Accoglienza tiepida per gli artisti che si sono esibiti sulla Rotonda del Lungomare per la prima delle due serate del cartellone principale del Medimex 2025.
L’attesa cantautrice americana St.Vincent, recente vincitrice di tre Grammy, al suo esordio in un festival in Italia, ha dovuto carburare un po’ prima di catturare l’attenzione con la sua voce e la sua presenza scenica dei circa quattromila presenti.
All’inizio la bella cantante texana (è nata Tulsa 42 anni fa ma dimostra molto meno di età) è parsa meno grintosa sul palco di come ci si attendeva.
Il primo sussulto si è avuto al quarto dei tredici brani in scaletta, ossia con “Broken Man” il singolo del recente album “All Born Screaming”, che parte morbido e sinuoso e poi arriva come una improvvisa scarica di adrenalina, con toni quasi industrial.
St Vincent sul palco suona anche la chitarra, ne cambia una quasi ogni canzone. Il suo stile musicale viene spesso inquadrato dalla critica come un misto di art pop e indie rock.
Quattro sono i musicisti che l’accompagnano: la bassista Charlotte Kemp Muhl, il chitarrista Jason Falkner, la tastierista Rachel Eckroth, il batterista Mark Guiliana (l’ultimo in studio di Bowie che regalerà uno splendido assolo in uno dei brani più riusciti di questo live “Cheerleader”).
St Vincent è ammiccante, sensuale e in certi momenti quando suona la chitarra sembra farci l’amore ma a tratti è parsa un po’ timida, rispetto a certi video dal vivo che girano su YouTube, ma la seduzione magnetica c’è tutta e la utilizza anche con il pubblico di Taranto scendendo un paio di volte dal palco per stargli a stretto contatto.
Il meglio lo dà nella seconda metà del concerto. Tra le canzoni che catturano maggiormente l’attenzione dell’orecchio musicale la già citata “Cheerleader” e “Marrow”, quest’ultima sostenuta da un bel basso pulsante. Poi arrivano due tracce da uno dei suoi album migliori, “Masseduction” del 2017, l’intimistica “New York” e l’elettronica “Sugarboy” che ha un intro di synth alla Moroder. Il concerto si chiude con la spensierata “All Born Screaming” che ha un riff di chitarra alla Andy Summers dei Police.
“I want to come back here, beautiful city”, dice St.Vincent in inglese seguito da un “Grazie mille”.
A far saltellare il pubblico della Rotonda del Lungomare ci hanno pensato poi i Primal Scream di Bobbie Gillespie, vestito quasi come un ballerino anni ’70 (Tony Manero style quasi), look che anticipa quelle che saranno le sonorità delle canzoni presenti in scaletta.
Quella scozzese è una band che conosce bene il mestiere di stare su un palco. D’altro canto è stata fondata nell’ormai lontano 1982 dallo stesso Gillespie, ex batterista dei Jesus & Mary Chains, visti nell’edizione 20024 del Medimex e dall’altro membro originario superstite, il chitarrista Andrew Innes. Non a caso nel 2013 è stata headliner a Glastonbury, uno dei festival europei più noti al mondo.
Sul palco cattura l’attenzione la presenza di due coriste molto soul che ricordano quelle dei concerti di Zucchero nei primi anni ‘90, una bassista donna, che va di moda dopo l’exploit con i Maneskin di Victoria, ed un sassofonista che assomiglia tantissimo nel look a Steve Norman degli Spandau Ballet (per gli amanti della musica anni ’80).
Delle 14 canzoni in scaletta ben 6 sono prese dall’ultimo lavoro del 2024 “Come Ahead”, che segna il ritorno in studio della band scozzese dopo 8 anni. Un lavoro che ha ricevuto molte buone critiche dalla stampa musicale internazionale.
In “Love Insurrection”, la seconda canzone eseguita, caratterizzata da un ritornello accattivante e carica di groove, a sorpresa sul palco accanto al frontman Gillespie, è comparsa la cantante tarantina Anna Caragnano, presente nell’album “Come Ahead”, che ha declamato dei versi.
Sempre dall’ultimo album sono state suonate la fresca “Ready To Go Home”, e la malinconica “Deep Dark Waters”. Atmosfere disco music e ritmi funky hanno caratterizzato “Innocent Money” che dal vivo coinvolge parecchio.
La band è in forma, Gillespie interagisce molto con il pubblico e le sue movenze a tratti ricordano un pò Brain Ferry, un pò Mick Jagger, a seconda del groove.
Non mancano nella scaletta i pezzi più riusciti della loro carriera, quelli datati inizi anni ’90, da “Country Girl” a “Loaded” e “Movin On Up”, che fanno comprendere meglio come i Primal Scream siano stati coloro che hanno portato la musica da discoteca all’interno di un contesto rock.
Oggi tocca agli attesi Massive Attack. Qui non si danza ma si viaggia con la mente, si riflette sulle storture di un mondo incattivito dalle guerre, avvolti da un tappeto sonoro oscuro.



