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“Ricordo ancora quando i Riti venivano svolti interamente a Taranto Vecchia: è stata una grande emozione poterli riabbracciare, seppur in maniera limitata, a causa delle strade strette. E poi vedere la città brulicante di persone, cittadini e turisti, tarantini fuori sede accorsi appositamente per assistere alle nostre tradizioni più genuine e storiche è davvero commovente”.

Nelle parole di questo tarantino di 65 anni è sintetizzata una caratteristica fondamentale e irripetibile dei Riti della Settimana Santa in terra ionica: in quei 3 giorni Borgo e Città vecchia vivono quasi avvolti in una bolla magica e tutto sembra andare come dovrebbe.

Chi visiti Taranto durante “i giorni del perdono” resterebbe davvero ammaliato: tantissimi cittadini, di ogni fascia d’età, ma soprattutto i tanto “famigerati” giovani di cui si denuncia il calo demografico; turisti che affollano bar e ristoranti, intenti a degustare le nostre specialità culinarie; siti archeologici aperti, negozi pieni, operatori ecologici al lavoro per ripulire le strade in tempo reale, controlli costanti da parte delle forze dell’ordine.

Questa edizione 2025 della Settimana Santa ci ha restituito l’immagine di una città che potrebbe davvero funzionare, se non fosse limitata nel tempo (al triduo dei Riti) e nello spazio (alle zone interessate dallo svolgimento delle processioni).

Tante le novità che hanno caratterizzato quest’annata, quasi tutte apprezzate all’unanimità: dalle numerose visite programmate all’Amerigo Vespucci al ritorno della processione dei Misteri a Taranto vecchia, dall’altare della Reposizione allestito nella Cappella dell’Ospedale Militare (vero scrigno di tesori nascosti della storia della città) e sulla stessa nave scuola della Marina Militare, fino alle visite di alcuni ministri, accorsi nel capoluogo ionico anche in vista dei Giochi del Mediterraneo.

Un percorso tra storia e spiritualità, iniziato con le tradizionali “gare” delle confraternite di San Domenico e del Carmine per aggiudicarsi statue e simboli delle rispettive processioni, proseguito con il pellegrinaggio delle “poste dei perdoni” tra i “sepolcri” (termine comunemente usati dai tarantini per indicare gli altari della Reposizione) e che trova il suo culmine più ricco di emozioni nelle processioni dell’Addolorata (nella notte tra giovedì e venerdì santo) e dei Misteri (tra il pomeriggio del venerdì e la mattina del sabato santo).

Taranto si riappropria della sua identità, fatta di mare e tradizioni che attraversano i secoli, di istituzioni e storia, di arte e vocazione turistica, liberandosi anche se solo per qualche giorno, dell’etichetta di “città nota solo per le sue criticità”, come l’ha definita il ministro Lollobrigida recentemente.

Certo, non sono mancate polemiche e difficoltà: le prime, dovute essenzialmente all’ordinanza della commissaria prefettizia Giuliana Perrotta, che vietava di sostare sui balconi di Taranto vecchia al passaggio della processione, fanno riflettere sulla tanto decantata “riqualificazione” dell’isola, fatta di controlli strutturali mancati e di tanti immobili ancora pericolanti. Le seconde, frutto di quella mancata rieducazione culturale di cui si parla spesso: basti pensare ai casi di ubriachezza raccontati dagli operatori del 118, alle bottiglie di birra consumate e lasciate per strada insieme alle cartacce, persino ad un’aggressione tra ragazzi.

Eppure, nonostante tutto, vedere tanti giovani e giovanissimi che hanno trascorso l’intera nottata girando per le strade della propria città, quasi rivendicando il diritto a godere appieno dei luoghi urbani, famiglie con bambini piccoli assiepate dietro le transenne sin dall’alba ed intente a tramandare l’importanza dei Riti per i tarantini, leggere sui social i messaggi ricchi di calore di tutti coloro che, per motivi di studio o lavoro, non hanno potuto raggiungere la città per le vacanze pasquali ma si uniscono nell’abbraccio anche a distanza, fa sempre un certo effetto.

Restituisce l’idea di un progetto che può funzionare, a patto che non sia delegato alla responsabilità di un singolo o di pochi: un’idea che può concretizzarsi solo attraverso uno sforzo collettivo, in cui ciascuno faccia la sua parte, senza delegittimare il proprio senso civico e demandare ad altri l’impegno individuale.

“Governo ed Enti locali hanno destinato a questa città ingenti finanziamenti – ha commentato la Perrotta – ma perché Taranto cambi davvero volto è necessaria anche la partecipazione di tutto il territorio. Bisogna avviare questo processo di condivisione, per mettere a frutto le enormi potenzialità del capoluogo ionico. Bene l’unità mostrata in questi giorni, ma non resti un progetto di breve scadenza”.

E nelle lacrime dei confratelli che rientrano nella chiesa del Carmine, nell’emozione che si diffonde tra i cittadini, in quell’applauso finale, liberatorio, che segue il rientro della processione dei Misteri e segna la fine dei Riti della Settimana Santa tarantina, c’è il vissuto di ognuno di noi, con le sue fragilità quotidiane, ma anche il desiderio mai sopito di una Taranto che alzi finalmente la testa a torni a dare il meglio di sé, tutto l’anno.

*credit foto Paolo Occhinegro

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