Per le imminenti festività pasquali, momento particolarmente intenso soprattutto per la comunità tarantina di fede cattolica, può essere interessante la lettura di un piccolo quanto denso libro pubblicato nelle ultime settimane dall’editore Messaggero di Padova. Si tratta di “Le parole di Gesù in croce”, giunto ad un’ennesima ristampa e stavolta in edizione ampliata rispetto all’originale testo, pubblicato ormai un decennio fa. Ne sono autori Daniele La Pera, insigne biblista che si è recentemente occupato di attualità con il libro “Nei tuoi panni” incentrato sulla deriva estetica del cosiddetto “outfit”, ed Angelico Poppi, studioso del Nuovo Testamento, noto al pubblico dei non specialisti poiché già nel 1981 si era occupato della ricognizione del corpo di Sant’Antonio, unicum dopo quella famosa curata nel 1263 da San Bonaventura.

Gli autori, come si legge sin dall’aggiornata prefazione, hanno concentrato il loro sforzo esegetico e filologico su una delle pagine più controverse della tradizione sorta nei secoli intorno alla biografia del Nazareno: l’episodio della crocifissione, oggetto già nel Settecento di memorabili composizioni musicali di Pergolesi prima e Haydn poi e di Gounod a metà Ottocento. Dopo l’ultima cena il Cristo ebbe coscienza della sua imminente fine terrena nell’Orto degli ulivi (il Getsemani, momento eternato nelle arti visive dal Mantegna nel 1455) cui seguirono l’arresto, l’interrogatorio operato da Erode e da Ponzio Pilato e la lunga agonia iniziata con le frustate e conclusasi sul Golgota. Qui, ormai morente, il Dio che si era fatto carne per stare in mezzo agli uomini proferì le famose ultime sette parole che tuttavia sono state tramandate dagli evangelisti e da numerosi teologi con diverse varianti. “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” è probabilmente, secondo gli autori del libro e numerosi studiosi di fama internazionale, un calco creato posteriormente dall’evangelista Luca, come forse anche la versione che sostituisce quelle sette parole con la frase “In verità, ti dico, oggi tu sarai ricco in Paradiso” sussurrata a Simone il Cireneo, crocefisso alla destra del Nazareno.

Poppi e La Pera indugiano poi circa le perplessità esegetiche sorte intorno ai testi che si rifanno al Vangelo di Giovanni, per il quale Cristo invece disse, rivolgendosi alla madre, “Donna, ecco tuo figlio” o anche “Consummatum est” (tutto è compiuto). Tuttavia nel libro non viene esclusa la versione più popolare dell’intera Via Crucis, culminata nella sibillina frase oggi particolarmente abusata anche nelle conversazioni banali del marketing e nelle ironie da social network: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato”, attribuita al Vangelo di Marco e anche al Vangelo di Matteo.

La lettura di questo breve libro, solo in apparenza destinato ad un lettore dotto ed in realtà di facile fruizione, appare inoltre particolarmente cogente per il nostro territorio anche alla luce delle recentissime notizie che danno per certa la produzione del sequel della “Passione di Cristo” di Mel Gibson: le riprese dovrebbero cominciare già a fine estate 2025 tra Matera, Altamura, Ginosa e Laterza, riprendendo la narrazione filmica esattamente dal punto in cui il magniloquente lavoro di Gibson si era interrotto nel 2004 quando- tra feroci critiche circa il suo stile eccessivamente cruento- la pellicola registrò incassi considerevoli, pari ad oltre seicento milioni di dollari.

 

“Le parole di Gesù in croce. Nuova versione interamente riveduta e aggiornata”

di Daniele La Pera, Angelico Poppi

Edizioni Messaggero Padova- 2025

pagine 216- Euro 17,50

*Recensione a cura di Alessandro Epifani

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