Coerenza: costanza logica nel pensiero e nelle azioni. È questa la caratteristica principale che rende Annagrazia Angolano certa di rappresentare la vera alternativa politica alle prossime elezioni amministrative, che si svolgeranno a Taranto il 25 e 26 maggio.
Taranto cambia, recita il claim dei pentastellati: un chiaro invito a non lasciarsi “ingannare da coloro che hanno governato finora con Melucci, portando la città sull’orlo del baratro” e che ora tentano il rientro a Palazzo di Città.
Tra i sette candidati rimasti in campo (Alfonso Alfano ha infatti ritirato la candidatura per aderire alla coalizione di Tacente), la Angolano è l’unica donna, ma non punta su questo fin troppo facile richiamo retorico: piuttosto, su un programma elettorale strutturato in 10 punti principali, sui quali il M5S è aperto al confronto ma non transige.
Come nasce la candidatura di Annagrazia Angolano alle prossime comunali?
“Dalla volontà del M5S di contare, questa volta, nell’ambito delle amministrative, forte di avere le carte in regola rispetto ad altre forze politiche in termini di credibilità e coerenza; qualità, queste ultime, che abbiamo ampiamente dimostrato durante la scorsa amministrazione.
Alle amministrative 2022 il senatore Mario Turco (vicepresidente nazionale del movimento, ndr), come noto, si trovò a dover ricostruire dalla base una realtà politica e ad affrontare una campagna elettorale: all’epoca condividemmo con la coalizione che sostenne Rinaldo Melucci un patto per i cittadini, fatto di linee programmatiche di cui chiedemmo il rispetto assoluto.
Nel momento in cui quel patto venne tradito, noi siamo usciti da quella maggioranza e abbiamo rinunciato all’assessorato in nome della coerenza e del rispetto per quanti avevano votato anche in nome di quel patto. Credo che queste azioni non possano essere dimenticate dai tarantini, perchè si rifanno ad azioni concrete e non alle chiacchiere.
Per noi è la normalità, ma negli ultimi tempi rinunciare alla poltrona in nome della credibilità e della coerenza era diventata un’eccezione: ecco perchè affermo senza timore di smentite che il M5S si è già distinto con i fatti agli occhi dei cittadini, laddove la scorsa amministrazione ha dimenticato le esigenze del territorio per concentrarsi sulla distribuzione di “poltrone”.
Questo precedente ha rafforzato la mia candidatura: il mio nome era già previsto al momento delle trattative iniziali con il centrosinistra, sebbene volessimo tenerlo riservato per evitare di “bruciarlo”, come hanno fatto altri. Per noi era prioritario capire se all’interno della coalizione di centrosinistra ci fosse condivisione sui temi: noi partiamo dalle idee, non dai nomi. A quel tavolo, infatti, feci l’esempio del fidanzamento: non puoi metterti insieme a qualcuno e poi magari scoprire che la si pensa diversamente sugli aspetti importanti della vita.
Poi, le modalità con cui è stato fatto il nome di Piero Bitetti non ci sono piaciute e la mancanza di correttezza è stata così evidente che loro stessi ci hanno fatto le scuse. Scuse che abbiamo accettato, per poi proseguire sulla nostra strada”.

Nelle rispettive conferenze stampa (della coalizione di centrosinistra e del M5S) si accennava alla volontà di condividere, seppur tardivamente, i temi portati del proprio programma elettorale. È avvenuto questo confronto o no?
“No e sa perchè? Ho l’impressione che questa condivisione manchi anche all’interno della coalizione stessa, in cui sembra che ognuno vada per conto suo; un insieme di tante anime, insomma, il che politicamente è decisamente scoraggiante.
Ma la cosa più assurda è che ancora non conosciamo il programma del tavolo di centrosinistra; noi abbiamo reso noto il programma elettorale il giorno stesso della conferenza stampa.
Lancio un’ipotesi: non vorrei che la mancata discussione sui temi sia un modo per evitare che emerga le diversità dei punti di vista”.
Alle amministrative 2022 i Cinquestelle non hanno brillato, tuttavia non avete avuto timore di correre in solitaria questa volta. E l’ipotesi di un eventuale ballottaggio dove vi vedrebbe?
“Parlare di ballottaggio, in questo momento, mi sembra decisamente prematuro.
Poi vorrei sfatare una volta per tutte questo luogo comune della paura di correre da soli alle elezioni: noi non siamo soli, noi corriamo accanto ai cittadini di Taranto. E sinceramente, quello che mi spaventerebbe davvero sarebbe essere inclusa o ricevere l’appoggio da forze politiche che non sono state coerenti, da chi passa da destra a sinistra e viceversa, da ex melucciani che si ripropongono in salsa diversa.
Inoltre, abbiamo già annunciato l’avvicinamento di Rifondazione Comunista e settimana prossima parleremo di altre realtà politiche che entreranno a far parte del nostro progetto: nell’aria c’è voglia di cambiamento, ma non quel cambiamento che mette sul manifesto una faccia nuova e poi dietro tutti i veterani e i trasformisti di professione.
Basta anche con l’invito a votare chi ha esperienza politico-amministrativa, che in realtà non è altro che esperienza di poltrone; tuttavia, io confido nell’intelligenza dei cittadini, non credo che i tarantini siano così distratti e poco attenti come qualcuno vuole farci credere, anzi penso che queste amministrative ci porteranno una bella sorpresa”.
Riportare i tarantini al voto: come pensate di riuscirci?
“Attraverso la nostra coerenza: incontro ogni giorno cittadini che mi conoscono, anche grazie al mio trascorso professionale di giornalista, e che mi dicono di essere stanchi della stessa minestra, degli stessi volti, delle persone che nei 7 anni passati hanno letteralmente paralizzato una città. Com’è possibile pensare che i tarantini possano di nuovo ridare fiducia a persone già viste tra i banchi del Consiglio comunale o negli assessorati, alla luce dei risultati da loro ottenuti?
I tarantini hanno solo due opzioni alle urne: Annagrazia Angolano, ovvero il cambiamento reale per questa città, oppure tutto il resto, che equivale a scegliere ancora una volta il passato”.
Mantenere la gestione pubblica degli asili nido e introdurre il reddito di cittadinanza comunale: dove pensate di trovare i fondi, all’interno di un bilancio comunale che non ci sembra in ottima forma?
“La storia ci insegna che la volontà politica riesce a trovare soluzioni, sia a livello nazionale che locale, laddove altri non ne vedevano. Basti pensare alla mancanza di risorse paventata dal Governo su sanità e scuola, compensati dagli 800 miliardi rinvenuti per le armi: tutto sta a capire quali sono le priorità per chi ci amministra, quindi.
Nessuno deve più permettersi di spaventare i cittadini dicendo che non ci sono più risorse per settori primari: seppur difficile, esiste la possibilità concreta di rinvenirle attraverso una razionalizzazione dei fondi. Esistono fondi regionali e governativi, c’è il fondo povertà, misure che l’amministrazione comunale può intraprendere spontaneamente a favore di quelle categorie.
Non escludo, inoltre, una spending review a modo nostro: siamo pronti a tagliare i costi della politica anche a Taranto, a partire dal primo cittadino. Se necessario, sarò io la prima a tagliare la mia indennità, perchè la politica, per come la intendo io, è mettersi a servizio del cittadino. Anche in questo, chi si ripropone a Palazzo di Città, non è più credibile.
La mala gestione che ha caratterizzato la precedente amministrazione si evince anche da questo: sono state investite risorse in modo inopportuno e quando poi la coperta è diventata corta si è ben pensato di tagliare su servizi essenziali come quello degli asili nido.
Amministrare una città è come gestire le casse della propria casa e richiede, pertanto, l’atteggiamento del buon padre (in questo caso della buona madre) di famiglia.
Raccolta differenziata: urge un ripensamento totale?
“I risultati della differenziata nella nostra città sono il simbolo del fallimento dell’amministrazione Melucci: 12 milioni di euro letteralmente bruciati, per poi affermare che non ci sono risorse per gli asili nido! Un epilogo drammatico quello che è sotto gli occhi di tutti, una sporcizia non solo materiale ma anche sociale, che riveste tutta Taranto.
Condivido la necessità di rieducare i cittadini al rispetto per la città ma non ammetto quel dito puntato unicamente sui tarantini: loro devono essere accompagnati nel cambiamento culturale, la differenziata non si concretizza mettendo una pattumella del vetro davanti ai portoni, senza che ci sia un’opera di istruzione prima e di accompagnamento e controllo poi.
Questa è improvvisazione, abbiamo assistito a dilettanti allo sbaraglio che hanno gettato soldi pubblici per ottenere questo scempio.
La differenziata deve essere adeguata a ciascun contesto cittadino: non è possibile pensare alle stesse modalità per la villa in periferia e il palazzo con 15 condomini e l’androne piccolo, bisogna studiarla insieme ai tarantini, coinvolgerli e farli sentire inclusi nel progetto, non destinatari finali di idee di dubbia validità”.
Primo giorno a Palazzo di Città: da cosa comincerebbe?
“Dalle priorità, dalle situazioni emergenziali: dalla città sommersa dai rifiuti, dagli asili nido perchè il nuovo anno educativo è alle porte. Insomma, proprio come una buona madre di famiglia cercherei di dare precedenza in ordine cronologico alle situazioni che richiedono intervento immediato. E procederei, ovviamente, con l’ascolto, quell’elemento così fondamentale per un primo cittadino che pure, negli ultimi tempi, era venuto a mancare: solo dall’ascolto si può avere la giusta idea di come migliorare la qualità di vita per tutti.