Volti tesi, sguardi fissi sul maxischermo, e un silenzio sempre più pesante. Al comitato di Francesco Tacente, nel cuore di Taranto, la delusione è arrivata presto, ben prima dei dati ufficiali. I rappresentanti di lista trasmettevano i risultati in tempo reale, e le proiezioni restituivano un trend chiaro. Sezione dopo sezione, Bitetti aumentava il vantaggio, e solo in poche sacche della città Tacente riusciva a prevalere. Ma erano fiammate isolate, prive di continuità. I telefoni squillavano, i dati arrivavano con una cadenza regolare ma implacabile. A ogni nuova proiezione, il brusio si abbassava, poi riprendeva, ma sempre più stanco.
C’era chi arrivava con i bambini in braccio, chi portava qualcosa da bere, chi semplicemente passava per un saluto veloce. Abbracci, pacche sulle spalle, battute sussurrate per rompere l’imbarazzo. La delusione era palpabile, ma non rabbiosa. Solo la consapevolezza che qualcosa, nel progetto, non aveva funzionato fino in fondo.
La scelta dell’apparentamento con il centrodestra – siglata a ridosso del ballottaggio – non ha prodotto l’effetto sperato. Una parte dell’elettorato moderato ha probabilmente disertato, un’altra ha guardato altrove, mentre l’elettorato più a sinistra ha vissuto quell’alleanza come una forzatura, se non un tradimento. “Non è stata una somma, ma una sottrazione”, ha commentato con amarezza un candidato di lista, scuotendo il capo. La politica, ancora una volta, aveva mostrato quanto sia difficile trasformare una coalizione numerica in una comunità politica.
Durante la campagna elettorale Tacente non ha nascosto il disagio per certe uscite scomposte arrivate dal perimetro più esterno della coalizione. Quando, a pochi giorni dal primo turno, è emerso l’appello del generale Vannacci, che aveva invitato a votare per uno dei candidati della coalizione evocando il mito della Decima Mas, Tacente ha preso subito le distanze dichiarandosi antifascista. Poi l’alleanza con il centrodestra unito e l’allargamento spinto della coalizione che ha finito col perdere la connotazione civica.
Eppure il candidato sindaco ha tentato di far valere la sua storia di cattolico moderato. Ha ritirato anche tutte le schede del referendum, ignorando le indicazioni della premier Meloni e dell’intero fronte del centrodestra. Un gesto forse poco utile elettoralmente, ma coerente con la sua identità politica.
Quando Tacente, un volto nuovo in mezzo a tanti veterani, ha fatto il suo ingresso nel comitato, è stato accolto con un lungo applauso. Checco, come lo chiamano in molti, ha parlato da sconfitto che guarda già avanti. Ha ringraziato tutti, uno per uno, ha rivendicato l’orgoglio di una campagna “pulita” e ha promesso un’opposizione “responsabile, costruttiva, vigile”. Non ha pronunciato parole di rancore, né lasciato spazio a polemiche postume. La notte elettorale del comitato di Tacente si è chiusa così: tra la delusione palpabile e una punta di orgoglio per averci provato.

Avete iniziato la campagna elettorale troppo tardi poveri allocchi ,gli unici votanti sicuri sono quelli dei sinistri malefici ,non ne usciamo più da questo isolamento e da questa monnezza sotto casa ,oltre la sporcizia perenne,vergogna Taranto sei l’emblema dello schifo ,il riferimento verso il basso ,adesso preparatevi per le regionali piuttosto m