Il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) per l’istanza per la “Realizzazione dell’impianto di dissalazione delle acque salmastre delle sorgenti del Tara e delle condotte di adduzione dell’acqua potabilizzata e di scarico della salamoia” in agro di Taranto e Statte, segna un un passo in avanti non di poco conto. La Conferenza dei Servizi ha infatti optato, a prevalenza dei pareri e quindi non all’unanimità, per la concessione della Valutazione d’Impatto Ambientale propedeutica al rilascio di tutte le autorizzazioni necessarie alla realizzazione ed all’esercizio dello stesso, che comporterà il rilascio del PAUR.
Dunque, al termine di una riunione fiume durata quasi nove ore, la Conferenza dei Servizi ha virato sulla conclusione positiva, nonostante le tante perplessità mostrate dai vari enti sul progetto in tempi non sospetti, che hanno espresso i loro pareri contrari alla realizzazione dell’opera. Ultimo, ma non certo per importanza, il parere del ministero della Cultura che attraverso la Soprintendenza nazionale in un documento di oltre 50 pagine ha espresso la sua netta contrarietà, sottolineando come nessuna mitigazione o variante al progetto, cambierebbe la valutazione del ministero, che ha candidamente affermando che l’opera andrebbe realizzata altrove visto che la stessa, nel luogo in cui è stato deciso di realizzarla, è in contrasto con il paesaggio e l’ambiente circostanza sotto ogni punto di vista.
L’ok alla Valutazione d’Impatto Ambientale di fatto però blinda le risorse economiche in palio, visto che l’intervento è finanziato con fondi PNRR Misura M2C4-I4.1 – “Investimenti in infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell’approvvigionamento idrico” (Decreto Ministeriale MIMS n.517 del 16/12/2021 – Intervento A1-33), per un importo pari a 26 milioni di euro, oltre ai 70 milioni di euro previsti per l’intervento inserito nell’accordo tra Governo e Regione Puglia sul Fondo di sviluppo e coesione (dopo la sua esclusione dall’elenco dei progetti da finanziare con i fondi del Just Transition Fund). Non è un caso infatti se l’Acquedotto Pugliese attraverso una nota degli ultimi giorni abbia evidenziato “l’urgenza della conclusione del procedimento di valutazione delle interferenze ex DM n.45/2023 attesi i tempi previsti dal PNRR”. Ottenuto il via libera per la VIA, quasi certamente ci sarà l’avvio dei lavori per la costruzione dell’impianto, tanto da far supporre che il parere espresso dalla Conferenza dei Servizi sia stata più una valutazione politica che una di carattere ambientale.
Certamente però, il procedimento resta estremamente ampio e complesso. Basti pensare ad esempio come non sia stata ancora presentata la progettazione esecutiva, così come non è stata ancora concessa l’autorizzazione allo scarico della salamoia in mar Grande, senza dimenticare la problematica legata all’interferenza del progetto con il SIN di Taranto. Anche per questo il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha infatti richiesto agli enti interessati di esprimere il parere istruttorio di competenza, in merito alla valutazione delle interferenze del progetto in esame con le matrici ambientali.
Proprio in relazione a quest’ultimo punto, l’AQP in una nota ha evidenziato che “nella zona di interferenza, le contaminazioni presenti riguardano esclusivamente la falda e non già il terreno. Pertanto, ciò che si è reso necessario verificare è che la presenza della condotta non crei pregiudizio alle future attività di bonifica di questa matrice ambientale. Come diffusamente argomentato, non si ritiene che le ordinarie pratiche di bonifica della falda possano essere ostacolate dalla avvenuta realizzazione di un’opera lineare, posata a circa 2 metri dal piano campagna.
Per quanto concerne la fase di costruzione, nei tratti in cui viene intercettata la falda, è previsto l’emungimento delle acque con impianti well-point disposti da entrambi i lati delle trincee, previa realizzazione di diaframmi di sezionamento delle trincee previsti per limitare l’afflusso dell’acqua di falda durante gli scavi. Le acque emunte saranno gestite come rifiuti liquidi, il materiale scavato se in contatto con la falda, sarà gestito come rifiuto solido. In ogni caso si evidenzia che le opere proposte sono ex lege compatibili con la presenza del SIN; l’art. 242 ter del dlgs. 152/2006 recita infatti ‘nei siti oggetto di bonifica possono essere realizzati i progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, nonché opere lineari necessarie per l’esercizio di impianti e forniture di servizi e, più in generale, altre opere lineari di pubblico interesse’ previa verifica del rispetto di condizioni che ‘non pregiudichino né interferiscano con l’esecuzione e il completamento della bonifica, né determinino rischi per la salute dei lavoratori e degli altri fruitori dell’area nel rispetto del d.lgs.81/2008′”.
Ma su quanto sostenuto da AQP, il ministero dell’Ambiente ha chiesto un parere ad ISPRA, ARPA Puglia, Istituto Superiore di Sanità e Inail.
Dunque su questo progetto, come abbiamo ampiamente riportato in questi anni, permangono ancora molti dubbi e ostacoli da superare, oltre al netto diniego da parte di enti come ARPA Puglia, ASL Taranto, i Vigili del Fuoco, il ministero della Cultura soltanto per citarne alcuni. Nonostante l’assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale appena ottenuta.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/12/20/dissalatore-tara-il-progetto-e-in-bilico/)

Assurdo per realizzare la me c’è sempre il via per tutto ,bisogna fare qualcosa Taranto fa già schifo di suo ,ci stanno ammazzando giorno per giorno .. ma perché siamo così passivi su tutto ,perché ciò che vogliono fare lo realizzano Senza opposizioni e tra l’altro in una terra contaminata da veleni di ogni tipo ,non è giusto mi auguro non venga realizzato ..ma gli attivisti dove sono nessuno li paga per impedire i lavori ?