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Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria (AdI) vuole modificare la cigs per i dipendenti dell’ex Ilva ampliandola a 4.050 (di cui 3.500 a Taranto) rispetto alle 3.062 unità ad oggi autorizzate. L’istanza con la richiesta è stata mandata al ministero del Lavoro e delle Imprese e Made in Italy e alle sigle sindacali. Il precedente programma di cassa integrazione guadagni straordinaria era stato autorizzato appena lo scorso mesi di marzo per 12 mesi.

“Sopravvenute e non prevedibili esigenze impiantistiche determinano – si legge nell’istanza – la necessità di incrementare il numero complessivo di lavoratori dei siti oggetto dell’istanza potenzialmente interessati dalle contestuali sospensioni in Cigs” si legge nell’istanza della società. Che giunge proprio nel giorno in cui le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici hanno svolto un nuovo incontro a Roma presso il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali alla presenza del ministro Calderone: una riunione preliminare, in vista dell’esame congiunto sulla CIGS per la rideterminazione dei numeri chiesti dall’azienda.

“Questa sede è stata per noi l’occasione per dire la nostra contrarietà all’incremento dei numeri di cassa integrazione, al tema degli esuberi, e di ribadire anche il fatto che questi lavoratori sono i lavoratori che hanno salvato gli impianti, per cui gli deve essere costruita una prospettiva. E’ ora di iniziare ad avere strumenti per gestire la complessità di questa situazione, perché la cassa integrazione non basta, non è sufficiente”. Così Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, dopo l’incontro al ministero. “Da un lato, chiediamo di riprendere con le attività siderurgiche nelle migliori condizioni ambientali e di sicurezza e dall’altra parte di non vivere questa continua condizione di cassa integrazione, che mette in difficoltà le persone nel vivere quotidiano”, ha continuato Scarpa, sottolineando che “a questo incontro noi abbiamo detto chiaramente che rispetto all’attuale cassa integrazione vanno introdotti degli strumenti che liberino le persone rispetto alla condizione che stanno vivendo di assoluta difficoltà all’interno dell’azienda e ricordando che ci sono 9 stabilimenti’ dell’ex Ilva, non solo Taranto che è il più grande”.

“L’incontro di oggi al ministero del Lavoro sull’ex Ilva è stato interlocutorio, per capire le condizioni all’interno delle quali muoverci sia per discutere degli ammortizzatori sociali ma di qualunque altro strumento che potrà servire ad accompagnare la partita dell’Ilva” ha invece dichiarato il segretario nazionale della Fim-Cisl, Valerio D’Alò. “Apprezziamo l’intento della ministra Marina Elvira Calderone di voler convocare questo tavolo così come aveva annunciato a Palazzo Chigi in tempi stretti e abbiamo approfittato per ricordare all’azienda che, per noi, sarà importante che, come in ogni altra procedura, sia garantito sostegno al reddito ai lavoratori, formazione, rotazione, mette dentro tutto e che l’utilizzo della stessa sia consono alle necessità impiantistiche”, ha aggiunto D’Alò, concludendo che “aspetteremo i prossimi step, augurandoci che quello che si sta facendo porti nella direzione di realizzare quanto annunciato nell’incontro a Palazzo Chigi in merito a tutti gli elementi necessari alla conclusione positiva di una trattativa. Ci riferiamo all’AIA e all’accordo di programma che sarà necessario realizzare con Regione e Comune sulle necessità del nuovo ciclo produttivo dell’ex Ilva e tutto ciò che serve per garantire il rilancio di tutti i siti del gruppo e far rientrare al lavoro i lavoratori e le lavoratrici”.

“L’incontro è stato utile soltanto per consentirci di ribadire ai rappresentanti del ministero la necessità di una legge speciale per la gestione dell’occupazione, prepensionamenti e strumenti di risarcimento per tutti i lavoratori diretti, dell’appalto e in Ilva AS. Abbiamo motivato queste richieste immaginando un’Ilva del futuro decarbonizzata con la produzione a forni elettrici e che inevitabilmente prevederà diversi livelli occupazionali e con diverse competenze. A tal proposito la formazione dovrà essere rafforzata ed estesa se si vuole dare credibilità ad una nuova prospettiva industriale compatibile con l’ambiente” ha invece affermato Guglielmo Gambardella, Segretario nazionale Uilm. “Ma occorre recuperare il tempo perduto ed avviare da subito la progettazione e la conseguente costruzione di forni elettrici e gli impianti per la produzione di preridotto, altrimenti gli annunci del governo e delle istituzioni e della politica tutta non saranno credibili. I rappresentanti del Ministero del Lavoro hanno confermato le valutazioni in corso su un nuovo piano di incentivazione e le nuove iniziative formative che potrebbero essere messe in campo dalla Regione Puglia”.

“Abbiamo, come USB, posto l’ accento sulla necessità di misure preliminari rispetto all’avvio della CIGS, e altre contestuali allo sviluppo del complesso negoziato in corso, circa l’Autorizzazione Integrata Ambientale e l’eventuale successivo Accordo di programma, che il Governo ha tanto a cuore. La nostra organizzazione, nel corso del vertice, ha evidenziato che si tratta di numeri massicci di cassa integrazione, peraltro in un contesto difficile già caratterizzato dal ricorrente ricorso agli ammortizzatori sociali,  e che dunque questo non può essere l’unico e solo strumento da mettere in campo. Bensì, andrebbero studiate soluzioni strutturali ad hoc, indispensabili per fronteggiare una situazione straordinaria e definirla una volta per tutte” hanno infine evidenziato Vincenzo Mercurio Coordinatore provinciale Usb Taranto e Pietro Pallini Federazione Usb Taranto.

“Da qui, l’USB ha ancora una volta dovuto sottolineare che il ricorso futuro alla CIGS deve mettere al sicuro i lavoratori, in continuità con quanto è stato sottoscritto in sede ministeriale lo scorso 4 marzo. Inoltre, con riferimento alle nostre proposte, contenute in un documento di 29 pagine, abbiamo appreso che viene interpretata come fonte di ulteriori elementi utili alla base di provvedimenti legislativi e non solo, in favore dell’ambiente e dei lavoratori, per guidare il processo di decarbonizzazione e l’avvio del futuro piano industriale – affermano i due esponenti del sindacato di base -. Abbiamo inoltre appreso, per voce del Capo di Gabinetto Sabatini, che è in corso l’analisi da parte del Governo di tutte una serie di misure in vista del prossimo decreto legge. L’USB attende che vengano ricercate, oltreché le risorse necessarie a governare la transizione, i conseguenti e sacrosanti provvedimenti in favore dei lavoratori”.

(leggi tutti gli articoli sull’Ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

One Response

  1. La vicenda dell’ex Ilva ricorda sempre più quella dell’Alitalia: quanto danaro pubblico dovrà essere ancora sperperato prima che qualche governo prenda atto che è un carrozzone ingestibile e che va chiusa? Almeno la compagnia di bandiera non inquinava, questa invece produce soltanto diossina e morti…

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