L’arte rupestre, con le sue incisioni e pitture parietali, così come piccole statuette dalle sembianze umane, soprattutto femminili, risultano essere le prime forme di arte figurativa usate anche per assolvere a rituali e a forme di culto primitive.

Alcuni idoletti dalle sembianze antropomorfe rinvenuti in territorio tarantino, sono custoditi oggi al Museo Archeologico Nazionale di Taranto – MArTa.
Fra questi vi è una statuetta in terracotta dipinta, datata al periodo Miceneo (1375-1350 a.C.) e rinvenuta nei primissimi anni del 1900 in zona Scoglio del Tonno.

Decorata in rosso-bruno con motivi geometrici a graticcio e semplici linee verticali, rappresenta una figura femminile stilizzata, indicata da seni appena abbozzati. L’idoletto è modellato in forma di orante, ovvero con le braccia aperte.

Da una tomba a grotticella di Arnesano, sita in provincia di Lecce, databile tra il 4.300 e il 4.000, ovvero nella fase Finale del Neolitico, proviene inoltre un’altra importante testimonianza.

Si tratta di una piccola statua in pietra, appena abbozzata, sulla quale è possibile distinguere un volto scolpito su cui si scorgono le arcate sopraccigliari, un naso e una piccola bocca.

Sotto la testa, alcune scanalature convergenti verso il centro raffigurano il resto del corpo. Probabilmente, per la presenza del cosiddetto motivo a scialle e l’assenza di raffigurazioni di organi genitali maschili, potrebbe rappresentare una figura sacra femminile.

 

Molto vicine a questa interpretazione sono le più conosciute “Veneri di Parabita”, datate a 20.000 anni fa, che vennero infatti rinvenute nel 1966 in una grotta a Parabita (LE).

Le due statuine ricavate da ossa di un erbivoro di grossa taglia si presentano una con il viso che sembra avvolto da un velo, forse un’acconciatura o una maschera, ed entrambe con le braccia accostate sotto il ventre. Tale modello figurativo, proprio come altri famosi esemplari europei coevi, viene accostato alla rappresentazione di una donna incinta.

Spesso riposte anche all’interno di abitazioni, sepolture o luoghi sacri, queste immagini probabilmente possono essere associate a culti domestici, familiari o legati alla fecondità e quindi al culto della “Dea Madre”.

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