Si svolgerà il 4 febbraio il Consiglio comunale monotematico sulla privatizzazione degli asili nido di Taranto.
La decisione è stata presa questa mattina dalla conferenza dei Capigruppo, a seguito della richiesta inoltrata lo scorso 14 gennaio dalle forze d’opposizione.
Centrosinistra e centrodestra si uniscono, quindi, nella volontà di trovare soluzioni alternative all’esternalizzazione del servizio e promettono di portare all’attenzione della massima assise cittadina proposte concrete per cercare di “ritagliare” dal Bilancio le risorse necessarie.
“Respingiamo l’ipotesi della privatizzazione parziale – ha dichiarato il capogruppo del PD in Consiglio comunale, Luca Contrario – gli asili nido di Taranto devono mantenere tutti la gestione pubblica; siamo convinti che, da un Bilancio corposo come quello del Comune, si potranno trovare i fondi necessari, fermo restando che sulle politiche educative vige, per noi, il principio del non risparmio. Siamo pronti a suggerire, come richiesto dal sindaco Melucci, soluzioni fattibili a tal proposito”.
Nei giorni scorsi i sindacati hanno incontrato alcune esponenti del Comitato delle Coordinatrici: presenti alla riunione anche il PD e Socialismo XXI.
“La triste vicenda della esternalizzazione degli asili nido – ha dichiarato Marco Calabretta, di Socialismo XXI – non è solo una pagina triste per la città di Taranto. La politica cittadina dovrebbe essere rivolta al benessere della città con un occhio attento verso le fasce più deboli. Gli asili nido di Taranto sembrano essere diventati l’unico problema di risparmio: a nostro giudizio non è così”.
“Al netto della vertenza sindacale a favore delle figure professionali che il Comune vorrebbe ricollocare altrove – prosegue – fa specie che non si consideri l’impossibilità di trovare un risparmio nella gestione di questi asili. Hanno raccontato che non ci saranno variazioni nelle rette e nei servizi e che anche la gestione e manutenzione ordinaria, compresa la pulizia, saranno a carico di chi si potrà aggiudicare la gara: ma questo, dal nostro punto di vista, è palesemente impossibile. Che guadagno avrebbe, infatti, chi si aggiudicherà la gestione? Su cosa si dovrà risparmiare per trovare un introito? Sul servizio? Sulla professionalità ? O sul salario di chi, in questi luoghi, dovrà svolgere la propria professione?”.
“Secondo il nostro ragionamento – afferma Calabretta – questo capitolo di spesa potrebbe assere dirottato verso altre vertenze di lavoratori del Comune. Inoltre si fa spazio un’idea, molto reale, che il voto favorevole per l’approvazione di questa delibera si sia concretizzato per salvare la Giunta e gli equilibri raggiunti dal sindaco Melucci. In ogni caso, siamo sicuri che, tra tutte le voci di spesa del Comune, si possano trovare le risorse, al netto dei fondi previsti dal decreto ministeriale 65 del 2023, a cui sembra che il Comune non abbia aderito. Per non parlare della questione dell’ articolo 78 degli Enti locali, palesemente violato a nostro giudizio: insomma, una brutta pagina politica che questa Amministrazione sta lasciando per le future memorie”.
Intanto, nella prima decade di febbraio, è atteso anche l’aggiornamento del tavolo tra sindacati, lavoratrici del settore e sindaco.