Per la Giornata Internazionale dei Diritti della Donna è inevitabile ricordare chi ha dettato la storia. Sono tante e diverse tra loro le donne che con le loro gesta hanno rivoluzionato il mondo. Mary Wollstonecraft, considerata uno dei primi esempi di filosofia femminista;
Olympe de Gouges, giustiziata per la pubblicazione di scritti politici in quanto si batté per l’uguaglianza di diritti tra uomo e donna, per il divorzio e per l’abolizione della pena di morte e della schiavitù. L’Associazione Perseo ricorda Erin Pizzey, attivista che ha fondato il primo rifugio per donne maltrattate, denunciando poi la violenza domestica come un problema di entrambi i sessi. Rosa Parks, attivista per i diritti civili, divenuta simbolo della lotta contro la segregazione razziale rifiutando il cedere il posto su un autobus a un bianco e Diana Russell ricordata come la scrittrice e sociologa che coniò il concetto di “femminicidio”. Similmente però, il centro antiviolenza maschile Perseo pone l’accento su un concetto condiviso da chi scrive: “I diritti non sono una questione di genere ma di giustizia”. Sostengono che la violenza non abbia genere e chiunque la subisca sia una vittima che merita ascolto. Ogni storia è degna di rispetto per un futuro senza paura in cui nessuno venga ignorato.
Come riporta il sito Onu Italia “La Giornata Internazionale della Donna è stata ufficialmente riconosciuta dalle Nazioni Unite nel 1977, quando è emersa per la prima volta dalle attività dei movimenti sindacali all’inizio del XX secolo, nel Nord America e in Europa. Quell’anno, le Nazioni Unite adottarono la risoluzione 32/142 che proclama una Giornata per i diritti delle donne e la pace internazionale da osservare tutti i giorni dell’anno. Questa ricorrenza costituisce un momento per riflettere sulle conquiste ottenute, chiedere nuovi cambiamenti e celebrare atti di coraggio e determinazione delle donne che si sono distinte nella storia. Il mondo ha fatto notevoli progressi in diversi ambiti, ma nessun Paese ha raggiunto ancora la parità di genere”.
Abbiamo chiesto all’Associazione Perseo se concorda con queste dichiarazioni.
Valeria Della Monica – Social Media Manager: “Concordiamo, la storia la scrivono i vinti e se le donne hanno vinto tante battaglie è giusto che la storia venga raccontata. L’8 marzo per noi dell’Associazione, come per tante altre realtà, è un’occasione per riflettere sui risultati, sulle conquiste e sul valore delle donne. I loro traguardi sono importanti, li riconosciamo a tal punto che il nostro team è composto prettamente da donne ma i nostri traguardi non li evidenziamo in quanto tali perché anche se fossimo uomini il motivo è che ci impegniamo in una causa”.
Esiste una giornata internazionale apposita per parlare di eliminazione della violenza contro le donne ed è il 25 novembre. Indubbiamente, anche oggi, diversi saranno i riferimenti a questo fenomeno tant’è che lo scorso anno la campagna UNiTE aveva richiamato l’attenzione parlando di “allarmante escalation” della violenza contro le donne con il tema “Ogni 10 minuti una donna viene uccisa”. #NoExcuse UNiTE per porre fine alla violenza contro le donne”. #NoExcuse era appunto l’hashtag della Giornata 2024. Secondo dati Istat, aggiornati al 2024, il 31,5% delle donne ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Di cui, quelle più gravi, sono state esercitate da partner o ex partner, parenti o amici. In un oceano di dati a matrice femminile, in cui spesso si sente parlare di violenza maschile contro le donne, risulta quantomeno arduo e iniquo, in quanto si viene tacciato di voler negare l’esistenza della violenza contro la donna, provare a porsi altre domande.
Perché tutti i maschi dovrebbero essere possibili assassini? Perché le donne, come se fossero un blocco amorfo, sono tutte potenziali vittime e gli uomini i carnefici? Gli uomini e le donne omosessuali non subiscono violenza? E gli uomini etero? Perché non si parla di persone che subiscono violenza e altre che la causano? L’Associazione Perseo aiuta a non annegare in quest’oceano di dati e, direi proprio, di stereotipi di genere e lo fa attraverso il suo operato. Valeria Della Monica, per l’appunto, ci ha mostrato il “Report biennale 2023/24” del Centro AntiViolenza Perseo. Documenta due anni di lavoro intenso, con un aumento significativo degli uomini coinvolti in percorsi di assistenza e un maggiore impatto sociale tramite campagne di sensibilizzazione e formazione sul territorio”.
“Per quanto riguarda i dati sui femminicidi – ha aggiunto – bisogna capire come vengono raccolti. In Senato, poche ore fa, hanno approvato il ddl che prevede l’introduzione del ‘Femminicidio’ come reato autonomo punito con l’ergastolo. Per noi di Perseo questa è un’occasione per vedere se il femminicidio verrà definito tramite la teoria ad ampio raggio o a medio raggio. La prima prevede che qualsiasi donna uccisa è vittima di femminicidio, sia che sia una donna uccisa durante una rapina perché è capitata lì per sfortuna o che sia una donna uccisa da un ex partner. Questa è la visione che Perseo non abbraccia. Mentre per quanto riguarda la teoria a medio raggio le donne vengono uccise in contesti di gelosia, in relazioni tossiche, da ex partner sia essi uomini che donne per quanto riguarda le donne omosessuali. Stiamo inoltre cercando di capire se nella questione ‘femminicidio’ ci rientrano anche gli uomini uccisi sempre per motivi relazionali. Il fatto che il Consiglio dei Ministri abbia discusso di questo ddl è un’occasione per vedere una giustizia che viene applicata ma bisogna capire come viene applicata perché c’è chi vuol fare allarmismo dicendo “una donna viene uccisa ogni 10 minuti”, gonfiando molto il numero reale”.
Nell’osservatorio di “Non Una Di Meno”, in cui si raccolgono tutte le vittime di femminicidio, si sfrutta la teoria ad ampio raggio non distinguendo il movente delle uccisioni. Bisogna capire qual è il problema reale alla base di questo fenomeno in cui noi vogliamo intervenire trovando le soluzioni più adatte. Non è una questione di numeri, non si può ridurre tutto ad un dato infatti noi parliamo di persone e di famiglie perché non ci sono solo le vittime e i carnefici. Da un dato non si può dedurre una teoria sociologica. Si dice, per esempio, che da quando è stata introdotta la legge “Codice Rosso” sono aumentate le richieste d’aiuto del 400%. Di quest’incremento bisogna capire quante sono le false accuse? Noi ci occupiamo anche di questo”.
Dal rapporto «Education at a Glance 2024» stilato dall’Ocse, sebbene le ragazze e le donne ottengano risultati nettamente superiori a quelli conseguiti dai ragazzi e dagli uomini nel corso dei vari cicli di studi, il quadro si capovolge al momento dell’ingresso nel mercato del lavoro. Gli indicatori chiave dei risultati relativi all’accesso al mercato del lavoro sono generalmente peggiori per le donne rispetto agli uomini. Le donne tra i 25 e i 34 anni hanno meno probabilità di trovare un impiego rispetto agli uomini, con un divario generalmente più ampio per le donne con un livello di istruzione inferiore a quello secondario di secondo grado, mentre è più contenuto per le donne con un livello di istruzione terziaria. In Italia, solo il 36 % delle giovani donne con un livello di istruzione inferiore a quello secondario di secondo grado ha un impiego, mentre la quota corrispondente per gli uomini è del 72 % (in questo caso le medie dell’OCSE sono, rispettivamente, del 47 % e del 72 %). In contrapposizione, il 73 % delle giovani con un titolo di istruzione terziaria ha un impiego, mentre la corrispondente quota per i giovani è pari al 75 % (le medie dell’OCSE sono, rispettivamente, dell’84 % e del 90 %). Tuttavia, il conseguimento di un titolo di istruzione terziaria non contribuisce a ridurre il divario salariale esistente tra uomini e donne. In Italia, le giovani laureate guadagnano in media importi pari al 58 % del salario dei loro omologhi, il che corrisponde al differenziale salariale più ampio rilevato nell’intera area dell’OCSE, la cui media è pari all’83 %). Nonostante quindi il loro elevato livello di istruzione, le donne continuano a essere svantaggiate nel mercato del lavoro.
Come spieghereste questi dati?
“Ci sono lotte, come quella contro la violenza o per il salario che si reiterano nel tempo continuando ad essere portate avanti in maniera vuota dal momento in cui si perseguono solo da un lato senza integrare il punto di vista maschile. Per quanto riguarda i dati Ocse la questione non è da leggere in chiave di genere ma riguarda la società, la giustizia, i rapporti di potere altrimenti si crea una lotta tra generi sviando la soluzione del problema che esiste ma bisogna saperlo leggere”.
Come lo leggete?
“Accettiamo, leggiamo e capiamo questi dati che ci portano però a chiedere perché gli uomini sono le persone che abbandonano di più le scuole. Dov’è il problema? È l’istituzione scolastica? Perché le materie umanistiche sono viste più per donne e quelle scientifiche per gli uomini? La questione è sempre legata a come si pone la domanda e a come si vuole cercare la risposta quindi dal principio bisognerebbe compiere ricerche in un’ottica diversa. Non bisogna dare per scontato che il dato dà anche la teoria sociologica. Dire che una percentuale di donne non lavora senza specificare, per esempio, se vive al nord o al sud in cui la disoccupazione è molto più alta, non dice molto rispetto a quel che si potrebbe approfondire non soffermandosi sul genere ma su altre problematiche economiche e sociali”.
L’Associazione Perseo si allontana dalle posizioni politiche ma il 5 marzo, durante la seduta 440 presso la Camera dei Deputati ha avuto luogo lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata su diversi argomenti. Durante questa seduta, l’on. Laura Ravetto (Lega) ha parlato di fenomeno “specifico” e “inquietante” riferito agli omicidi volontari di donne realizzati da partner ed ex partner ed ha parlato di un nuovo fenomeno di reato di violenza verso le donne ovvero la violenza sessuale di gruppo operata da ambienti di immigrazione secondaria di matrice islamica.
Vi occupate anche di “etno psichiatria”, ovvero del lavoro psicologico con altre culture quindi è sbagliato credere, come nel mio caso, che l’intervento dell’onorevole sia un tentativo di appropriarsi di una tematica tanto importante a soli fini elettorali e propagandistici?
“Quello dell’onorevole è un commento politico e strumentalizzato ed è svilente per le stesse persone che operano in questo settore sentirsi dire che questo fenomeno dipende dalla cultura. Parliamo sempre di persone ed ogni essere umano è diverso. L’onorevole si è rivolto a qualche esperto del settore?”.
Nella stessa seduta, l’on. Barzotti (M5S) ha parlato di donne che vivono, in Italia, in una condizione culturale di discriminazione strutturale e consolidata. L’on Sportiello (M5S) ha parlato di diritti delle donne e lotta al patriarcato. Di 8 marzo come giornata di lotta, e non di festa, contro il patriarcato che esiste e il governo lo difende.
“Perseo non si esprime sul patriarcato perché non crede a questa teoria. Pensa che questa parola sia strumentalizzata per sviare dal reale problema. Per noi il patriarcato è stato il sistema economico e famigliare in cui il patriarca, cioè l’uomo, deteneva il potere economico quindi aveva un ruolo centrale nella famiglia. C’erano poi tutte le leggi del caso che lo sostenevano, per esempio non si poteva divorziare ma per queste lotte le donne hanno già ottenuto risultati. Per Perseo, parlare oggi di patriarcato è svilente perché non centra i reali problemi della società che non sono “gli uomini cattivi” ma l’assenza di assistenza sanitaria, di assistenza per tutte le vittime di violenza e tutte altre cose non circoscrivibili al patriarcato. Possiamo discutere a riguardo ma noi agiamo toccando con mano la violenza e non tocchiamo chi dice ‘è colpa del patriarcato’. Tocchiamo con mano chi dice ‘io ho sofferto perché la mia partner/il mio partner mi ha picchiato, mi ha tolto i figli’ ecc., non sono persone che si preoccupano del patriarcato”.
L’Associazione Perseo ha quattro sedi in Italia di cui una proprio in Puglia, in via Madre Teresa di Calcutta n.30 (Altamura – BA). Qualsiasi persona può rivolgersi al centro antiviolenza e verrà accolta come la storia di Sara che c’è stata raccontata dalla presidente Fulvia Siano. È una ragazza che abitava in Spagna con la propria partner che ha iniziato a sminuirla in quanto donna e in quanto non adatta ad essere madre come lo era lei. Tornata in Italia, Sara, si è rivolta ad un centro antiviolenza femminile ma non è stata accolta rivolgendosi di conseguenza a Perseo. In questo contesto ha conosciuto diverse persone tra cui molti uomini rendendosi conto che condividevano lo stesso dolore anche se per cause diverse.
La violenza non ha genere, bisogna analizzare il quadro psicologico di una persona e non compiere una perizia biologica evitando atteggiamenti propagandistici che ci allontanano dalla reale natura del problema.
