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Il suo volto esprime sofferenza, ma è di una bellezza espressiva incomparabile. Lei è la madre del popolo. Durante la processione il simulacro non viene mai abbandonato dai fedeli”.

Il priore della Confraternita Santissima Addolorata e San Domenico, Giancarlo Roberti, 56 anni, sostituto commissario della Polizia di Stato in servizio alla Digos della Questura di Taranto, spiega i motivi della grande devozione nei confronti della Vergine Addolorata, la Madonna per i tarantini. Sono i giorni di attesa e di preparazione spirituale verso l’evento dei riti della Settimana Santa, che a Taranto assumono da sempre un significato particolare. La Confraternita ha organizzato un programma ricco di appuntamenti di tradizione e di attività culturali. Roberti, priore dal novembre 2022 e nei quattro anni precedenti commissario della stessa Congrega, ha parlato di “un anno di per sé speciale perché vissuto nel cammino giubilare e quindi di particolare grazia per tutta la Chiesa”. Sono giorni, ha aggiunto nel messaggio ai confratelli, “in cui, attraverso le nostre attività tradizionali, siamo chiamati a testimoniare l’autenticità della nostra fede e della nostra adesione al Signore”.  La devozione è dovuta in molti casi anche alla tradizione familiare che si tramanda tra i confratelli e le consorelle, di padre (o di mamma) in figlio.

Da domani al 4 aprile, nel tempio di San Domenico Maggiore, sarà aperta la mostra fotografica dal titolo “La lunga notte della Madre” con le immagini vincitrici e quelle più significative di un apposito concorso, impreziosita dall’esposizione – come avviene da tre anni – dei simboli del pellegrinaggio dell’Addolorata del Giovedì Santo.

L’edizione di quest’anno è arricchita dalle esposizioni di opere di alcuni artisti locali, dislocate in altre parrocchie della città vecchia. Nella Chiesa dei Santi Medici esporrà il fotografo Giovanni Ottomano, nella Chiesa di San Giuseppe la fotografa Daniela Battista, nel Santuario della Madonna della Salute Christian Attanasio, nella Cripta di San Cataldo Arturo Russo e nel Chiostro del Conservatorio Musicale “G. Paisiello”, ex Convento San Michele, ci sarà la mostra “Il Cuore della Madre”, costituita dalle opere realizzate dagli studenti del Liceo Artistico “Calò” di Taranto.

Nell’ottica della sensibilizzazione delle nuove generazioni ai Riti e alle tradizioni della Settimana Santa, la Confraternita ha invitato le scuole alle varie esposizioni. Inoltre, nell’ambito dei Pcto (percorsi di alternanza scuola-lavoro) gli studenti del Liceo artistico “Calò” di Taranto accompagneranno le varie scolaresche alla scoperta della città vecchia, completando la visita con riferimenti storici e culturali, mentre gli studenti del Pitagora offriranno un servizio di guida in lingua inglese ai turisti che visiteranno la mostra nella Chiesa di San Domenico.

“Avevo detto sin dal mio insediamento – chiarisce il priore – che avrei puntato sulla divulgazione dei riti soprattutto ai più giovani. Noi siamo gli artefici della nostra tradizione ma anche custodi, dobbiamo fare tutto il necessario per spiegare ai ragazzi quello che siamo e quello che facciamo”.

Il programma di appuntamenti prevede per domenica 6 aprile la preghiera della via Crucis itinerante dalle 18 nella Basilica Cattedrale di San Cataldo con percorso in piazza Duomo, via Duomo, postierla via Nuova, san Giuseppe, via Garibaldi, piazza Fontana e pendio San Domenico.

Lunedì 7 aprile, alle 19, la 51esima edizione del Concerto di Passione con la partecipazione della Fanfara di Presidio del Comando interregionale Marittimo Sud. Venerdì 11 aprile alle 18.30 la Commemorazione dei 7 dolori di Maria (Festa piccola).

Il percorso di iniziative conduce fino a quello più importante, “il pellegrinaggio del Giovedì Santo – spiega il priore – che ci vede protagonisti sui passi addolorati di Maria, alla ricerca di suo Figlio”. I simboli saranno aggiudicati nell’assemblea straordinaria della Domenica delle Palme (13 aprile). Il priore Roberti è stato tra i portatori delle forcelle dell’Addolorata nel 2006 e nel 2007. “Un’esperienza straordinaria – racconta – ed emozionante. E non è mai la stessa cosa”.

La Confraternita dell’Addolorata conta circa 1800 iscritti, 50 sono gli ultimi novizi. Roberti è impegnato attivamente, prestando servizio volontario, anche per le opere di carità Casa e Sant’Anna. “Sabato scorso – rammenta – c’è stato il pranzo di solidarietà con le persone indigenti della città vecchia. Abbiamo cucinato, servito e qualcuno di noi ha mangiato anche con loro. Erano circa 60.  L’idea è quella di continuare ogni terzo sabato del mese al centro San Gaetano”.

L’opera di carità Casa (Centro Addolorata per il sostegno alimentare) fu costituita nel 2013. Oggi sono assistite in maniera continuativa circa duecento persone. “L’opera Sant’Anna – riferisce Roberti – è stata invece trasformata rispetto all’inizio, quando si raccoglievano e distribuivano indumenti usati. Ora aiutiamo i bambini fino a 5anni e anche le donne in stato di gravidanza”.

Il simulacro della Vergine Addolorata è stato sottoposto a un restauro conservativo. Ad occuparsene è stata la professoressa Maria Gaetana Di Capua nel suo laboratorio di Martina Franca. La statua che ha fatto rientro nella sua cappella l’8 marzo scorso non ha subito alcun stravolgimento, mantenendo i tratti caratteristici del viso sofferente. “Il restauro ha restituito – conferma il priore – la giusta luminosità all’immagine, mantenendo intatti cromie e colori originali”.

Ad aprire la processione, a mezzanotte del Giovedì Santo, è la troccola (lo strumento che detta l’andatura con il suo classico crepitio), poi le pesare (coppia di bambini, parenti di confratelli, che portano appese al collo le finte pietre in ricordo di quelle vere lanciate a Gesù durante la sua Via Crucis), la Croce dei Misteri, quattro poste, il terzo crocifero (a piedi scalzi e senza mozzetta), altre quattro poste, il secondo crocifero, ancora le poste, il primo crocifero, la terza e la seconda posta, il trono (composto dalla prima posta in mezzo a cui si pone il bastoncino), la statua dell’Addolorata portata a spalla da 4 confratelli in abito di rito, le sdànghe, e 4 forcelle in abito scuro. Tre mazzieri hanno il compito di regolare la processione e dare il cambio a confratelli che dovessero uscire momentaneamente dal corteo.

Non si può pensare “alla città – sostiene il priore – senza i riti della Settimana Santa. C’è un legame indissolubile. Tutti i cittadini si uniscono a noi e condividono i momenti della morte e della passione di Gesù.  Personalmente faccio gli auguri a tutta la città affinchè possa presto riscattarsi e rivolgo un augurio particolare e una preghiera per il nostro pontefice, che vive momenti tribolati per la sua salute”.

Credit foto: Paolo Occhinegro

 

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