Nei prossimi giorni il Vaticano sarà impegnato in uno dei momenti storicamente più intensi per la cristianità: il Conclave, riunione a seguito della quale verrà eletto il nuovo Pontefice.
Si tratterà di un consesso singolare per l’elevato numero di cardinali che saranno chiamati a questo delicato compito, che nella storia ha avuto in passato spesso esiti imprevisti e addirittura lunghissime discussioni, come quello che portò all’elezione di Papa Gregorio X nel 1272 dopo ben 33 mesi e addirittura la pressione dei fedeli sui porporati affinchè giungessero ad un accordo, arrivando letteralmente a segregarli per giorni e a limitarne il vitto a loro destinato affinchè accelerassero la procedura: conclave deriva, infatti da “cum”+ “clavis” e vuol dire appunto “camera sotto chiave”, a indicare sin dal Duecento questa eccezionale riunione di porporati.
In questo periodo così delicato sia per la cristianità sia per gli inediti equilibri geopolitici generatisi dopo l’elezione di Trump alla Casa Bianca, risulta particolarmente utile leggere il libro intitolato “Spera”, pubblicato a gennaio di quest’anno per i tipi di Mondadori. Si tratta di un ponderoso volume curato da Carlo Musso, già dirigente per Piemme e Sperling & Kupfer, i cui stralci introduttivi erano stati anticipati a fine 2024 dai quotidiani Avvenire, Messaggero e La Stampa.
Il testo è frutto di oltre sei anni di lavoro, durante i quali il curatore ha intervistato e a lungo studiato la figura di Papa Bergoglio, personaggio storico di raro spessore, la cui importanza probabilmente verrà compresa più adesso che durante l’esercizio del suo pontificato. Bergoglio, infatti nei dodici anni in cui è stato vescovo di Roma, e quindi a capo della comunità cristiana tutta, ha saputo con notevole capacità di sintesi alternare il ruolo prettamente dottrinario con quello di testimone concreto dell’evangelizzazione: da un lato egli ha con costanza perseguito l’obiettivo di rivoluzionare dall’interno la Chiesa di Roma (si pensi alla messa in congedo di alcuni influenti cardinali come Becciu, implicato in opache operazioni della Banca vaticana e per questo condannato nel 2023 a cinque anni e sei mesi), dall’altro ha posto in essere una serie di azioni miranti a dare un senso tangibile a quella scelta programmatica già chiara il giorno della sua elezione, il 13 marzo 2013, quando Bergoglio- pare su suggerimento di un cardinale amico- scelse, per la prima volta dopo otto secoli, di chiamarsi Francesco, ispirandosi al Santo di Assisi che fece della povertà e della clemenza il perno della sua attività.
Nel libro, che non è un’autobiografia ma gli somiglia molto, leggiamo quindi degli esordi presso i Gesuiti dove, nato povero, il futuro Pontefice sperimentò il distacco di quella che avrebbe poi definito la “mentalità dei principi”, cioè dei privilegiati, leggiamo inoltre dei suoi studi in Cile culminati nella laurea in Filosofia prima e in Teologia poi, sino all’azione evangelica nella natìa Argentina (pur non priva di episodi ancora incerti) e alla nomina del 1992 a vescovo da parte di Papa Wojtyla.
Al Papa polacco Bergoglio si sarebbe ispirato nell’esercizio continuo di viaggi in tutto il mondo e, se Wojtyla ne aveva compiuti 104 stabilendo un record storico, egli ne avrebbe compiuti comunque ben 47 in 66 paesi diversi e soprattutto caratterizzati da unicità e aderenza all’attualità storica, come quello presso il Patriarca ortodosso, quello compiuto nel 2013 in una favela brasiliana o la visita al Parlamento europeo di Strasburgo dell’anno successivo o la visita storica (terzo Papa ad averla compiuta) a Cuba o, ancora le più recenti missioni del marzo 2021 in Iraq, dove mai nessun pontefice era stato accolto, e il lunghissimo viaggio dello scorso anno nei più remoti anfratti dell’Oceania.
Non meno rimarchevole è l’aderenza di questo autentico “pontiere” ai nuovi linguaggi della comunicazione contemporanea e analogica e digitale, essendo stato Bergoglio non solo il primo Papa ad avere avuto un profilo Twitter, ma anche un singolare esempio di capacità comunicativa a tutti i livelli e con desueta trasversalità, a cominciare dalle interviste concesse dapprima a Scalfari nel 2013 per Repubblica, poi a Fontana per il Corriere della Sera nel 2022 e addirittura a Fazio di recente su La7, dopo la sorprendente telefonata che il Santo Padre fece il 10 aprile 2020 esattamente alle ore 15:00 (orario della morte di Gesù in croce) durante la diretta televisiva per il Venerdì Santo nel programma Rai intitolato “A sua immagine”.
Con questo libro ben documentato e dal tono assai godibile per il lettore, sia i credenti che i più strenui oppositori della Chiesa possono, in definitiva, entrare in contatto con un personaggio storico di assoluta grandezza, capace di attraversare questi anni tumultuosi con minore acume dottrinale del predecessore Ratzinger (che gli era stato preferito per pochi voti nel precedente Conclave) ma dotato di una rarissima coerenza nel tentare, pur tra non pochi oppositori, di riportare la Curia verso i problemi reali degli uomini: resta in tal senso emblematica l’immagine forse più nota di quest’ultimo decennio, quella in cui durante la pandemia Covid Papa Francesco celebrò la messa in una San Pietro desolata e vuota, per la Pasqua del 2020.
“Spera. L’autobiografia”
A cura di Carlo Musso
Mondadori Editore- 2025
pp. 200- Euro 22,00
*recensione a cura di Alessandro Epifani