Il Commissario Straordinario del comune di Taranto Giuliana Perrotta, sulla questione del dissalatore sul fiume Tara ha voluto aderire alle richieste di numerose associazioni di essere sentite sull’argomento incontrandole a Palazzo di Città. Erano presenti i rappresentanti di WWF Taranto, Comitato salviamo Taranto, Comitato difesa del territorio, Legambiente, Anta Taranto. All’incontro ha partecipato anche una rappresentanza dell’Acquedotto Pugliese che è l’Ente proponente dell’intervento, nonché il Segretario Generale, dirigenti e funzionari del Comune.
Le associazioni nei loro interventi hanno evidenziato le riserve sull’opera sotto il profilo non solo ambientale e paesaggistico ma della compatibilità con disposizioni nazionali e comunitarie. L’AQP ha, dal canto suo, ribadito l’urgenza e l’indifferibilità dell’opera al fine di sopperire alle carenze idriche del territorio e ha assicurato il regolare sviluppo del procedimento. Tuttavia, al termine dell’incontro è stata ribadita, da parte delle associazioni, la richiesta di una diversa dislocazione dell’impianto.
Il Commissario ha invece assicurato il suo impegno ad inoltrare alla Regione tale richiesta e ha proposto altresì, all’AQO, in caso di realizzazione dell’impianto, di prevedere, tramite un protocollo d’intesa, la costituzione di una consulta rappresentativa delle associazioni che vigili sulla esecuzione e sulla gestione del progetto.
Intanto nei giorni scorsi l’Acquedotto Pugliese ha fatto alcune precisazioni in merito alle notizie relative a diverse contestazioni riguardanti l’opera da parte di associazioni e comitati, sottolineando che “è ecosostenibile secondo gli stringenti criteri della Tassonomia UE ed il CNR non si è mai espresso contro il progetto né contro la dissalazione in generale. Anzi, lo studio citato ‘Siccità scarsità e crisi idriche. Il contributo della ricerca a supporto della definizione del bilancio idrico’, fra le possibili soluzioni contro le crisi idriche propone anche la dissalazione”.
“Il dissalatore di Taranto, come si può evincere dal progetto che ha superato tutte le autorizzazioni previste – spiega la nota, anche se di fatto ne mancano diverse di una certa rilevanza – è coerente con la visione dello studio. Il dissalatore di Taranto risponde all’esigenza di diversificare le fonti e rendere più autonomi e resilienti Taranto e l’arco ionico salentino, l’unica area pugliese servita da una sola linea di approvvigionamento, tra l’altro extraregionale”. “Il dissalatore si affiancherà alle altre azioni già messe in atto da AQP.
Il recupero delle perdite idriche e l’efficientamento dei processi già oggi consente ad AQP di soddisfare il fabbisogno prelevando circa 100 milioni di metri cubi all’anno in meno rispetto al 2009. Una capacità gestionale che ha permesso alla Puglia di superare il 2024 senza interruzioni di servizio, in un contesto in cui ampie aree del Sud Italia hanno subito razionamenti alla fornitura idrica. Il lavoro prosegue e attualmente sono in corso interventi che riguardano 1.300 chilometri di reti per un investimento complessivo di circa 800 milioni di euro. Lavori di risanamento reti sono in corso tra l’altro proprio in questi giorni a Taranto”.
Il report citato da associazioni e comitati, nell’introduzione del capitolo 10 dedicato alle risorse idriche non convenzionali, afferma che “la desalinizzazione delle acque marine e salmastre costituisce un’importante alternativa in grado di offrire un’acqua di alta qualità e indipendente dal regime meteo-climatico”.
Si citano i progetti di dissalazione previsti in Puglia “a causa del progressivo depauperamento degli acquiferi costieri e utili a incrementare la resilienza degli schemi idrici della penisola salentina”. E si sottolinea che “le sorgenti costiere salmastre (con TDS compresi tra 5000 e 20 000 mg/L – il Tara ha meno di 5000 mg/L di solidi totali disciolti) sono considerate siti molto adatti per la realizzazione di impianti ad osmosi inversa grazie ai minimi costi di smaltimento delle salamoie direttamente in mare”. Più in particolare “la salamoia sarà di un tenore così basso da essere più dolce dell’acqua del mare, il consumo energetico sarà contenuto e coperto al 100% da fonti rinnovabili, non ci saranno nuove opere sul fiume (si useranno prese esistenti) e si garantirà un deflusso ecologico (come mai fatto prima) sulla base di un metodo già utilizzato in 200 fiumi di 13 regioni italiane e validato da ISPRA”, concludono dall’AQP.

Un anno fa, la Direzione Istituto di Ricerca sulle Acque Irsa-Cnr fece alcune precisazioni in merito alla vicenda dissalatore.
“L’Irsa-Cnr tra il 2015 e il 2019 ha svolto uno Studio di alta specializzazione sullo “stato quali-quantitativo del sistema Sorgente Tara” attraverso la stipula di una apposita convenzione con l’Aqp (datata 23/09/2015). Detta convenzione è successiva alla redazione, da parte della stessa Aqp, dello “Studio di Fattibilità per la realizzazione dell’impianto di dissalazione delle acque salmastre della sorgente del Tara” (studio del 19/02/2009), a seguito del quale, il Servizio Risorse Idriche della Regione Puglia aveva evidenziato la necessità di effettuare uno studio “al fine di approfondire lo stato del sistema idrogeologico della Sorgente Tara con particolare riguardo alla verifica degli effetti quali-quantitativi nell’eventualità di un aumento dei prelievi a seguito della realizzazione dell’impianto di dissalazione” (riunione del 24/10/2014)” si leggeva nella nota del CNR.
A tale scopo, l’attività di ricerca dell’Irsa-Cnr si è concentrata sui seguenti obiettivi specifici: valutazione del bilancio idrico del sistema “Sorgente Tara” attraverso la stima del contributo sia della portata concentrata che della portata distribuita lungo il canale derivatore, al fine di verificare l’esistenza di eventuali variazione del regime sorgentizio rispetto agli studi pregressi. Definizione dell’attuale stato quantitativo dell’acquifero superficiale e valutazione delle eventuali variazioni rispetto al passato. Valutazione della qualità dell’acqua della sorgente con riferimento alla salinità e ad eventuali inquinanti di origine antropica. Studio dell’impatto sullo stato quali-quantitativo dell’acquifero superficiale a seguito dell’aumento dei prelievi connesso alla realizzazione dell’impianto di dissalazione.
In merito al possibile incremento del prelievo dal Fiume Tara, tra i risultati dello studio il CNR ritenne utile segnalare che “l’analisi idrologica effettuata mediante modello afflussi-deflussi ha permesso di ricostruire le portate naturali del Fiume Tara dal 1925 al 2017; l’analisi delle portate naturali, elaborata con i dati storici dei prelievi, ha consentito quindi di verificare gli effettivi livelli di sfruttamento della sorgente, fino all’azzeramento del deflusso residuo verso il mare in occasione della più grave siccità osservata in 92 anni (evento ’90-’92); lo scenario di prelievo idrico fino a un massimo di 1500 l/s è stato indagato rispetto all’alterazione del regime idrologico delle portate residue alla foce e agli impatti di natura idromorfologica, quali la possibile riduzione della superficie idrica del fiume e l’incremento del tempo di residenza idraulica rispetto alle condizioni naturali (cioè in assenza di prelievi).
In conclusione, lo studio dell’Irsa-Cnr nella sua interezza, fornendo un’approfondita caratterizzazione idrogeologica e chimica del sistema sorgentizio del Tara, rappresenta un contributo conoscitivo utile, sebbene non esaustivo, alle argomentazioni scientifiche e tecniche circa un possibile sfruttamento del Tara. Tuttavia tali risultati, in quanto di carattere scientifico, non sostituiscono in alcun modo il processo decisionale che è prerogativa degli attori istituzionali e della comunità locale“.
Nel frattempo, procede spedito l’iter per l’ottenimento del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) per la “Realizzazione dell’impianto di dissalazione delle acque salmastre delle sorgenti del Tara e delle condotte di adduzione dell’acqua potabilizzata e di scarico della salamoia” in agro di Taranto e Statte.
Dopo che lo scorso 10 gennaio la Conferenza dei Servizi ha optato, a prevalenza dei pareri e quindi non all’unanimità, per la concessione della Valutazione d’Impatto Ambientale propedeutica al rilascio di tutte le autorizzazioni necessarie alla realizzazione ed all’esercizio dell’impianto, la Giunta regionale ha rilasciato lo scorso 20 febbraio l’Autorizzazione Paesaggistica.
Un passaggio di certo non banale, visto che l’autorizzazione arriva nonostante il parere del ministero della Cultura che attraverso la Soprintendenza PNRR ministeriale in un documento di oltre 50 pagine ha espresso la sua netta contrarietà, sottolineando come nessuna mitigazione o variante al progetto, cambierebbe la valutazione del ministero, che ha candidamente affermando che l’opera andrebbe realizzata altrove visto che la stessa, nel luogo in cui è stato deciso di realizzarla, è in contrasto con il paesaggio e l’ambiente circostanza sotto ogni punto di vista.
Certamente però, il procedimento è ancora ampio e complesso. Visto che mancano all’appello ancora diverse autorizzazioni. La più importante e la più problematica, nonché cerchiata di rosso da ARPA Puglia e contestata dalle associazioni contrarie all’opera, è quella che prevede il prelievo sino ad un massimo di 1.000 l/s di risorsa.
Inoltre, il progetto dovrà ottenere il via libera allo scarico della salamoia in mar Grande, un flusso liquido di circa 370 litri al secondo rilascio avverrà in prossimità delle infrastrutture di recapito del siderurgico e del Fiumetto. Senza dimenticare la problematica legata all’interferenza del progetto con il SIN di Taranto. Anche per questo il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha richiesto agli enti interessati di esprimere il parere istruttorio di competenza, in merito alla valutazione delle interferenze del progetto in esame con le matrici ambientali. Oltre ad aver chiesto un parere ad ISPRA, ARPA Puglia, Istituto Superiore di Sanità e Inail se le ordinarie pratiche di bonifica della falda possano essere ostacolate dalla avvenuta realizzazione dell’opera, eventualità negata dall’Acquedotto Pugliese.
Dunque l’iter per il progetto prosegue, anche se, come abbiamo ampiamente riportato in questi anni, permangono ancora molti dubbi e ostacoli da superare, oltre al netto diniego da parte di enti come ARPA Puglia, ASL Taranto, i Vigili del Fuoco, il ministero della Cultura, soltanto per citarne alcuni. Nonostante l’assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale ottenuta e l’ok all’Autorizzazione Paesaggistica.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/01/11/dissalatore-sul-tara-aqp-ottiene-la-via/)

Interessante come anche l’Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue (ANBI) sia contraria ai dissalatori ma sia a favore degli invasi (post pubblicato il 5 Febbraio 2025 sul loro sito)
Ci sono aggiornamenti dall’invaso Pappadai per rendere tutta quella risorsa idrica fruibile?