Le segreterie regionali pugliesi di SLC CGIL, FISTEL CISL ed UGL TLC continuano a rivendicare in maniera forte e netta il contrasto al “contratto della vergogna” stipulato da Assocontact con la complicità della CISAL, con cui vengono demoliti i principi basilari del contratto delle TLC.
In occasione dello sciopero nazionale del 3 febbraio, annunciano infatti un presidio sotto la sede ENEL di Bari, una delle committenti più importanti che affida le proprie lavorazioni a queste aziende. “Enel, azienda a partecipazione statale, non può in nessun modo assecondare aziende di call center che intendono applicare condizioni contrattuali e di lavoro che vanno molto al di sotto del limite della decenza” affermano le sigle sindacali.
“Crediamo che chi ha responsabilità politiche, governative e amministrative debba sapere che nella vertenza con Assocontact sono a rischio i diritti e gli stipendi di centinaia di lavoratrici e lavoratori – spiegano Tiziana Ronsisvalle, Gianfranco Laporta e Francesco Russo, rispettivamente segretaria e segretari territoriali di Taranto di SLC CGIL, FISTEL CISL e UGL Telecomunicazioni”. Per i sindacati, la possibilità di aderire a questo nuovo contratto, questione che va impedita a tutti i costi, potrebbe impattare su circa 6000 dipendenti in tutta Italia e circa 500 nella sola città di Taranto.
Oggi a Taranto, per esporre nuovamente le loro ragioni e contrastare l’ipotesi di uscita dal contratto TLC e l’applicazione del contratto “dumpante” sottoscritto da Assocontact con il sindacato Cisal e soprattutto non rappresentativo della categoria, i sindacati si riuniranno in assemblea e chiameranno a confronto i parlamentari del territorio, i rappresentanti istituzionali e le forze politiche.
“L’inflazione degli scorsi anni è stata devastante per i salari dei lavoratori e delle lavoratrici e non si può aprire a contratti che non restituiscano parte del potere di acquisto perso ai lavoratori che rappresentiamo. Con i prezzi energetici al rialzo, le bollette lacrime e sangue che stanno arrivando ai cittadini, s’ingrossano a dismisura i bilanci di tante aziende energetiche; gli istituti bancari e le finanziarie hanno notevoli margini di profitto; le Istituzioni continuano ad affidare appalti senza guardare alle operatività e alle specificità delle lavorazioni e dei nostri professionisti di settore, autorizzando appalti ad aziende che applicano contratti non rappresentativi di questo mondo. E‘ semplicemente immorale speculare sul contratto dei lavoratori dei call center, cioè di quelle persone che mettono la voce e la faccia tutti i giorni con i cittadini per conto dei committenti” denunciano SLC CGIL, FISTEL CISL ed UGL TLC.
“Ricordiamo che con questa operazione le aziende risparmierebbero il 20% del costo del lavoro andando a toccare la “carne viva” di tante lavoratrici e tanti lavoratori che sono già poveri in conseguenza di un diffusissimo part-time involontario. Andremo sotto Enel per rivendicare con forza il fatto che un’azienda a partecipazione statale non può non imporre l’utilizzo del contratto prevalente nel settore, così come previsto dal CNEL e deve impegnarsi ad orientare le aziende che lavorano per suo conto all’utilizzo del contratto delle Telecomunicazioni, frutto di tante battaglie, scelte di tutela lungimiranti e, soprattutto, storicamente veramente rappresentativo del settore – annunciano -. Le aziende a partecipazione pubblica a maggior ragione devono orientare le loro scelte alla responsabilità sociale del fare impresa. Per questo il 3 febbraio alle 10.30 saremo sotto la sede di Enel a Bari in via Crisanzio prima di spostarci sotto la Prefettura, auspicando di essere ricevuti per manifestare la nostra preoccupazione per il destino di 5000 lavoratori e famiglie pugliesi” concludono SLC CGIL, FISTEL CISL ed UGL TLC di Puglia e territori provinciali.
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