Un dibattito a più voci, quello che si è svolto durante una seduta monotematica del Consiglio comunale, incentrata sul progetto del dissalatore sul fiume Tara.
Tanto diversificato quanto, purtroppo, poco concreto, dal momento che l’iter procedurale per la realizzazione dell’impianto è in fase già piuttosto avanzata per potere essere stoppato senza complicazioni e penali.
Da un lato l’Acquedotto Pugliese che ritiene l’opera strategica per rendere la Puglia (e Taranto in particolare) più autonome dal punto di vista idrico e che continua a sostenere l’assoluta compatibilità dell’impianto con l’ecosistema fluviale.
Dall’altro una pluralità di associazioni, tra cui Lipu e WWF, che hanno esposto una serie di considerazioni tecniche finalizzate e dimostrare, sostanzialmente, che il delicato equilibrio ambientale del fiume non sopravviverà all’opera, che la portata stessa del corso sarebbe irrimediabilmente compromessa e che lo scarico in mar Grande della salamoia derivante dal processo di desalinizzazione delle acque comporterebbe ulteriori danni.
Il Comune, attraverso l’assessore all’Ambiente, Stefania Fornaro, riassume la propria posizione politica nella nota, inviata lo scorso 2 gennaio dal sindaco Melucci alla Regione, in cui si chiedeva di valutare siti alternativi e “non condannare Taranto a subire un altro impianto che potrebbe recare danno all’ambiente”.
Pesa l’assenza di un rappresentante di Arpa Puglia, che aveva espresso parere inizialmente negativo sulla sopravvivenza del fiume a seguito del prelievo previsto, mostrandosi successivamente più possibilista.
“La scelta di realizzare il dissalatore qui è essenzialmente politica – chiosa Mario Guadagnolo, in rappresentanza del Comitato per la salvezza del Fiume Tara – e non può nascondersi dietro le esigenze della Regione: fa parte, invece, della visione che la Puglia continua ad avere per il futuro di Taranto, ovvero una continua scelta tra ambiente e lavoro”.
La discussione tra i consiglieri vede a favore del progetto il consigliere Lucio Lonoce, che viene successivamente accusato da alcuni colleghi di fornire un punto di vista non imparziale, visto il suo coinvolgimento nell’AQP.
“Parlare di un progetto per il quale c’è già un’ATI che si è aggiudicata il bando – afferma il consigliere di Taranto 2030, Goffredo Lo Muzio – è quantomeno paradossale: la questione, se si voleva davvero cambiare qualcosa, doveva essere affrontata ben prima”.
Anche Gianni Liviano sottolinea il ritardo con cui si discute: “L’amministrazione comunale ha taciuto per troppo tempo sul dissalatore”.
Gli fa eco Luca Contrario, capogruppo del PD: “L’iter autorizzativo è ormai concluso, di cosa parliamo? È una sagra dell’ipocrisia, non possiamo fare più nulla. Abbiamo votato un indirizzo politico contrario al dissalatore già un anno fa, oggi la maggioranza si sta solo costruendo un alibi per giustificare la propria impotenza”.
Tuttavia il partito dei dem appare sempre più isolato all’interno dell’opposizione tarantina: le forze di centro-destra imputano, infatti, quanto sta accadendo al PD e alla “gestione barese” dei destini di Taranto, sollevando parzialmente il sindaco dalle responsabilità prima espresse.
AQP prova a ribattere alle osservazioni pervenute: “Le vostre premure sono anche le nostre, abbiamo effettuato tutte le valutazioni ambientali. Vi chiediamo fiducia, il dissalatore è un’opera di importanza fondamentale per la Puglia”.
Vengono poi posti a votazione e successivamente approvati gli emendamenti proposti alla mozione della maggioranza, il cui testo definitivo viene letto dal consigliere Paolo Castronovi: in sintesi, si impegna il sindaco ad opporsi fermamente alla realizzazione dell’impianto di dissalazione sul fiume Tara, impugnando l’eventuale provvedimento autorizzatorio al TAR; si chiede anche di lavorare alla creazione di un Parco dei fiumi carsici, in collegamento con il Parco delle Gravine e del mar Piccolo.
“Il dissalatore sul fiume Tara non interessa Taranto”, conclude Castronovi, mentre Antonio Lenti dei Verdi afferma: “Le responsabilità sono molteplici, sia a destra che a sinistra. Se vogliamo, possiamo bloccare ancora la realizzazione dell’impianto, ma dobbiamo essere compatti”.
La mozione viene, infine, approvata con 17 voti favorevoli.