Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha presentato al ministero del Lavoro la richiesta di prorogare la Cassa integrazione guadagni straordinaria per 12 mesi per 3.420 lavoratori, di cui 2.955 a Taranto. L’inizio della Cigs è previsto dal primo marzo 2025 per una durata di 12 mesi. Numeri in aumento rispetto all’accordo siglato a luglio scorso, che prevedeva che gli operai in Cigs scendessero tra 1.220 e 2.450 nel 2025.
Nella richiesta inoltrata ai ministeri del Lavoro e delle Imprese, oltre che ai sindacati metalmeccanici, si legge che “in forza dell’attuale assetto di marcia dei 2 Altiforni (Afo 1 e Afo 4), entrambi con marcia a regime ridotto, l’output di produzione giornaliera prevista è pari a circa 8.000 tonnellate/giorno, rispetto alle 20.000 tonnellate/giorno producibili in pieno assetto produttivo ordinario. La produzione dello stabilimento di Taranto, dunque, allo stato, si attesta su volumi pari a massimo 2 milioni di tonnellate di acciaio annue circa (produzione raggiunta e certificata alla data del 31 dicembre ’24), con previsione di un graduale incremento sino a raggiungere circa 3,5 milioni di tonnellate a dicembre 2025, a seguito della ripartenza dell’Altoforno 2, sebbene in sostituzione di uno dei due altiforni attualmente in marcia”. Una previsione rivista al ribasso rispetto a quanto previsto la scorsa estate, quando la società prevedeva di produrre tra i 4,5 e i 5 milioni di tonnellate di acciaio nel 2025.
Tutto ciò comporta che “i livelli produttivi attuali e attesi, evidentemente, non sono ancora sufficienti a garantire l’equilibrio e la sostenibilità finanziaria degli oneri derivanti dalla gestione di impresa ha progressivamente aggravato la situazione di illiquidità e pongono – in prospettiva – in strutturale squilibrio il rapporto costi/ricavi dell’intero ciclo produttivo gestiti da AdI SpA in Amministrazione straordinaria. Tanto determinerà la necessità di riduzione del fabbisogno di risorse umane in ragione delle non transitorie inattività degli impianti, derivanti da fermate parziali o anche totali degli stessi, ovvero dalla ridotta alimentazione degli asset produttivi”.
Alla luce di questa situazione, la società richiede la proroga della Cigs per i lavoratori delle unità produttive di Milano, Taranto, Racconigi, Legnaro, Novi Ligure, Marghera, Genova e Paderno Dugnano e in particolare per 2.955 lavoratori di Taranto e 465 degli altri siti complessivamente. Inoltre, nella richiesta si precisa che “l’azienda procederà alla sospensione dei contratti di lavoro del personale addetto agli impianti ed amministrativo in relazione ai livelli produttivi consentiti dallo stato di fatto e dalle disponibilità finanziarie” e che “l’individuazione del personale da sospendere dal lavoro sarà effettuata con prioritario riferimento alle esigenze tecnico produttive”.
Al 31 gennaio 2025, la società conta 9773 dipendenti (6576 operai, 2248 tra quadri e impiegati e 949 equiparati) di cui 7964 soltanto a Taranto, sito che fornisce i semilavorati necessari per gran parte o, in alcuni casi, con riferimento a tutte le attività degli altri stabilimenti Adi Spa in Amministrazione straordinaria che operano “a valle” del ciclo produttivo di Taranto.
Nel documento di richiesta di proroga si legge ancora che “i concorrenti fattori avversi al regolare e proficuo svolgersi dell’attività produttiva e commerciale, hanno provocato e via via aggravato lo squilibrio dei fattori produttivi. La procedura ex DL 23.12.2003 n. 347 in corso e il relativo programma, sono funzionali al superamento di detto fattore di criticità e risultano essenziali per la stessa sopravvivenza della compagine sociale. In generale, infatti, la siderurgia è settore d’impresa che necessita, anche per l’ordinaria gestione, di ingenti investimenti per l’acquisizione delle materie prime, la logistica e la manutenzione degli impianti. Lo stato di fatto venutosi a creare quale risultante di più fattori concorrenti impone un deciso e pronto intervento per riequilibrare i fattori produttivi mediante l’adozione di un piano di risanamento finanziario e di riassetto industriale, oggi imposto anche dagli obblighi connessi all’ammissione alla amministrazione straordinaria”.
Infine, si precisa che “l’obiettivo perseguito dall’Amministrazione straordinaria è quello di stabilizzare il livello di produzione in coerenza con le attuali capacità produttive e finanziarie consentendo, anche attraverso la drastica riduzione dei costi, di limitare e, in un secondo tempo, annullare le perdite di esercizio. La progressiva attuazione del programma consentirà di pervenire gradualmente ai livelli produttivi attesi e, al completamento dello stesso, al pieno utilizzo dell’organico. In tale prospettiva si può ipotizzare che entro il termine del ricorso alla Cigs per As, si perverrà gradualmente ai livelli produttivi programmati e al progressivo pieno utilizzo del personale sospeso”.
Numeri che parlano da soli e che dovrebbero essere la base di partenza per una discussione seria e realistica sul futuro produttivo della fabbrica e su quello di migliaia di lavoratori che corrono il rischio sempre più concreto di essere espulsi dal processo produttivo del siderurgico tarantino.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)
