Dopo che nello scorso autunno il Tar di Bari ha respinto gli ultimi tre ricorsi (tra i quali quello del comune di Avetrana) sul discusso depuratore Sava-Manduria entrato in funzione ad ottobre, ventitré cittadini di Manduria e Avetrana provano la strada del ricorso al Consiglio di Stato.
Nell’appello (presentato dall’avv. milanese Claudio Linzola) si chiede la riforma o l’annullamento della sentenza del Tar di Bari, l’annullamento della Valutazione impatto ambientale (Via) concessa nel 2023 e tutti i verbali della conferenza di servizi. Di fatto, le stesse richieste che erano state avanzate ai giudici di prima istanza i quali avevano dichiarato illegittimo il ricorso per mancata impugnazione, da parte dei ricorrenti, del Piano di tutela acque (Pta), adottato dal Consiglio regionale con deliberazione 154 del 23 maggio 2023.
Il ricorso fa leva soprattutto sulla Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) perché approvata “solo su una parte dell’intero sistema di depurazione delle acque reflue dei Comuni di Sava e Manduria, senza considerare l’incremento (già dichiarato in atti) che si renderà necessario per depurare le acque delle Marine di Manduria (che raddoppiano gli abitanti equivalenti)”.
L’impianto, lo ricordiamo, è dotato di una condotta di 12 chilometri, che farà convogliare le acque di fogna verso il nuovo depuratore, un impianto attualmente dimensionato per gestire 5mila metri cubi al giorno. Le acque, depurate e affinate con standard adatti al riuso in agricoltura, confluiranno infine attraverso una condotta di 4,5 chilometri in 12 trincee drenanti. L’impianto è stato in gran parte già realizzato con enormi vasche a poche decine di metri dal quartiere residenziale avetranese di Urmo Belsito, che accoglieranno i liquami grezzi delle fogne di Manduria e Sava che la stazione di pompaggio situata nel vecchio depuratore di Manduria, spingerà verso la costa.
La fase di depurazione e affinamento dei reflui avverrà in un secondo momento con sistemi di biofiltrazione, naturale e meccanica, nel passaggio delle vasche di raccolta, prima di essere convogliati a circa 5 chilometri di distanza nelle trincee drenanti previste in contrada Masseria La Marina a San Pietro in Bevagna. Un altro scarico emergenziale, che entrerà in funzione quando le trincee drenanti non riusciranno ad assorbire la quantità di reflui in eccesso (per super produzione a monte o precipitazioni piovose estreme), oppure in caso di guasti al sistema, è previsto con destinazione finale nel mare di Torre Colimena.
Entro il 2027, secondo il programma riconfermato oltre un anno e mezzo fa, anche le Marine dovrebbero essere infrastrutturate, mentre entro il 2034 dovrebbe essere completata anche tutta la parte dedicata al recupero delle acque da utilizzare tanto per l’irriguo, che per la pulizia delle strade e per l’utilizzo da parte degli interventi dei Vigili del Fuoco. Il costo complessivo della costruzione del depuratore, comprensivo di trincee drenanti e tubature è stato di 17,5 milioni di euro. L’importo contrattuale dell’appalto è di circa 12,7 milioni.
Attualmente il depuratore e le opere di scarico al suolo mediante trincee drenanti, è calibrato per accogliere e smaltire i reflui della rete dei due comuni e non anche le marine che, secondo il progetto approvato e fornito di Via, dovrebbero essere servite nel 2036. Pertanto, si legge sempre nel ricorso, “l’impianto di trattamento (ed anche quello di dispersione delle acque depurate) nasce già dichiaratamente sottodimensionato”.
Infine nel ricorso vengono proposte alternative al depuratore situato a poche centinaia di metri dal mare e a ridosso della zona protetta dell’oasi della Salina di Torre Colimena e della zona residenziale Urmo-Belsito del comune di Avetrana. “Una delle possibili soluzioni progettuali alternative, perfettamente percorribile se fosse stata rispettata la normativa in materia di Via era quella di valutare la realizzazione dell’impianto di trattamento delle acque provenienti dagli agglomerati di Sava e Manduria nelle vicinanze della diga del “Pappadai” situata a Fragagnano, pochi chilometri dal comune di Sava”.
La speranza è che tutto possa avvenire nel rispetto delle leggi e quindi dell’ambiente, garantendo così da un lato un servizio ai cittadini non più rinviabile e nello stesso tempo impedendo che un impianto di questa portata offuschi anche solo in parte la bellezza del nostro territorio, come il bacino di Torre Colimena nel quale si nutrono pesci, tartarughe, fenicotteri. Un’ecosistema che potrebbe subire danni importanti qualora si dovesse essere costretti a far confluire nel bacino di Torre Colimena e, di conseguenza, nel mare le acque reflue prodotte dal depuratore.
(leggi tutti gli articoli sul Depuratore Sava Manduria https://www.corriereditaranto.it/?s=depuratore&submit=Go)
