Confindustria Taranto disegna “Le rotte del cambiamento” e invita il presidente nazionale Emanuele Orsini per fare il punto su progetti e investimenti, su opportunità e idee, sull’ambizione del territorio di far diventare questo pezzo di Mezzogiorno un motore di sviluppo del Paese. Poi ci sono i videomessaggi del ministro delle Imprese e made in Italy Adolfo Urso e dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin che parlano della vendita del Siderurgico come “un traguardo” che si sta raggiungendo e che il governo confida in un’Ilva decarbonizzata. Ci si vuole affrancare dalla monocultura siderurgica ma poi il discorso torna sempre lì. L’assemblea è andata in scena in un’aula magna della Scuola sottufficiali della Marina militare dove c’era quella che un tempo poteva definirsi la Taranto che conta. Una Taranto orfana del suo sindaco, già immersa nella campagna elettorale, attesa da sfide importanti e da una pioggia di risorse.

“Credo che abbiamo dalla nostra – ha detto il prefetto Paola Dessì nel suo intervento – la voglia di svoltare e di lavorare assieme e questo non è scontato. È un segnale forte, importante, che arriva veramente”. Poi si è congedata con un “buon vento”.

L’indirizzo di saluto è stato portato dal contrammiraglio Francesco Milazzo comandante di Mariscuola, e dall’ammiraglio di squadra Vincenzo Montanaro, comandante di Marina Sud. Presenti anche l’assessore regionale Alessandro Delli Noci, il presidente di Confindustria Puglia Sergio Fontana, l’amministratore delegato di Simest Regina Corradini Di Rienzo, il presidente di Svimez Adriano Giannola, l’amministratore delegato di Pattern Group Luca Sburlati e il presidente della Camera di Commercio Taranto-Brindisi Vincenzo Cesareo.

Tra i punti centrali del dibattito c’era la vendita dello stabilimento siderurgico. Urso nel suo messaggio ha spiegato che “centrale è proprio dare una soluzione alla crisi dell’ex Ilva che abbiamo ereditato con un player industriale internazionale che, insieme a noi, imbocchi con decisione il percorso della piena decarbonizzazione assicurando quella continuità produttiva, quella competitività e le opere di bonifica che non dobbiamo a questo territorio”.

Quindi ha ribadito che “si avvicina un traguardo importante grazie al lavoro indefesso dei commissari (presenti le due terne al completo di AdI in As e Ilva in As, ndr), sotto la vigilanza del governo. Entro il 14 marzo, tra pochi giorni, sarà individuata la proposta migliore per quanto riguarda gli stabilimenti dell’ex Ilva. Abbiamo operato per garantire una soluzione concreta e duratura, consci di quanto la siderurgia sia sempre più strategica per l’industria e l’economia dell’Italia e della nostra Europa”.

E il ministro Pichetto Fratin ha assicurato, facendosi portavoce delle intenzioni del governo, che “a Taranto siamo impegnati su una nuova Ilva decarbonizzata e questo significa riavviare tutto un sistema di innovazione e modello di azione e salubrità, con particolare riferimento alla salute e alla sostenibilità”. In tale contesto, ha precisato, è importante anche “il porto di Taranto. Ho già trasmesso ai ministeri dell’Economia e dei Trasporti l’individuazione di Taranto come base di riferimento per le piattaforme offshore. Questo fa il paio con la nuova produzione di acciaio per l’ex Ilva”.

Il presidente di Federacciai Antonio Gozzi ha elogiato il lavoro dei commissari straordinari, si è detto favorevole alla presenza dello Stato almeno nella fase iniziale e ha dichiarato che nessuna cordata italiana ha manifestato interesse per l’acquisizione dell’intero gruppo “perché le aziende italiane sono concentrate sul loro business in un momento difficile per la siderurgia e per la ferita dell’esproprio senza indennizzo alla famiglia Riva che ancora sanguina. Sono stato l’unico – ha rammentato – a difendere i Riva perchè non ho mai accettato che fossero rappresentati come una famiglia criminale perchè non lo sono e non lo sono mai stati. Il tempo è galantuomo e la giustizia farà chiarezza”.

Il presidente nazionale di Confindustria Emanuele Orsini ha affermato che “la siderurgia è fondamentale perchè se vogliamo avere un piano industriale del Paese, un pezzo della nostra rotta, è essenziale avere le materie che costruiscono il percorso industriale. La siderurgia è sicuramente la materia di partenza”.

E sulla vendita dell’ex Ilva ha auspicato “che tra qualche giorno si individui il percorso con l’impresa che può essere interessata a portare avanti questo asset che per noi è fondamentale e sarà importante anche il connubio, la costruzione che ci sarà tra territorio e impresa. Credo che una piccola partecipazione dello Stato nell’ex Ilva sia una garanzia nei primi anni e possa essere un valore per il nostro Paese”.

Orsini ha parlato anche della “burocrazia europea (e quindi anche italiana) rappresenta un limite per far correre le imprese” ricordando che “ha prodotto negli ultimi 5 anni 10.500 nuove norme, mentre gli Stati Uniti ne hanno prodotte 3mila”. Concetto ripreso anche dal presidente di Confindustria Taranto, il padrone di Casa, che nella sua lunga relazione ha sostenuto che “questo territorio ha voltato pagina, decidendo di abbandonare definitivamente quel modello di sviluppo nato alla metà degli anni 60, dapprima propizio e poi sempre più costrittivo, per passare ad un modello diversificato e in perenne movimento, così come imposto da uno scenario economico globale, a sua volta condizionato dall’avvento di tecnologie emergenti e talvolta avveniristiche”.

Toma ha sottolineato la necessità di “riportare l’industria al centro della scena politica, sociale ed economica del Paese” e che prioritari per la nuova Ilva “saranno i processi di decarbonizzazione dello stabilimento e i vari aspetti del piano industriale, per il quale chiederemo al nuovo management una fase di necessaria condivisione rispetto ai contenuti ed alle prospettive. Il nostro auspicio è quello di poter tracciare una linea di discontinuità rispetto al passato”.

Il presidente degli industriali tarantini si è soffermato su “opportunità come Tecnopolo del Mediterraneo, spazioporto ed offshore”, sulle misure “a sostegno delle imprese” e sulle “mole di risorse destinate al territorio”. “Oggi – ha annotato – abbiamo una dote straordinaria di risorse, dal Just transition fund, pari a poco meno di 800 milioni, a quelle già previste nel Contratto istituzionale di sviluppo (Cis), fermo da settembre 2022. Quanto al Pnrr la sola città di Taranto e destinataria di ben un miliardo 300 milioni di risorse complessive per 599 progetti, ma non supera il 9% di fondi già impiegati. Occorre – ha avvertito – che i processi godano di una forte accelerazione”.

Non poteva mancare il riferimento ai Giochi del Mediterraneo Taranto 2026 “come una vetrina internazionale. Il nostro auspicio – ha evidenziato il presidente Toma – è che il territorio si faccia trovare pronto ad accogliere l’evento e che le ricadute positive, per le imprese e per l’immagine della città, che diventa destinazione turistica anche di carattere sportivo, possano prodursi anche oltre la durata dell’evento. L’impiantistica di altissimo livello e la molteplicità delle strutture sportive che si creeranno sul territorio dovranno costituire lo stimolo – si augura Toma – per capitalizzare un’occasione imperdibile di rilancio della città e della sua provincia ed allo stesso tempo fungere da moltiplicatore dello sviluppo”. Le idee per provare a cambiare rotta a una nave in tempesta.

 

 

Una risposta

  1. Vivremo e Taranto vivrà esclusivamente di fonti inquinanti ,scenari deturpati ,nessuna infrastruttura nessun cambiamento ma resterà la monocoltura dell’acciaio e degli idrocarburi stop. Ah l’eolico offpizz e il dissalatore distami.

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