relativo surplus di export di petrolio stoccato nei depositi della raffineria tarantina a partire da gennaio.

Per quanto riguarda il resto delle voci, lo scenario è invece coerente con l’andamento degli ultimi mesi: prosegue infatti il netto calo delle Rinfuse solide (-22,4%), conseguenza del fatto che il siderurgico ex Ilva in marcia da poche settimane con due altoforni. Dati negativi anche per quanto concerne gli sbarchi -15,3%, così come per gli imbarchi (-4,4%); prosegue il calo del totale delle merci varie (-43,8%), così come resta negativo la percentuale tra le navi partite e arrivate (-7,9%). Dal calo generale non si salvano, ovviamente, le merci in container che registrano un calo evidente pari a -82,5% ed il totale dei container -89,4%. In positivo, seppur lievemente, invece il dato dei passeggeri delle navi da crociera (+1,3% rispetto a dodici mesi fa).

Il mese di novembre riporta invece il segno positivo a distanza di dieci mesi. Non solo a causa del segno + nel traffico delle Rinfuse liquide (+17,7%), ma anche delle Rinfuse solide (+11,5%) trainato all’import di minerale dell’ex Ilva. Dati positivi che inevitabilmente spingono la crescita sia per quanto concerne gli sbarchi +5,8%, che gli imbarchi (+14,2%); resta negativo il saldo delle merci varie (-8,2%), così come quello tra le navi partite e arrivate (-4,4%). Calo confermato anche per le merci in container che registrano un -52,6% ed il totale dei container -65,5%. Negativo invece il dato dei passeggeri delle navi da crociera (-100%) visto che a novembre non si sono registrati approdi.

In attesa del dato finale del 2024, nei primi nove mesi di quest’anno il porto di Taranto ha movimentato un totale di 8,67 milioni di tonnellate di merci, con una flessione del -21,7% sullo stesso periodo del 2023, di cui 4,65 milioni di tonnellate di carichi allo sbarco (-28,3%) e 4,02 milioni di tonnellate di carichi all’imbarco (-12,2%). Il dato totale delle sole rinfuse solide è stato di 4,23 milioni di tonnellate (-27,1%) e quello delle rinfuse liquide di 3,03 milioni di tonnellate (-0,4%). Le merci containerizzate sono ammontate a 141mila tonnellate (+9,9%) e le altre merci varie a 1,27 milioni di tonnellate (-39,3%). Il traffico dei crocieristi è stato di 132mila passeggeri (+3,9%), di cui 56mila come home port (-18,3%).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/09/03/il-porto-di-taranto-in-attesa-della-svolta/)

Tutto questo mentre si è in attesa di comprendere quale sarà, effettivamente e definitivamente, il futuro del porto di Taranto. Al di là del toto nomi per la sostituzione del presidente Sergio Prete e del segretario generale Settembrini che avverrà a gennaio, si è ancora in attesa della decisione del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che potrebbe scegliere i porti di Taranto e Brindisi (oltre a quello siciliano di Augusta) come aree idonee in merito all’avviso pubblico del ministero per ospitare il cantiere di costruzione di impianti di eolico offshore. Una decisione non di poco conto, visto che l’Autorità portuale ha candidato quasi la metà dell’area in cui sorge il terminal contenitori, pari a quasi 400mila metri quadrati riferiti ad una zona più verso terra. L’avviso non è da confondere invece, con l’intesa che Renantis e BlueFloat Energy hanno sottoscritto nei mesi scorsi con Yilport. L’accordo sottoscritto con Yilport prevede infatti che le aree del terminal container di Taranto siano usate per l’assemblaggio e la costruzione dei parchi eolici previsti in Puglia. Senza dimenticare da un lato l’assegnazione in concessione della Piastra Logistica, che è stata assegnata al gruppo Vestas dopo anni e anni di mancato utilizzo, e i tanti progetti che insistono sull’area ZES e il mai avvenuto ma sempre possibile avvio dei progetti legati ad Agromed ed Eco Park (l’ex Distripark).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/08/02/per-i-dragaggi-ora-servono-270-milioni-1/)

Anche per questo è in stand by la verifica della concessione del Molo Polisettoriale alla San Cataldo Container Terminal (società controllata dal colosso turco Yilport) da parte del Comitato di Gestione che doveva avvenire a fine settembre. Quando dovrà essere rianalizzato e ridiscusso lo studio sulle prospettive e le opportunità del terminal di Taranto, che è un aggiornamento rispetto al piano operativo e con la concreta possibilità di chiedere in prospettiva un cambio del piano industriale della società rispetto alle loro attività sul Molo Polisettoriale.

Quando tutti questi aspetti saranno chiariti, si prenderà una decisione definitiva sui dragaggi, dopo la conferma definitiva (in verità emersa più volte in passato e che abbiamo riportato in svariati articoli negli anni) che i lavori effettuati per la realizzazione di un primo lotto della cassa di colmata funzionale all’ampliamento del V Sporgente del Porto di Taranto e al dragaggio di 2,3 milioni di metri cubi di sedimenti in area molo Polisettoriale, sono stati realizzati in grave difformità rispetto al progetto approvato, che potrebbe cambiare ancora una volta la storia dello scalo ionico. Secondo alcune stime formulate dalla società Fincosit e condivise con l’Autorità Portuale, servirebbero non meno di 220 milioni di euro per portare a termine il progetto. Anche se queste cifre ufficialmente non sono state mai chiarite e spiegate del tutto, vi è infatti la possibilità di intervenire sul primo lotto con una somma minore che potrebbe consentire di completare la vasca di colmata ed effettuare così parte del dragaggio e permettere gli ormeggi con le nuove profondità.

Senza dimenticare il destino degli oltre 330 lavoratori ex TCT collocati nell’Agenzia del Lavoro, a cui il 31 dicembre scadrà l’ennesima proroga per il sostegno al reddito (l’IMA, l’indennità di mancato avviamento): come però dichiarato dal ministro del Lavoro Calderone, l’intervento è previsto all’interno della prossima legge di Bilancio. Gli emendamenti proposti sono stati giudicati ammissibili e dovrebbero essere approvati la prossima settimana, prevedendo una proroga di due anni. Per questi lavoratori lo scorso giugno è stato firmato un protocollo d’intesa tra Regione Puglia ed Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, con il quale si è proceduto all’aggiornamento del Repertorio Regionale delle Figure Professionali della Puglia, coerentemente con il Piano del Fabbisogno Formativo della AdSP MI, per una durata di 36 mesi. Così come attendono da anni un nuovo futuro anche anche altri lavoratori di aziende scomparse da tempo nell’ambito portuale come quelli della ex STF e Delta uno.

Nel frattempo, il porto di Taranto pur continuando ad arrancare nel traffico merci che sicuramente non tornerà più quello degli anni passati, sogna di togliersi di dosso la nome di grande incompiuta viste le sue immense potenzialità: un obiettivo a cui l’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio ha provato e continuerà a provare a dare concretezza di qui ai prossimi anni. Il 2025, al di là delle negative statistiche dell’anno che volge al termine, può essere davvero l’anno in cui si svolterà: in un senso o nell’altro.

(leggi tutti gli articoli sul porto di Taranto https://www.corriereditaranto.it/?s=porto&submit=Go)

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