La Commissione Tecnica PNRR PNIEC, l’organismo che svolge le funzioni di valutazione ambientale di competenza statale dei progetti compresi nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, di quelli finanziati a valere sul fondo complementare e dei progetti attuativi del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC), ha espresso parere negativo circa la compatibilità ambientale del progetto inerente al progetto “di un impianto agrovoltaico avente potenza di picco pari a 15,379 MW e relative opere di connessione alla rete elettrica, da realizzarsi nel Comune di Manduria (TA), in località Giannangelo”, presentato dalla Manduria srl.
Importanti le motivazioni addotte dalla Commissione che fa capo al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, insediatasi il 18 gennaio 2022 sotto il governo Draghi. A cominciare dal fatto che la localizzazione dell’area di progetto, nella sua quasi totalità, non è risultata compatibile con lo stato attuale dell’ambiente, “come dimostra anche la carente documentazione fornita dalla società proponente, che non riesce a giustificare scelte chiaramente in conflitto con la compatibilità ambientale” si legge nel parere finale redatto dalla Commissione.
In particolare, l’opera non si integra nel contesto territoriale e paesaggistico di riferimento: la scelta del sito in cui si inserisce il progetto interferisce, infatti, in modo rilevante con alcuni elementi naturali insistenti nella stessa area; le interferenze più rilevanti, per la Commissione non superabili con opportune condizioni ambientali, riguardano principalmente la zona del PPTR (Piano Paesaggistico Territoriale Regionale) che rappresenta una tipica gariga mediterranea, la cui area a vincolo e relativa area di rispetto rappresentano la gran parte dell’area di progetto; oltre all’assoluto rilievo paesaggistico, quest’area sottolinea la Commissione rappresenta anche una importantissima riserva di Biodiversità, anch’essa assolutamente incompatibile con un progetto produttivo che sconvolgerebbe irrimediabilmente sia il paesaggio che l’habitat di innumerevoli specie di pregio:
In aggiunta a queste interferenze principali, il progetto presentava altre criticità difficilmente sanabili, e parimenti incompatibili con lo stato dell’ambiente, nel percorso previsto del ramo Ovest del cavidotto; quest’ultimo, infatti, seguirebbe il percorso del ‘Regio Tratturello Martinese’, anch’esso a vincolo, ed attraverserebbe la Masseria GianAngelo, anch’essa vincolata, che dà il nome alla zona di progetto. A tali incompatibilità fondamentali, si aggiungono altre carenze nella documentazione fornita dalla società Manduria srl, come la mancanza di un Piano di Monitoraggio Ambientale, che proprio in condizioni di palese criticità ambientale come dell’area in oggetto sarebbe assolutamente inderogabile, sebbene come già detto non potrebbe verosimilmente sanare del tutto le criticità rilevate dalla Commissione stessa.
Che ha ritenuto che l’incompatibilità degli impatti emersi in istruttoria sul sito di localizzazione e, dunque, le criticità di cui si è detto, non sono superabili con la previsione di condizioni che possano limitare gli effetti ambientali significativi e negativi o che possano rinviare alla progettazione esecutiva le molteplici incompletezze informative circa taluni profili progettuali e di analisi degli impatti.
Infine, aspetto affatto secondario, nel suo parere finale la Commissione Tecnica PNRR PNIEC ha evidenziato come in un’area di 5 appena km risultano attualmente all’esame una serie di progetti molto simili tra loro, di cui abbiamo scritto in diverse occasioni sul nostro giornale.
Un primo progetto prevede la realizzazione di un Parco eolico denominato “Manduria” che interessa i Comuni di Manduria (TA), Oria (TA) e Avetrana (TA), composto da 16 aerogeneratori da 6 MW per una potenza complessiva di 96 MW e opere di connessione nel Comune di Erchie (BR), proposto dalla società Manduria Oria Wind Energy S.r.l. il cui procedimento in corso presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Poi vi è il progetto presentato dalla Yellow Energy srl che prevede la realizzazione di un impianto eolico denominato “Contrada Sparpagliata, Donne Masi e Tostini” costituito da 15 aerogeneratori per una potenza complessiva al di sotto dei 150 MW, da realizzare nei comuni di Erchie (BR), Torre Santa Susanna (BR), Manduria (TA) e Avetrana (TA), comprendente diverse opere connesse tra cui un sistema di accumulo di energia in agro di Erchie (BR) della potenza di 40 MW, che ha appena ottenuto il via libera da parte della Regione Puglia.
A seguire c’è il progetto presentato dalla Società Avetrana Energia srl del gruppo Friel Spa, di un impianto eolico composto da 15 aerogeneratori di potenza complessiva di 63 MW, ricadente nei comuni di Avetrana (TA), con opere accessorie ricadenti nei comuni di Erchie (BR) e San Pancrazio Salentino (BR). La società ha anche firmato una convenzione con il comune di Avetrana nella quale ha previsto una serie di attività di riqualificazione del territorio: in primis la riqualificazione del sito neolitico denominato “la Marina” per un ammontare lavori di 500mila euro, oltre ad effettuare opere di ristoro ambientale con una previsione di spesa pari al 2% annuo e per venti anni, a partire dal primo anno di esercizio dell’impianto eolico.
Vi sono poi altri due progetti attualmente in istruttoria presso la stessa Commissione Tecnica PNRR PNIEC: il primo riguarda il progetto di un impianto agrivoltaico denominato “Ripizzata” di potenza pari a 16.958 MW realizzato nel comune di Manduria (TA) ed opere di connessione costituite da un cavidotto interrato su strada pubblica che collega l’impianto alla sottostazione sita nel comune di Erchie (BR) presentato dalla società Luminora Ripizzata S.r.l., il secondo un impianto fotovoltaico “AFV TRETORRI AGRICOLTURA 4.0”, della potenza di 26,864 MW e delle relative opere di connessione alla RTN, da realizzarsi nei comuni di di Erchie e San Pancrazio Salentino (BR), presentato dalla società TRE TORRI ENERGIA S.r.l.
Infine, vi è il progetto della PEONIA SOL S.R.L. per la realizzazione di un impianto agrivoltaico denominato “Impianto Agrivoltaico Masseria Argentoni” della potenza di 28,619 MW e delle relative opere di connessione alla RTN, da realizzarsi nel comune di Erchie (BR), che ha visto la società scontrarsi al Tar e poi al Consiglio di Stato, vincendo in entrambi le sedi, contro i ministeri dell’Ambiente e della Cultura per il ‘silenzio’ dei due ministeri sull’istanza presentata dalla società, che ora dovranno concludere il procedimento entro il termine di 60 giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza, nominando altresì il Prefetto di Lecce, quale commissario ad acta, per il caso di perdurante inadempimento.

Un pullulare di progetti molto simili tra loro, in un’area invece di grande pregio e da tutelare come sottolineato dalla stessa Commissione e che non può essere svenduta e occupata da progetti che legandosi alla transizione economica ed energetica rischiano però di stravolgere per sempre interi territori, cambiando non solo il paesaggio ma anche le economie degli stessi.
Basti pensare che nel parere della Commissione in merito al progetto della Manduria srl, viene ricordato come il territorio interessato dal progetto si caratterizza per un paesaggio prevalentemente agricolo, con una forte presenza di colture tradizionali e di pregio. L’area si estende su tre province pugliesi (Brindisi, Lecce e Taranto) e comprende due tratti costieri sul Mar Adriatico e sul Mar Ionio. La superficie totale dell’ambito è di 220.790 ettari, con una bassa altitudine media che ha favorito un’intensa attività agricola. La coltura prevalente per superficie investita è l’oliveto frammisto ai cereali. Presenti anche la vite con molti DOC salentini, e colture industriali quali tabacco, barbabietola e fiori (Leverano). Tra i prodotti DOP vanno annoverati: l’olio Terra D’Otranto ed il Caciocavallo Silano; fra i DOC, l’Aleatico di Puglia, il Primitivo di Manduria, il Lizzano, il Salice Salentino, lo Squinzano, il Leverano, il Nardò, il Copertino il Galatina; per l’IGT dei vini, il Salento oltre all’intera Puglia. Gli oliveti, per la produzione di olio extra vergine di oliva presenti nell’intero territorio comunale, rientrano nell’areale di produzione di olio a Denominazione di Origine Protetta: La DOP “Terra d’Otranto” (in attuazione del Reg. CE n. 2081/92).
Come ribadiamo da anni, la transizione economica ed energetica non può trasformarsi in una nuova colonizzazione dei territori stravolgendone il paesaggio e la biodiversità, né può trasformarsi in una macelleria sociale a scapito di migliaia di lavoratori che operano nelle industrie dei settori più colpiti come l’automotive, la siderurgia, la chimica e via discorrendo. Perché altrimenti sarà soltanto un’altra forma di business che mancherà l’ennesimo appuntamento con la Storia per cambiare in meglio il nostro territorio.
