Non è bastata la battaglia sindacale e il sostegno anche di leader nazionali come Elly Schlein che, il 4 febbraio scorso, intervenne a una manifestazione dei lavoratori a Taranto. A tutti gli effetti è in vigore il nuovo contratto siglato da Assocontact con la Cisal per i call center aderenti. Tra questi c’è Network Contacts. Gli operatori lo hanno scoperto dalla busta paga ricevuta nelle ultime ore. Non hanno firmato un nuovo contratto, tutto è avvenuto in maniera automatica. C’è stata solo una comunicazione retroattiva che avvisava del passaggio al contratto Cisal dall’1 febbraio scorso. Le conseguenze sono tutte da scoprire, ma le organizzazioni sindacali sin dal principio hanno paventato condizioni peggiorative utilizzando parole forti come “vergogna” e appellandosi, oltre che alla politica, ai grandi committenti per provare a bloccare l’intesa e rientrare nell’alveo del contratto-madre delle telecomunicazioni.
Assocontact aveva presentato il contratto come “migliorativo, innovativo e trasformativo”. Per Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil è “migliorativo per le aziende che potranno partecipare alle gare di appalto con un costo del lavoro inferiore, drogando ancora di più un settore devastato dall’assenza di regole”. È “innovativo per quelle committenti che permetteranno l’applicazione di questo nuovo contratto, sottoscritto da parti datoriali e sindacali non rappresentative, e che potranno risparmiare sul costo degli appalti, aumentando ancor di più i propri margini sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori”.
Ed è “trasformativo per un intero settore, perché trasformerà il settore dedicato alla assistenza clienti in una giungla deregolamentata e incentrata sul massimo ribasso, riportando le lancette indietro di dieci anni, e cancellando in un sol colpo le conquiste sindacali sui diritti e sul salario”.
Il sindacato Usb sostiene che il contratto siglato da Assocontact e Cisal “regala ai padroni un abbattimento del 15% del costo del lavoro. Un risparmio ottenuto sulla pelle dei lavoratori. Questo contratto infatti prevede aumenti salariali irrisori (3% a fronte di una perdita di potere d’acquisto superiore al 15%), riduzione delle tutele in caso di malattia, taglio del 50% dei permessi orari, controllo individuale della prestazione di lavoro, attacco ai diritti sindacali, smantellamento della clausola sociale in caso di cambio d’appalto”.
Ed è proprio quest’ultimo punto quello tra i più temuti, come ci conferma una lavoratrice tarantina di Network Contacts, che vuole restare anonima per ovvie ragioni e che chiameremo con un nome di fantasia, Giulia. “Tra di noi – riferisce – c’è chiaramente preoccupazione, per non dire turbamento. Viviamo una situazione particolare. Dalla busta paga abbiamo avuto la prova del nove che c’è stato il passaggio da Tlc a Cisal. C’è già una diminuzione del 50% dei Rol (la riduzione dell’orario di lavoro che consente al lavoratore di astenersi dalla prestazione lavorativa senza vedere modificata la propria retribuzione, ndr), stanno cercando di ritoccare l’istituto della malattia perché dopo tre episodi c’è già il decurtamento, ma soprattutto abbiamo timore per quello che potrebbe accadere nel caso di passaggio ad un’altra azienda. Ogni tre anni ci ritroviamo nella stessa situazione ma ora possiamo perdere la clausola sociale”.
“Per noi che lavoriamo con Network Contacts – racconta Giulia – questa è la seconda clausola sociale nella quale ci imbattiamo. Questo è l’ultimo anno che staremo con loro e una buona fetta di noi lavoratori con la prossima gara d’appalto potrebbe rimanere per strada. Nel contratto Cisal, come detto, c’è lo smantellamento della clausola di salvaguardia. Io, come tanti colleghi, e siamo più di 400, ho iniziato con Teleperformance. Poi, seguendo la commessa Enel energia mercato libero, siamo passati a System House. Dopo tre anni è avvenuto il passaggio a Network Contacts. Appena arrivati ci proposero la riduzione del monte ore, ma lo abbiamo mantenuto proprio perché eravamo tutelati dal contratto delle telecomunicazioni. Questo teoricamente dovrebbe essere l’ultimo anno con Network e saremmo prossimi alla nuova gara d’appalto. Già la scorsa estate avevano fatto intendere che saremmo migrati a un altro contratto, ma non pensavamo che saremmo arrivati a questo punto. Quindi, la nostra preoccupazione è forte. Peraltro la battaglia per la clausola sociale anni fa partì da Taranto attraverso i lavoratori di Teleperformance. La battaglia fu proprio nostra. Quando furono regolarizzati i contratti a tempo indeterminato, ci fu anche il boom delle nascite. Siamo tutti sulla stessa barca. Adesso speriamo in una presa di posizione dei committenti”.
Situazione tranquilla, invece, per i lavoratori di Teleperformance, il grande contact center che a Taranto occupa 1300 dipendenti a tempo indeterminato, 350 su staff leasing (somministrazione di lavoro a tempo indeterminato da parte di agenzie per il lavoro) e altri 500 circa a progetto impegnati sull’outbound quando ci sono dei picchi di volume.
“Attualmente – ci spiega Alberto (nome di fantasia) – viviamo una situazione serena. Possiamo sicuramente ritenerci soddisfatti. Non abbiamo ammortizzatori sociali, stiamo andando avanti con le nostre gambe e ci dispiace per quello che sta accadendo a colleghi di altre aziende. Tutto lo staff lavora in presenza una settimana al mese, il resto in smart working, tranne chi, per sua volontà, ha deciso diversamente perché non ha possibilità da casa perché magari non ha connessione. Abbiamo un premio di risultato confermato dall’azienda. Teleperformance sono ormai cinque anni, da prima della pandemia, che sta vivendo una situazione stabile e senza nessuna vertenza in atto. Sappiamo che i nostri ex colleghi che lavorano con Network o altri call center stanno avendo delle serie difficoltà”.
Il contratto in vigore è quello delle telecomunicazioni. Due le tipologie di orari: 20-24 ore o 30-33 ore. “Qui – fa rilevare Alberto – il 70% del personale è femminile e ha scelto il part time. La cosa più importante per noi è la clausola sociale. Se l’azienda, che ha commesse pubbliche e private, perde una gara d’appalto il dipendente non rischia il posto. Chi subentra deve assumere tutta la forza lavoro all’interno della sua attività”. Tutela che non prevede il nuovo contratto per gli altri call center. C’è chi parla di “sfacciato dumping”. Il dibattito è aperto.


Lascia un commento