Legambiente Taranto e PeaceLink hanno presentato un ricorso alla Commissione Europea per violazione della parità di trattamento nel procedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) relativo allo stabilimento ex ILVA di Taranto, sottoscritto dalle due associazioni.

Questa mattina la conferenza stampa durante la quale i presidenti delle due associazioni, Lunetta Franco e Alessandro Marescotti, hanno spiegato le motivazioni dell’atto:

“Il procedimento di riesame dell’A.I.A. – si legge all’interno del testo del ricorso – prevede che l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) fornisca un parere sulla Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) prodotta dall’azienda. Nella documentazione consultabile dal pubblico interessato sul sito del Ministero risulta presente solo il parere fornito da ISS in data 30 luglio 2024 relativo alla VIS prodotta dall’azienda nel giugno del 2024, relativa ad una produzione annua di 6 milioni di tonnellate di acciaio. Successivamente, in data 29/10/2024, l’azienda ha depositato una revisione della VIS, aggiornata con integrazioni richieste dall’ISS, ma i pareri dell’ISS ad essa relativi non risultano presenti nella documentazione consultabile.

“Inoltre – si legge ancora – in base a quanto riportato dagli organi di informazione, il Parere Istruttorio Conclusivo (PIC) del 2 aprile 2025 redatto dal gruppo istruttore del Ministero dell’Ambiente – anch’esso non presente nella documentazione consultabile dal pubblico interessato – è stata oggetto in data 17 aprile 2025 di una conferenza dei servizi di cui non si è avuta alcuna preventiva informazione e, in seguito, di due tranches di osservazioni da parte dell’azienda, volte a richiedere modifiche sostanziali alle prescrizioni contenute nel medesimo documento, ritenendole troppo onerose. Anche tali osservazioni dell’azienda non risultano presenti nella documentazione consultabile dal pubblico interessato. Sarebbe quindi stato predisposto un nuovo PIC che dovrebbe essere posto a base di una ulteriore conferenza dei servizi decisoria. Ad oggi lo stesso non risulta consultabile né risulta nota la data della conferenza dei servizi.

Le associazioni ambientaliste regolarmente costituitesi nel procedimento in qualità di soggetti interessati – ai sensi dell’art. 29-quater del D.Lgs. 152/2006 – non hanno quindi avuto accesso ad importanti documentazioni e notizia.
Alle stesse, inoltre, non è stato permesso di presentare osservazioni al di fuori della fase iniziale del procedimento, né – tantomeno – è stata data la possibilità di contro-dedurre rispetto alle osservazioni presentate dall’azienda sul PIC”.

“Tale prassi – si legge ancora – a nostro avviso, risulta in violazione di:
• Articolo 24 della Direttiva 2010/75/UE, che impone agli Stati membri di garantire una partecipazione effettiva del pubblico interessato, in modo equo e trasparente, anche nella fase successiva alla consultazione preliminare.
• Convenzione di Aarhus, in particolare gli articoli 6 e 9, che riconoscono il diritto di accesso all’informazione ambientale e alla partecipazione alle decisioni che la riguardano.
• Principio di non discriminazione procedurale, implicito nelle normative europee e nei diritti fondamentali riconosciuti dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (art. 41 – diritto ad una buona amministrazione).

La disparità di trattamento tra gestore e pubblico interessato ha inciso sull’effettiva trasparenza del processo autorizzativo, favorendo l’interesse industriale a scapito della tutela ambientale e sanitaria. Ciò appare ancora più grave considerata la portata delle emissioni dell’impianto in questione, situato in una zona ad alto rischio ambientale e sanitario su cui sono in corso indagini della magistratura”.

“Alla luce di quanto sopra – concludono – chiediamo alla Commissione Europea di intraprendere tre azioni:
• Aprire una procedura d’indagine (EU Pilot) nei confronti delle autorità italiane competenti, per verificare la conformità del procedimento AIA con la normativa europea.
• Valutare l’eventuale apertura di una procedura d’infrazione per violazione della Direttiva 2010/75/UE e della Convenzione di Aarhus.
• Invitare le autorità italiane ad adeguare le proprie prassi garantendo parità di accesso ai documenti, diritto di replica e una effettiva partecipazione di tutti i soggetti interessati, come previsto dal diritto UE”.

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