Al termine dell’udienza del 22 maggio, relativa all’azione inibitoria contro l’ex Ilva presentata da dieci aderenti all’associazione Genitori tarantini e un bambino di 11 anni affetto da una rara mutazione genetica, il presidente della sezione specializzata in materia di imprese del Tribunale di Milano, Angelo Mambriani si è riservato di decidere.
L’eventuale decisione potrebbe essere o definitiva o interlocutoria eventualmente ammettendo mezzi istruttori. Le controparti hanno chiesto un nuovo rinvio, in attesa del decreto del ministero dell’Ambiente per la concessione della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale per l’impianto siderurgico di Taranto. Richiesta a cui si sono opposti i ricorrenti attraverso i loro legali, sostenendo la tesi che non si possa assoggettare il procedimento alle esigenze di una parte.
Pertanto è stato richiesto che si debba decidere anche e soprattutto in relazione al fatto che attualmente l’impianto opera senza AIA motivo per il quale per gli stessi gli impianti andrebbero fermati, con i legali della società che hanno ribadito come dall’agosto 2023 l’azienda operi in regime di prorogatio.
I ricorrenti, lo ricordiamo, hanno chiesto la “cessazione delle attività dell’area a caldo” dell’acciaieria, la “chiusura delle cokerie, l’interruzione dell’attività dell’area a caldo fino all’attuazione delle prescrizioni” dell’Aia e la “predisposizione di un piano industriale che preveda l’abbattimento delle emissioni di gas serra di almeno il 50%”.
Il procedimento era ripreso lo scorso ottobre dopo che la Corte di giustizia europea, esprimendosi sui quesiti sollevati dal Tribunale di Milano, il 25 giugno dello scorso anno aveva stabilito che in presenza di “pericoli gravi per l’ambiente e la salute umana” l’attività dell’ex Ilva “deve essere sospesa”.
Il presidente della sezione specializzata in materia di imprese del Tribunale di Milano, Angelo Mambriani, nell’udienza dello scorso 6 febbraio (dopo aver calendarizzato la prossima udienza al 22 maggio) aveva inoltre dichiarato l’improcedibilità della class action risarcitoria, che era stata presentata da 136 cittadini, compresi i promotori dell’azione inibitoria, perché dichiarata nei confronti di una società insolvente e quindi eventualmente impossibilitata a risarcire i ricorrenti a fronte di una condanna.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/06/25/sullex-ilva-valutare-impatto-sanitario/)