“La condizione dei lavoratori ex Isolaverde, già nota per la estrema precarietà da diversi anni, si è ulteriormente aggravata”, scrive in una nota la Confederazione Cobas. Presto saranno comunicate tutte le iniziative sindacali e di lotta che hanno come obiettivo quello di accendere i riflettori sulla vertenza.
Prosegue la nota: «Ripercorriamo brevemente la storia. Nel 2005 i lavoratori uscivano già da anni di precarietà in quanto lavoratori socialmente utili, e venivano finalmente stabilizzati nella Società Partecipata della Provincia di Taranto denominata Taranto Isolaverde. Ma la loro odissea non era finita: nel 2016 Taranto Isolaverde fallisce, caso più unico che raro in Italia per le Società Partecipate. La loro storia prosegue in un saliscendi impressionante. Infatti questi lavoratori rientrano al lavoro in 3 progetti – tutti durati 24 mesi, in part-time ed a tempo determinato con risorse governative – non continuativi, bensì alternati da periodi di Naspi e addirittura da brevi periodi senza nessun ammortizzatore sociale e dunque senza risorse per vivere.”
“Dopo il fallimento di Taranto Isolaverde rientrano al lavoro in un progetto pilota, messo in campo dalla dott.ssa Corbelli detto delle Bonifiche Leggere, ed a seguire nel progetto “Verde Amico” e poi nel progetto Green passage, tutti progetti riuscitissimi tanto da meritare gli elogi governativi e nonostante ciò non hanno mai avuto dopo i 24 mesi una prosecuzione: già questa è pura follia, dato che questi progetti hanno validamente contribuito ad alleviare la devastazione ambientale di questo territorio. Data la validità della riuscita di citati progetti per merito di questi lavoratori, per gli stessi si sono aperte le porte per ritornare in servizio grazie ai fondi europei del JTF che ha investito circa 800 milioni per Taranto destinati a vari progetti di ambientalizzazione, fra cui un progetto denominato Green Belt nel quale appunto rientreranno questi lavoratori”.
E ancora: “Intanto il progetto Green passage termina un anno fa e da allora i lavoratori sono in Naspi, che termina questo mese di aprile. La notizia ferale è arrivata in un incontro con la Task Force Regionale per l’impiego nel quale, a causa di lungaggini e ritardi burocratici, il ritorno al lavoro è previsto, se va bene per fine 2025, e nel frattempo per questi lavoratori non esiste allo stato la possibilità di ulteriori sostegni al reddito: questi lavoratori, che sono oltre 80, e le loro famiglie sono destinati alla morte civile e sociale, dato che non avranno un centesimo per vivere per mesi e mesi”.